Intervista a Francesco Mastrobattista a cura di Giulia Bertotto.

Francesco Mastrobattista

È un giovane, coraggioso e promettente autore, Francesco Mastrobattista. È appassionato di politica fin dai tempi del Liceo, laureato in Scienze della Comunicazione-giornalismo presso l’Università Lumsa di Roma e diplomato presso l’Accademia d’Arte drammatica del Lazio. Ha collaborato come blogger e reporter per MePiù. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio il suo “Gli Illuminati del Terzo Millennio”, “piccolo saggio d’inchiesta” come lo definisce, nel quale racconta la fondazione dell’Aspen Institute nel 1950 negli Usa e i suoi successivi sviluppi. Molto controversi.

L’INTERVISTA A FRANCESCO MASTROBATTISTA

Nel suo libro “Gli Illuminati del Terzo Millennio” ci invita ad immaginare i finanziatori dell’Aspen Institute come le teste di una famelica idra. “Ogni testa corrisponde ad un ambiente della filantropia americana. Non si fa in tempo a decapitarne una che ecco immediatamente e) possibile vederne uscire due pronte all’attacco”.  Chi sono questi illuminati mostruosi?

L’Aspen Institute è un think tank (serbatoio di pensiero) americano con sede a Washington, il cui obbiettivo è quello di esaminare le questioni sociopolitiche, rivolgendosi a personaggi di spessore nel mondo degli affari, della politica, della scienza e di numerosi altri campi accademici e diplomatici. Questi personaggi sono tutti coinvolti in realtà associative come il Club Bilderberg, World Economic Forum, Open Society Foundations, Council on Foreign Relations e molte altre sigle di questo genere.

Tutte queste teste dichiarano di voler “promuovere il cambiamento sociale” per favorire l’educazione e la democrazia e contro i cambiamenti climatici. Si tratta di questioni così complesse, alcune di tipo tecnico, difficili da validare o invalidare drasticamente; il problema, a mio avviso, non è solo se questi obiettivi siano da perseguire o meno e come, quanto discutere sul fatto che fondazioni private possono influire e condizionare scelte di governo con cifre impressionanti, e rivendicare politiche a loro vantaggiose sotto nomi vaghi e indefiniti come democrazia o salute e controllo delle fake news

I centri di ricerca come questo puntano molto sulle parole chiave come inclusività, innovazione o ecologismo, le quali si presentano come grandi contenitori che possono significare tutto o il suo contrario. Queste parole si rivelano essere molto più fosche di quanto sembrano implicando restrizioni alle libertà personali che ben poco hanno a che fare con l’obiettivo dichiarato. Ad esempio l’auto elettrica, presentata al pubblico in virtù del benessere climatico, non è il fine (sappiamo infatti che l’elettrico inquina) ma lo strumento di transizione per abolire la proprietà privata dei cittadini. Chiariamo bene: non l’assenza di proprietà dei mezzi di produzione come nel comunismo, ma dei beni privati del cittadino. L’automobile di proprietà è simbolo del liberalismo, che certo non era perfetto, ma almeno garantiva libertà di spostamento.

«I democratici americani hanno tutta l’intenzione di creare un mondo unipolare secondo la propria ideologia arcobalenante; e l’Aspen, seppur composto da entrambe le fazioni politiche, è a maggior trazione progressista», scrive. Però lei scrive anche che più saliamo la piramide verticista dell’organizzazione e più si somigliano. Forse per questo anche i cittadini hanno sempre più l’impressione di un duello politico posticcio?

Occorre analizzare perché al di là di una visione qualunquista e populista questo si cala nella realtà quotidiana. All’interno dell’Aspen Institute vediamo una realtà quale la Aspen Strategy Group, fondata nel 1984. L’ASG racchiude al suo interno entrambe le fazioni: repubblicani e democratici o destra e sinistra, fondamentalmente sono tavoli di lavoro bipartisan che si rifanno quindi al bipartitismo americano. L’Aspen nasce con l’obiettivo di lavorare in chiave antisovietica, in piena Guerra Fredda, con il tempo tale sistema è rimasto e si è esteso. Dal 1969 in poi con Joseph E. Slater della Ford Foundation si è espanso in Europa e in Giappone. La struttura è stata replicata; in Italia troviamo ai tavoli dell’Aspen un reparto direttivo e uno esecutivo. In quello direttivo notiamo nomi come quello di Giulio Tremonti, ex ministro dei Governi Berlusconi e ora deputato FdI nonché presidente della commissione esteri, dal 1994 saldamente di centro destra. Ma anche Alberto Bombassei in Più Europa o Gianfelice Rocca, Lucio Stanca, nell’esecutivo Gianni Letta, prima c’era anche Enrico Letta, Romano Prodi, storico leader dell’Ulivo di centro sinistra.

L’Aspen avrebbe ricevuto 8 milioni durante la pandemia (maggio 2020), da un fondo di salvataggio del governo americano, da destinare alle piccole imprese.

Secondo il Washington Post, L’Aspen avrebbe ricevuto questa somma in prestiti federali. Ci sono state molte critiche e frizioni anche all’interno dello stesso Aspen Institute poiché Olejede, membro dell’Aspen Global Leadership Network, affermava che non fosse etico da parte di un ente che ottiene cifre ultramilionarie incassare questo denaro rivolto alle piccole imprese. Poi è subentrato Daniel Porterfield che attualmente è presidente dell’Aspen America, il quale si è giustificato spiegando che l’Aspen aveva subito una perdita da 14 milioni intorno al 2020. Naturalmente la scusa non giustifica, perché parliamo di un organismo ultrafinanziato da filantropi che però ha paradossalmente sottratto risorse a chi ne aveva più bisogno!

