Un mese fa si è celebrato  il primo anno di Joe Biden come 46mo presidente degli Stati Uniti. Vi offriamo un interessante articolo di Strategic Culture che riepiloga quanto accaduto in questi mesi, anche alla luce degli eventi in Ucraina.

In questo breve periodo, è piuttosto impressionante vedere come i rapporti diplomatici si siano rapidamente deteriorati tra gli Stati Uniti e la Russia da un lato e la Cina dall’altro. In questo momento, l’Europa è al centro di una guerra che sta per scoppiare tra un regime sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, e la Russia. La situazione volatile ha il potenziale per trascinare gli Stati Uniti e le altre potenze della NATO in una guerra per delega con la Russia, se non addirittura in un conflitto militare internazionale che potrebbe intensificarsi a tal punto da portare ad una guerra nucleare.

Le relazioni ermetiche di Washington con Pechino sono state eclissate dalla recente crescente tensione con la Russia. Ma non sbagliamoci: anche le stesse tensioni tra USA e Cina sono cresciute, con rischio effettivo di guerra.

Gran parte della tensione è salita a causa  dalle provocazioni dell’amministrazione Biden verso la Cina riguardo a Taiwan. Sotto Biden, le vendite di armi U.S. a Taiwan hanno generato manovre in larga scala delle forze militari americane vicino al territorio cinese – in nome di una presunta “libertà di navigazione”.

Riavvolgiamo il nastro all’inaugurazione di Biden in quel freddo giorno soleggiato del 20 gennaio 2021, e ripartiamo da lì.

C’era la solita rumorosa assemblea di personaggi famosi che spesso accompagna l’inaugurazione di un nuovo presidente democratico. L’abbiamo visto quando Bill Clinton e Barack Obama sono entrati alla Casa Bianca. Con il mandato di Biden, c’erano aspettative di un presidente più professionale, un presidente più multilaterale, un presidente più abile della politica estera, e, osiamo dirlo, un presidente più raffinato e rispettoso della legge. Come al solito, c’era la rosea retorica su come Biden avrebbe recuperato l’immagine internazionale dell’America che era stata offuscata da suo predecessore, Donald Trump.

Biden ha dichiarato fino allo sfinimento che l'”America era tornata” mentre prendeva il potere. I leader europei erano felici alla prospettiva di avere nuovamente un alleato americano che li rispettasse. L’aspettativa era che gli “adulti fossero tornati in controllo” della politica americana (qualunque cosa si volesse intendere con quella espressione) e che le piume arruffate da Trump sarebbero state rimesse al loro posto.

La Strategic Culture Foundation può essere orgogliosa di non aver mai avuto alcuna illusione che tutto ciò potesse accadere. Anzi, abbiamo previsto in diversi articoli pubblicati in una fase ancora  iniziale della sua presidenza che le relazioni internazionali sarebbero peggiorate sotto Joseph Robinette Biden Jr.

Prendiamo, ad esempio, questa intervista del 23 novembre 2020, con Christopher Black. Così riportava il titolo:

L’amministrazione Biden sarà dominata da una maggiore aggressività americana”

L’intervista ha predetto che il mondo (…) “avrebbe visto il militarismo intensificarsi così come l’aggressività in caso di una presidenza di Joe Biden rispetto alla somministrazione di Trump in uscita.(…)”

Un’altra osservazione nella stessa intervista è stata:

“(…)L’amministrazione Biden si piegherà alla guerra (…) in particolare contro la Russia e la Cina (… )possiamo aspettarci che le provocazioni degli Stati Uniti accelereranno(…)”.

Si veda a tal proposito anche il nostro editoriale settimanale datato 22 gennaio 2021, intitolato:

“La nuova amministrazione del presidente Biden, la stessa vecchia aggressività “

In una colonna successiva, il 28 gennaio 2021, la Strategic Culture Foundation ha evidenziato come l’amministrazione  Biden avrebbe aumentato gli sforzi per il sabotaggio del progetto Gas Nord Stream 2 tra la Russia e l’Unione europea. Questo obiettivo non detto è arrivato alla presente crisi con al centro l’Ucraina, e sta  guidando le dinamiche geopolitiche dietro il conflitto tra gli Stati Uniti e la Russia, come spiegato in un secondo articolo SCF pubblicato l’8 giugno 2021, – circa cinque mesi prima che la crisi scoppiasse per  i media occidentali.

Praticamente ogni presidente degli Stati Uniti è andato in guerra o ha supervisionato qualche forma di aggressione straniera criminale. Barack Obama – “il presidente della speranza e del cambiamento”- ha scatenato guerre e bombardamenti in sette paesi. Il vicepresidente di Obama è stato Joe Biden che è responsabile di parte della criminalità passata. Donald Trump non ha iniziato nuove guerre americane, ma anche lui è stato vicino ad avere problemi all’estero.

I presidenti repubblicani e democratici sono tutti uguali. Sono strumenti dell’imperialismo americano. Finora, Biden non ha effettivamente avviato nessuna nuova guerra. Ha continuato parte del militarismo già esistente. E se continua ad andare nella stessa direzione, una guerra contro la Russia o la Cina è una “decisa possibilità “ per utilizzare le parole di Biden questa settimana su una presunta invasione russa dell’Ucraina. Alla base dell’aggressione intensificatasi sotto Biden è la condizione storica oggettiva del fallimento della potenza imperiale degli Stati Uniti. Questo non ha nulla a che fare con l’orientamento politico del presidente, sia esso democratico o repubblicano.

Fin dai primi anni dopo la fine della guerra fredda, avevamo la dottrina di Wolfowitz, coniata sotto un presidente repubblicano come è successo, che stabiliva l’obiettivo di impedire il declino imperiale degli Stati Uniti e, in particolare, di evitare la sfida al potere degli Stati Uniti da parte di una Russia in ripresa o di una Cina in ascesa.

Sotto la politica dell’establishment statunitense prevalente e lo stato di sicurezza nazionale, la politica della Guerra Fredda contro Russia e Cina sarebbe inevitabilmente proseguita. Il potere americano si basa fondamentalmente e intrinsecamente sul confronto con rivali percepiti che devono essere trattati come nemici da soggiogare.

Accade solo che Biden e la sua amministrazione siano più in sintonia con l’establishment politico statunitense e lo stato di sicurezza nazionale rispetto, ad esempio, all’egocentrico anticonformista Trump. Ecco perché nell’ultimo anno c’è stato un deterioramento più determinato e distinto nelle relazioni degli Stati Uniti con la Russia e la Cina.

Biden non ha ancora iniziato una guerra. Ma ha ancora tre anni di incarico, il primo dei quali riempie la prospettiva di terrore.

di Finian Cunningham, traduzione Martina Giuntoli

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