Generosi incentivi per i medici vaccinatori negli Stati Uniti. Così dice, almeno, un documento pubblicato su Twitter dal repubblicano Thomas Massie. Una nota assicurazione sanitaria avrebbe stilato un listino con bonus calcolati in base alla quantità di dosi somministrate. Più se ne fanno, più si alza il guadagno, fino a cifre da capogiro. La compagnia a cui il documento fa riferimento è la Anthem Blue Cross Blue Shield; il programma menzionato è la campagna vaccinale contro il Covid-19 del Kentucky.

GLI INCENTIVI

Gli incentivi, si legge nel documento, vengono calcolati in base alla percentuale dei vaccini somministrati agli iscritti della Anthem. Sono previsti due scaglioni. Uno comprende tutti i vaccini somministrati prima del 1° settembre 2021, l’altro si riferisce ai neo vaccinati tra il 1° settembre 2021 ed il 31 dicembre 2021. Si passa da un bonus di 20 dollari a dose, a fronte del 30% dei membri di Anthem in copertura vaccinale, fino ad arrivare a 125 dollari a vaccinato, a fronte del 75% dei membri. Per i neo vaccinati, invece, i compensi sono parecchio più alti. Si passa da 100 dollari a persona, a fronte di una copertura del 30%, per arrivare a 250 dollari a persona a fronte di una copertura del 75%.

Vero è che nel documento si parla solo del programma vaccinale del Kentucky. Tuttavia, si può presumere che il funzionamento sia stato simile anche altrove. Nel tweet, che ha causato non poco scalpore, Massie ha parlato apertamente dei bonus come di “vere e proprie tangenti”. Qualcuno non ha digerito l’associazione di idee e ha commentato che è assolutamente legittimo ricevere una percentuale in base a quanto si produce sul lavoro. Massie ha risposto che sarebbe giusta l’associazione se i medici lavorassero per le case farmaceutiche.

Se un dipendente che lavora per una concessionaria vendesse tutto il parco auto, certo che la ditta potrebbe riconoscergli un incentivo. Ma troppo spesso dimentichiamo che i medici lavorano per i pazienti, non per le case farmaceutiche. I medici davvero hanno bisogno di incentivi finanziari? Perché alla fine non soltanto coloro che sono all’interno del programma Anthem ricevono un bonus. L’intera macchina Covid ha previsto grosse somme in vari suoi ingranaggi. Tuttavia, se il medico ha un interesse di tipo economico a somministrare un farmaco, siamo davvero sicuri che lo prescriva in scienza e coscienza?

I PRECEDENTI

La stagione emergenziale tuttavia ha fatto luce su pratiche di cui si parlava già da tempo. Diversi medici negli anni si sono esposti dichiarando che fosse cosa notoria per i sanitari quella di ricevere incentivi addirittura dalle case farmaceutiche stesse. Susan Humphries, nefrologa nota per le sue posizioni anti vaccinali nonché attivista per la libertà di scelta, ha dovuto abbandonare il suo lavoro in ospedale e rinunciare a stipendi da capogiro. Stessa cosa ha denunciato il pediatra Paul Thomas, noto anche per il suo seguitissimo canale YouTube. Thomas ha spesso raccontato quanto il mondo della pediatria girasse attorno ai vaccini e al rapporto tra medici e case farmaceutiche.

Negli Stati Uniti il numero di studi medici che non accettano tra i loro pazienti bambini i cui genitori sono scettici o “non rispettano l’agenda vaccinale” (il green book, come si chiama anche in Usa) è davvero consistente. Della serie “non mi fai far soldi, per me sei un cattivo cliente”. Thomas aveva aperto anni fa un suo centro pediatrico per non ricevere pressioni da Big Pharma né dal governo. Il medico, che aveva anche pubblicato un libro sulla revisione della somministrazione vaccinale infantile, ha pagato caro per le sue posizioni. Ha perso la sua licenza medica dopo 30 anni di onorata carriera in Oregon.

E in Italia? Fu il Codacons a denunciare già nel 2019 il denaro che scorreva in Italia da Big Pharma a medici, ospedali, associazioni. Ma si può immaginare che quella fosse solo la punta dell’iceberg. Un’inchiesta de La Verità ha recentemente riportato alla ribalta la questione, mostrando come le stesse case farmaceutiche di cui parlò il Codacons hanno di fatto “sovvenzionato i medici durante la pandemia”.

MARTINA GIUNTOLI

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