Si è conclusa il 12 dicembre Atreiu, la kermesse di Fratelli d’Italia, che quest’anno ha segnato il ritorno del partito di Giorgia Meloni all’interno del gruppo dei partiti “rispettabili” e pro sistema. L’evento è stato una vera e propria legittimazione concessa dal potere nei confronti dell’unica forza politica che si è mantenuta, almeno formalmente, fuori del governo Draghi, pur facendo un’opposizione che definire morbida è poco e sostenendo Draghi per la corsa al Quirinale.

Chi ancora nutrisse dubbi sul vero posizionamento della Meloni e del suo partito all’interno dell’unica divisione politica esistente, ossia quella tra élite e popolo, dopo Atreiu dovrebbe prendere atto del fatto che Fratelli d’Italia, proprio come la Lega e il Movimento 5 Stelle, è ormai chiaramente un pezzo del sistema.

A dimostrarlo c’è l’asse tra “Iosonogiorgia” e il segretario del PD, Enrico Letta, su bipolarismo e maggioritario, oltre che sull’elezione del presidente della Repubblica.

La leader di Fratelli d’Italia e il segretario del PD sono concordi nel riportare l’Italia al vecchio schema dell’alternanza tra una così detta sinistra – liberista, europeista ed oggi vaccinista – e una così detta destra, altrettanto liberista, europeista e vaccinista: Insomma una destra “presentabile” in base ai criteri del potere elitario che governa l’Italia e gli altri Paesi occidentali.

Una “democrazia dell’alternanza”  in cui “chi vince governa” per usare espressioni pronunciate all’unisono da Meloni e Letta, ma in cui ad alternarsi sono schieramenti che obbediscono alle stesse logiche e, su tutto ciò che conta, hanno le stesse posizioni, ossia quelle del potere profondo, delle tecnocrazie europee e del grande capitale transnazionale.

La massima libertà consentita a FdI, se aspira a governare il Paese è quella di esprimere una sensibilità leggermente diversa a quella della sinistra su temi come adozioni gay ed eutanasia, anche se si tratta di battaglie di bandiera in quanto nel medio termine sono le istituzioni tecnocratiche dell’UE che, anche su questi temi, tracciano la rotta, e non certo il voto popolare.

Dopo il suo passaggio da “sovranisti” a “conservatori” e l’adesione al gruppo europeo dei conservatori e progressisti,  la Meloni ha dimostrato di essere pronta a svolgere il suo ruolo in commedia, a patto di essere legittimata dagli avversari per la poltrona di premier in caso prenda più voti di Salvini.

Bisognerà vedere se il popolo ci cascherà oppure se, come hanno dimostrato le recenti elezioni amministrative, caratterizzate da un’astensione record, alla vecchia trappola della “scelta di campo” tra campi uguali ormai abboccheranno in pochi.

ARNALDO VITANGELI

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