di Giulia Bertotto.

Inceneritore di Santa Palomba, un progetto per lo smaltimento dei rifiuti che sta creando malcontento e disordini nel territorio di Roma nei comuni di Ardea, Pomezia ed altri dei Castelli Romani.

A febbraio 2024 il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati dall’associazione Promozione Sociale Verdi Ambiente e Società, dalla Casale Certosa e Alessandro Lepidini, presidente del comitato “No Inceneritore Santa Palomba” contro la realizzazione dell’impianto voluto dal sindaco capitolino Roberto Gualtieri. Secondo i giudici la realizzazione dell’inceneritore «rappresenta un intervento necessario» per ridurre «il conferimento in discarica di rifiuti mediante il loro recupero come combustibile per la produzione di energia, con l’effetto di ridurre anche l’impatto ambientale derivante dal trasporto dei rifiuti indifferenziati finalizzato al loro smaltimento in discarica».

C’è anche una petizione popolare contro l’inceneritore di Roma, promossa dall’Unione dei comitati, che ha superato le 5mila firme (QUI il link).

Visione Tv ha intervistato Giampiero Castriciano, conoscitore della materia, ha infatti ricoperto l’incarico di Assessore all’Ambiente della Provincia di Roma negli anni ’90 ed è docente di fisica e matematica.

Dottor Castriciano, perché ritiene inaccettabile la realizzazione di questo impianto?

Iniziamo dai problemi di salute pubblica: ci dicono che questo inceneritore – che chiamano termovalorizzatore per nobilitarlo – abbatterebbe il 90% delle emissioni, ma questo non è vero perché verrà costruito su un progetto tecnologico degli anni ’90, quindi ormai datato, che diventerà ancora più obsoleto quando l’impianto sarà realizzato tra circa 10 anni.

L’inceneritore brucerà rifiuti misti ma da tutti gli studi sul tema sappiamo che in tali strutture, anche quelle considerate un modello di efficienza come l’inceneritore di Copenaghen, arriva ogni genere di sostanza e materiale, anche mercurio, ferro, alluminio, medicinali scaduti. Questo mix di materiali portati a temperature elevate in parte si aggrega in molecole e macromolecole che verranno portate fuori dai fumi dell’inceneritore. Che impatto avranno sulla salute ambientale e umana? Quale impatto sul suolo?

Si tratta di una zona ricca di aziende agricole e soprattutto vinicole che esportano i loro prodotti in tutto il mondo. Lo stesso vale per le ceneri prodotte dall’impianto, che non sono certo quelle del nostro caminetto, sono costituite da polveri sottili, particelle piccolissime che si diffondono facilmente nell’aria e che devono essere adeguatamente confinate perché non conosciamo totalmente gli effetti della loro dispersione nell’aria e nell’ambiente.

Per ultimo, pensiamo ai problemi di viabilità; l’Ardeatina non è certo una strada che può assorbire un traffico di circa 300 camion e autocarri al giorno per lo spostamento di tonnellate di rifiuti.

Si tratta di comuni limitrofi alla Capitale che hanno già sofferto molto per lo smaltimento dei rifiuti.

Sì, questo impianto sarebbe l’ennesimo attacco ad un territorio già sacrificato agli interessi di Roma: negli anni 80-90 la discarica di Valle Caia che poi è stata scongiurata (anche mediante un mio intervento decisivo), un’altra discarica attiva da anni è quella di Roncigliano, il print di Santa Palomba, un complesso edilizio destinato alle case popolari che però non è mai diventato tale, inoltre il progetto di un secondo print. Vi è poi un grande magazzino di Amazon, insomma una serie di interventi disturbanti una zona di alto valore storico e archeologico. Tutta questa zona, dal mare ad Ardea, Pomezia e fino a Monte Artemisio, è infatti la culla della civiltà latina, che ha lasciato reperti di notevolissima importanza.

Quali sono allora i vantaggi, e per chi, di questo combattuto progetto?