Veniamo in Italia. Lei cerca anche di spiegare come mai dietro al cambiamento della linea ideologica e politica (soprattutto in sostegno alla NATO) della ormai Premier Giorgia Meloni ci sia l’Aspen. Cosa c’entra quindi l’Aspen Institute?

Giorgia Meloni è una figura emblematica nel mostrarci il processo di inglobamento di diverse personalità nell’Aspen. Nel 2021 è infatti arrivata la notizia (data sia da Byoblu, cioè dall’informazione indipendente, sia da Open) che la leader FdI era divenuta membro di questo think tank. Nello stesso anno in una puntata del programma Stasera Italia ammetteva di essere entrata nelle fila dell’Aspen. Questo perché se non si entra a far parte di un istituto di questo tipo – accettando le sue pressioni atlantiste – non si può governare. La premier è partita da basi sovraniste, quasi massimaliste, poi si è piano piano avvicinata ai conservatori dell’ECR (Partito dei Conservatori e Riformisti Europei) e ora ha rimangiato tutto il suo programma diventando una stampella degli Usa e di Bruxelles. Nella sua biografia definiva Putin un “patriota” e sul futuro della Crimea auspicava un referendum!

Per quanto riguarda i temi dei diritti civili sembrerebbe rimasta aderente alle sue concezioni: “Madre, donna e cristiana”.

Si tratta di posizioni che devono rimanere antitetiche tra Destra e Sinistra per alimentare l’illusione di un dibattito politico, per dare una parvenza di alternativa tra progressisti e conservatori. Ad esempio in merito al fenomeno dell’immigrazione resta una diatriba esclusivamente verbale, perché Sinistra e Destra hanno parimenti fallito.

Ci sarebbe lo zampino Aspen Institute anche nella ristrutturazione sociale in chiave tecnologica, instaurando quello che viene chiamato Nuovo Ordine Digitale. Dalla scuola in DAD, all’informatizzazione di tutti i sistemi, rientra anche il 5G?

Dagli studi che ho fatto non mi risulta che il 5G sia espressamente citato, ma per quanto riguarda ogni aspetto della sfera tecnologica, dall’istruzione alla sanità, l’Aspen fa pienamente la sua parte. Negli Usa infatti ha una struttura che si occupa di questo dal nome, Tavola Rotonda sull’Intelligenza Artificiale, i cui membri provengono quasi tutti da due settori: World Economic Forum e il CFR Council on Foreign Relation, altra creatura dei Rockefeller. Nel 2022 nell’Italia governata dal Governo tecnico di unità nazionale con Draghi, si è svolto un incontro promosso anche dall’Aspen dal titolo Etica e Intelligenza Artificiale, alla presenza del ministro Patrizio Bianchi. Quest’ultimo utilizzava un termine militare quando auspicava che gli insegnanti fossero “riaddestrati” alle nuove tecnologie. Era intervenuto anche il sindacato Gilda degli Insegnanti per denunciare l’inappropriatezza delle parole del ministro.

In che rapporti è l’Aspen Institute con il World Economic Forum?

Diverse ricerche pubblicate in sinergia attestano legami con il WEF; quest’ultimo alcuni anni fa ha creato l’Ukraine House Davos insieme all’Aspen di Kiev. Questi incontri e sedi puntavano a rendere l’Ucraina il futuro sociale ed economico del mondo. Dietro c’erano i fondi di Yalta European Strategy, un’altra fondazione di ispirazione ultra-globalista a cui afferiscono Mario Draghi, Tony Blair, Gordon Brown, e che collabora con la International Renaissance Foundation di George Soros. Sigla che a detta dello stesso Soros ha contribuito a creare disordini in Ucraina e a cacciare il legittimo presidente Viktor Janukovyč.

Una fitta ragnatela di personaggi che ritroviamo in diversi think tank e strutture affini, sono gli stessi e tutti possiamo verificare queste informazioni. Il loro scopo è riplasmare il mondo, e soprattutto l’uomo, un obiettivo già espresso a fine Ottocento dalla Fabian Society.

Sul sito del WEF è reperibile un comunicato del 12 novembre 2016 dal titolo: “8 previsioni per il mondo nel 2030”. Qui vengono ricalcati alcuni dei passaggi tipici dell’“Agenda 2030”. Il primo punto elencato recita: “Non possiedo nulla. Non possiedo un’auto. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici o vestiti”.: “tratteremo la carne come uno sfizio piuttosto che come un alimento di base” e altri intenti.

Da molti film, piattaforme social, influencer e articoli di giornali possiamo vedere come queste voci in agenda vengano spinte verso l’opinione pubblica. Secondo lei perché si tende a liquidare come cospirazioni questo tipo di legami tra grandi poteri? Si potrebbe almeno discuterne nel merito…

Credo che sempre più persone si accorgeranno che ci sono poteri a noi meno noti, volti diversi da quelli che ci governano, a decidere o tentare di decidere le nostre sorti e soprattutto il modello antropologico del domani. La corsa a screditare il “cospirazionista” è un atteggiamento degli anni Novanta-Duemila, ma le persone stanno notando che qualcosa non torna, anche perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad una estrema velocizzazione dei processi transumani indotti anche da queste organizzazioni. Se poi questo porterà effettivamente ad una reazione da parte delle popolazioni non so dirlo.

 

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