di Simone Santini.

Per capire dove andrà il mondo, più che alle elezioni francesi guarderei a quelle iraniane. Se scremiamo i sondaggi, tre nomi hanno chances [1]:

– Se vincerà il riformista democratico Masoud Pezeshkian allora significa che gli iraniani sono pronti alla distensione (poi bisogna vedere cosa faranno i nemici; già Bush prese a pesci in faccia un Khatami apertissimo al dialogo).

– Se vincerà il conservatore pragmatico Mohammad Bagher Ghalibaf significa che gli iraniani si metteranno in postura di attesa ma sempre col dito sul grilletto (Ghalibaf è stato un valente ufficiale dei pasdaran nonché capo della polizia).

– Se vincerà il principalista [2] rivoluzionario Saeed Jalili allora significa che gli iraniani sono pronti alla guerra, senza compromessi.

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NOTE:

[1] Primo sondaggio, pubblicato da un centro universitario iraniano, sulle prossime elezioni presidenziali del 28 giugno, su un campione di 1.500 persone: Tasso minimo di partecipazione: 49,1%; Tasso massimo di partecipazione: 56,7%; Mohammad Bagher Ghalibaf: 34,9%; Masoud Pezeshkian: 26,3%; Said Jalili: 17,4%; Mostafa Pourmohammadi: 8,6%; Amir Hosseyn Ghazizadeh: 6,7%; Ali Reza Zakani: 6,1%. [Fonte: https://t.me/iranislamico].

[2] “Principalista” è il nome generico per indicare lo schieramento conservatore iraniano, che tuttavia ha tantissime sfumature, quasi una per ogni esponente.

 

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