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Notizie27 Aprile 2022

Istruttori dei Caschi Bianchi arrivano in Ucraina. False flag all’orizzonte?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza l'arrivo degli istruttori dei 'Caschi Bianchi' in Ucraina, evidenziando il rischio di false flag. Si discute anche delle dichiarazioni russe riguardo a possibili provocazioni orchestrate per incolpare l'esercito russo.
Punti chiave
  • I Caschi Bianchi sono arrivati in Ucraina per possibili false flag.
  • Dmitry Polyansky denuncia l'operazione sotto falsa bandiera.
  • Le dichiarazioni di Raed Al Saleh supportano il governo di Kiev.
  • Maria Zakharova accusa i Caschi Bianchi di essere uno strumento occidentale.
  • Precedenti false flag in Siria alimentano le preoccupazioni attuali.
L'articolo

Gli istruttori  dei “Caschi Bianchi” siriani si trovano sul suolo ucraino, e non è eccesso di malizia pensare che siano lì per allestire lo scenario dell’ennesima “false flag” da attribuire all’esercito russo.

E’ infatti la denuncia fatta lunedì ai giornalisti da Dmitry Polyansky, il vice rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite.

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Con “false flag” si intende, in linguaggio militare, un'”operazione sotto falsa bandiera”, ovvero compiuta da una parte per incolpare l’altra.

Già nel passato fine settimana  il tenente generale  Igor Kirillov, aveva riportato probabili piani dall’alto dei palazzi governativi di Kiev che includerebbero “tre scenari”: un attacco ai civili (usato come false flag), un utilizzo  su piccola scala di armi di distruzione di massa e un conseguente dispiegamento di tali armi sul campo di battaglia.

E proprio qui entrerebbero in gioco i famigerati Caschi Bianchi, con sede in Siria, e i loro istruttori.

Già da qualche settimana, infatti, il leader della famigerata Associazione,  Raed Al Saleh  in un’intervista al Washington Post. aveva dichiarato l’appoggio diretto al governo di Kiev: “Siamo qui per aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle ucraine in ogni modo. I militari russi non hanno alcun principio, nessun rispetto per i diritti umani non hanno standard o etica”. 

Si tratta in effetti, sulla carta, di “un’organizzazione umanitaria” di protezione civile formatasi durante la guerra civile siriana, per iniziativa dell’ex militare britannico James Le Mesurier, che contava nel 2016 circa 3000 unità.

In realtà, l’organizzazione funzionava come infrastruttura civile in aree della Siria controllate da insorti jihadisti, tanto da essere filmati durante le esecuzioni pubbliche condotte nei territori occupati dall’ISIS o gruppi affini.

“Non ho dubbi e non ho bisogno del New York Times o di nessun altro per dirlo, che questa organizzazione pseudo-umanitaria sia attivamente coinvolta in Ucraina”, aveva dichiarato a Radio Sputnik la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, “i Caschi Bianchi sono uno strumento occidentale per inscenare ‘false flags’ con armi chimiche e per sfruttare l’agenda dei diritti umani nell’interesse e a vantaggio del loro cliente”.

“Si tratta di una squadra che ha acquisito esperienza in Siria ed e’ nota ai media occidentali, ha superato il loro cosiddetto processo di ‘verifica’ e sono gia’ inseriti in questo ambiente” ha concluso la Zakharova.

Seguendo lo stesso contesto,  ecco quindi le dichiarazioni di lunedi di Polyansky: “Esiste un modello ben noto in cui tali provocazioni vengono utilizzate in altre parti del mondo”.

“In primo luogo, viene organizzato un cosiddetto incidente chimico. Quindi le organizzazioni non governative filo-occidentali, in particolare i famigerati Caschi Bianchi, di stanza nelle vicinanze, arrivano rapidamente sulla scena e raccolgono, in violazione di tutte le norme del regime di non proliferazione, ‘prove’ discutibili, per poi alimentare questa storia a i media occidentali. Conosciamo tutti questa tecnologia”.

Una lontana ipotesi sul  coinvolgimento dei White Helmets, nella creazione di scenari di guerra da attribuire ai russi era già stata fatta l’indomani della notizia della strage di Bucha sempre da parte del rappresentante alle Nazioni Unite russo.

Ma la certificazione delle profonde competenze dei Caschi Bianchi nell’inscenare false flags hanno precedenti anche fuori dalla Russia, in Siria precisamente.

Era il il 7 aprile del 2028 quando numerose testate internazionali riportavano la notizia di un presunto attacco  chimico con bombe al gas di cloro,  condotto dal “regime” di Assad, contro la città di Duma , in mano a miliziani anti-governativi , che avrebbe causato la morte di almeno 70 persone e 500 feriti.

Ebbene la notizia venne successivamente smentita da Wikileaks, che, pubblicando una mail interna all’Opac, lascia affiorare le perplessità di un ispettore dell’Organizzazione che nel 2018 partecipò all’indagine,  smascherando l’operazione.

Anche allora l’occidente accusò Damasco di essere l’artefice dell’attacco chimico, Mosca, tuttavia, riuscì a smentire questa ricostruzione. E oggi i Caschi Bianchi tornano in scena in Ucraina.

ANTONIO ALBANESE 

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