La mossa della Russia di farsi pagare gas e petrolio in rubli non solamente ha rafforzato la moneta russa ma è anche destinata ad incidere profondamente sugli equilibri monetari ed economici globali, velocizzando il processo di abbandono del dollaro come moneta di scambio globale, ma soprattutto colpendo al cuore l’economia europea e in primis italiana.

A seguito dell’attacco all’Ucraina e delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali il rublo era crollato nel cambio con il dollaro, passando da 84 rubli per un dollaro della vigilia del conflitto ai 139 rubli del 7 marzo scorso.
Ora la valuta russa ha recuperato buona parte delle sue perdite e dopo l’annuncio è sceso sotto quota 100 rubli per un dollaro, fermandosi intorno ai 98.
Non solo; dopo l’annuncio il prezzo del gas è aumentato di un ulteriore 30% superando i 125 euro per megawatt/ora.

Cerchiamo di spiegare cosa sta succedendo e quali effetti avrà sull’economia globale e soprattutto sulla nostra: la mossa di Putin è relativamente semplice, chi vuole il gas e il petrolio russi (tutti) deve pagarlo in rubli e non in dollari, euro o sterline. Per farlo gli acquirenti (che ora protestano ma non avranno scelta se non vogliono restare al buio) devono comprare rubli dando in cambio dollari (o euro e sterline) per potersi accaparrare gli idrocarburi.
In questo modo la domanda di rubli fa salire il valore della moneta russa, mentre scendono le valute occidentali. Più la moneta è debole e più ne serve per pagare il gas e il petrolio, e dunque il costo per noi si impenna.

Morale della favola? La moneta russa, che doveva sprofondare, ha già recuperato (prima ancora dell’attuazione della misura) buona parte delle perdite e in prospettiva potrebbe anche rafforzarsi. Il dollaro perde il ruolo di moneta internazionale, legato soprattutto all’utilizzo del biglietto verde per l’acquisto del petrolio e del gas (motivo per cui gli Usa hanno mosso guerra contro qualsiasi Paese medio orientale che abbia osato sganciarsi dalla moneta americana per la vendita dell’oro nero).

E l’Italia? Noi ci troveremo a dover pagare l’energia a un prezzo insostenibile per le nostre aziende e molte imprese saranno costrette a chiudere, generando un effetto domino sulla domanda interna peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008. In aggiunta la carenza di materie prime renderà impossibile o troppo costosa la produzione di tutta una serie di beni e anche le nostre esportazioni saranno penalizzate dall’esclusione del mercato russo.

Insomma prepariamoci perché il default della Russia potrebbe non avvenire mai, mentre quello dell’Italia sembra diventare sempre più possibile.

ARNALDO VITANGELI

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