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Notizie11 Marzo 2022

“Io sono un autarchico”. Ora tutti sovranisti, ma sempre col permesso della UE

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la transizione dell'Italia da un approccio globalista a uno sovranista, evidenziando le restrizioni imposte dall'UE. Si discute anche delle conseguenze economiche e sociali di questa dipendenza e delle difficoltà nel garantire la sovranità alimentare.
Punti chiave
  • L'Italia ha subito una rapida trasformazione verso il sovranismo.
  • L'UE limita la sovranità nazionale, richiedendo permessi per coltivare.
  • Le sanzioni contro la Russia hanno aumentato i costi energetici.
  • Il liberismo ha portato all'impoverimento della classe media.
  • La dipendenza dall'estero si sta rivelando un grave errore strategico.
L'articolo

Una conversione così repentina non si vedeva dai tempi in cui San Paolo percorreva la via di Damasco. Dall’essere globalisti e neoliberisti allo scoprirsi sovranisti e autarchici, in Italia e nell’UE c’è stato un amen. E quell’amen si chiama guerra in Ucraina. Disgrazia vuole (ed è una grande disgrazia) che l’UE impedisca all’Italia il passaggio successivo. Il passaggio cioè alla sovranità nazionale. Risultato: ci tocca chiedere a Bruxelles il permesso perfino per piantare più grano.

Anche a prescindere dalla necessità della sovranità nazionale, inoltre, il passaggio dal liberismo al sovranismo economico andava preparato col tempo e per tempo, come ha fatto la Russia. Così come è stato effettuato, è un bagno di sangue, dove il sangue è quello versato dai povericristi. Coloro che durante trenta e più anni di liberismo e globalismo  si sono comportati come squali mangiando i pesci più piccoli, invece, sono ingrassati abbastanza per cavarsela anche ora.

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Fino all’altro ieri l’Unione Europea, e l’Italia a rimorchio, pontificavano che non valeva la pena di produrre. Il mercato, l’unico grande mercato globale plasmato dal liberismo, ci avrebbe inondato di merci a basso prezzo: ad un prezzo più basso che se le avessimo prodotte noi. Bastava diversificare i canali di approvvigionamento. Bastava aspettare che qualcuno fosse disposto a fare un’offerta per noi più vantaggiosa: non importa se a spese dell’ambiente e della dignità umana.

Adesso invece UE e Italia hanno scoperto all’improvviso una cosa che si chiama sovranità. Quel fenomeno per cui, incredibile presa d’atto!, se non sai provvedere ai tuoi bisogni sei in balìa di chi può soddisfarli.

Oggettivamente, il gas russo è (sarebbe) quello più a buon mercato. Anche il grano russo non era male come prezzo. Dato che l’ordine di scuderia era: liberismo!, l’Italia e l’UE hanno importato a piene mani. Poi un pizzino da Washington ha messo in chiaro che bisognava punire la Russia a qualsiasi costo. Roma e Bruxelles hanno detto signorsì.

Così, per danneggiare la Russia attraverso le sanzioni, il prezzo dell’energia è diventato fuori controllo, con tutte le conseguenti ricadute economiche e sociali.

Ma se l’Italia ha poco o niente idrocarburi (sarebbero necessari molti anni prima di poter fare affidamento sulle rinnovabili), almeno sarebbe in grado di rimediare all’altro problema: quello di non poter più importare il grano per fare il pane.

Solo che qui c’è un ostacolo. Prima di piantare più grano, l’Italia deve chiedere il permesso all’UE. I suoi trattati vietano di mettere a coltura una maggiore estensione di terreno. Finché esisterà l’UE, nessun sovranismo economico potrà comportare una qualsiasi sovranità nazionale.

La situazione drammatica in cui ci troviamo oggi è l’effetto di scelte, pensate e portate avanti con feroce coerenza, per globalizzare l’economia, cancellare i diritti dei lavoratori, abbassare i salari e consentire alle oligarchie economiche di accumulare guadagni e privilegi inauditi.

Possiamo produrre grano, mais, beni alimentari, vestiario e quant’altro in misura molto maggiore di quanto facciamo. Tuttavia, grazie all’UE, abbiamo “scelto” di non farlo per importare dall’estero in base ai dogmi del neoliberismo.

Il risultato è stato la scomparsa della classe media e il progressivo impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini dei Paesi occidentali. Ora questa scelta di dipendenza dall’estero ci si ritorce contro, mostrando quanto il trionfo del capitalismo liberale in tutto il pianeta e la fine della storia fossero un’illusione. Si è infatti sciolta come neve al sole.

GIULIA BURGAZZI

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