Me lo sono chiesto anche io, ho provato a pensare alle ricadute occupazionali ma non sembra la risposta esatta. Le istituzioni hanno dichiarato che l’inceneritore di Santa Palomba procurerà lavoro a 150 persone compreso l’indotto. Se invece attivassimo l’economia circolare su tutto il territorio nazionale da qui al 2030 potremmo produrre almeno 600 mila posti di lavoro.

Ci dicono che l’inceneritore dovrebbe produrre energia e teleriscaldamento; ma per fare questo, il risultato della combustione deve produrre vapore per far funzionare il meccanismo. Occorre quindi anche l’acqua: ma dove la andiamo a prendere se le acque le falde acquifere sono già scarse oggi e anche gravemente inquinate da arsenico e da altri componenti dannosi? Dove si prenderà l’acqua per le turbine che funzioneranno giorno e notte per 33 anni? Dunque in questo contesto non vedo vantaggi per la cittadinanza.

Nonostante i grandi proclami per il rispetto dell’ambiente l’inceneritore è proprio il simbolo di una filosofia anti-green.

Proprio così; ci dicono che non dobbiamo immettere anidride carbonica nell’atmosfera, gas nocivi, che dobbiamo muoverci con l’auto elettrica, però poi invece di riqualificare materiali preziosi distruggiamo risorse in un inceneritore, e per di più trasformando quelle risorse in sostanze tossiche! Plastica, metalli, tutti oggetti che sono costati fatica e impegno anche in termini economici, di lavoro umano, di dispendio energetico. La risposta che viene data è che in questo modo si ricava energia ma l’efficienza dimostrata di un inceneritore è al di sotto del 30%. Un gioco che non vale davvero la candela!

Tuttavia bisogna sempre restare logici e non ideologici: non sono contrario a ogni inceneritore per definizione ma è uno strumento “ultimo”, che va utilizzato per smaltire quantità irrisorie di rifiuti che non possono essere né riciclati né riutilizzati, per poche tonnellate l’anno ma sempre di materiali noti, certi e controllati, per quel rifiuto da fuoco utilizzabile anche per alimentare stufe.

Qual è l’alternativa?

L’inceneritore è previsto da ogni piano di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Dopo quella di Firenze, la Provincia di Roma è stata la seconda città italiana a dotarsi di questo strumento. Io ho visitato l’impianto toscano prima di lavorare al piano di mia competenza, ma si faceva una raccolta differenziata minuziosa. Oltre al recupero di materiale vi è anche il riutilizzo, come le bottiglie di vetro, la riduzione dei rifiuti, il riciclo. Insomma, la classica economia circolare. Già così si può arrivare a far rientrare nel circolo produttivo e di consumo oltre il 95% di tutti i rifiuti. Tuttavia, anche per la limitatezza delle risorse naturali e per il fatto che non è possibile una crescita economica all’infinito, è necessario un cambiamento da iniziare subito; produrre e consumare in maniera più responsabile e lungimirante, adottare un sistema economico più parco, sobrio e meno consumista e depredante. Si tratta di rivedere il nostro modello di sviluppo economico e il nostro modo di relazionarci con la natura.

Anche dal punto di vista politico si notano diverse contraddizioni.

È davvero scorretto dal punto di vista amministrativo che Roma pretenda tutto questo da questi territori, e lo è ancora di più se vediamo la loro collocazione rispetto alla Capitale: sono precisamente nel punto più distante ma ancora compreso nel Comune. Il sindaco Gualtieri ha avuto dal Governo Draghi l’incarico di commissario straordinario ai rifiuti, e adesso impone questo inceneritore a una lista di sindaci provenienti da ogni partito ma tutti contrari alla sua costruzione. Questi sindaci protestano con i comitati cittadini, ma perché non intervengono presso i propri partiti?

 

Vorrei fare io una domanda alla nostra classe politica: perché continuano a permettere che grandi multinazionali producano oggetti non riparabili? Perché gli imballaggi dei supermercati sono per lo più composti di materiali altamente impattanti in termini di quantità e composizione chimica? Qui vediamo che la politica green è una politica di falso allarmismo che evidentemente nasconde altri interessi che non sono quelli della salvaguardia della salute, delle risorse e dell’ambiente.

 

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