Il gran numero di giovani (o relativamente giovani) che muoiono senza che c’entri il Covid non è solo un fenomeno europeo. E davvero a questo punto sono necessari approfondimenti che nessuno sembra intenzionato ad effettuare.

Negli Stati Uniti, le compagnie di assicurazione sono disperate per l’aumento, negli ultimi mesi, dei loro assicurati in età lavorativa che muoiono e senza aver preso il Covid. La disperazione non è legata a sentimenti filantropici, o almeno non solo: devono liquidare le somme dovute ai sopravvissuti.

Ha sollevato il tema l’amministratore delegato di una grande compagnia di assicurazione (2.400  dipendenti) che ha la sede principale ad Indianapolis. Si chiama  Scott Davison. Sostiene che la situazione è la medesima ovunque, per tutte le agenzie di assicurazione.

Dice che i morti (o almeno: i morti assicurati) in età fra i 16 e i 64 anni sono aumentati del 40% rispetto all’epoca pre-Covid. Per la gran parte, aggiunge, la causa non è stata il Covid. L’incremento ha cominciato a manifestarsi in giugno. Aumentati notevolmente anche gli invalidi ai quali le assicurazioni devono pagare l’indennizzo.

Il grido di dolore di Scott Davison è perfettamente coerente con gli ufficialissimi dati di Euromomo sulla mortalità in eccesso in Europa. Giovani, giovani adulti e non ancora anziani muoiono ben più dell’anno scorso, che già fu terribile.

In Europa come negli Stati Uniti, non risultano indagini sulle cause. Si possono fare solo ipotesi.

Ci sono due ipotesi ovvie. La prima: deterioramento (o intasamento) dei sistemi sanitari. L’impossibilità di avere cure pari a quelle pre-Covid. La seconda ipotesi: che così tante morti di giovani (o di non ancora anziani) siano legate ai vaccini anti Covid. L’incremento, in Europa, ha cominciato a manifestarsi quando anche le categorie considerate a minor rischio hanno ricevuto i vaccini a tappeto.

Concomitanza temporale non vuol dire rapporto di causa-effetto: è ovvio. Però l’impennata di giovani morti fa pensare. Fanno pensare anche i malori improvvisi e gli atleti che si accasciano insolitamente numerosi sui campi di gioco.

Nessun virostar televisivo abituato ad elogiare le politiche governative a base di vaccini ha mai speso una parola su tutto ciò. Idem i politici. Ed è un altro fatto che fa pensare.

I politici hanno la responsabilità politica sia del deterioramento dei servizi sanitari sia della decisione di puntare solo sul vaccino, anche per le categorie a minor rischio. Se non si sentono la coda di paglia, hanno tutto l’interesse a trovare la spiegazione.

GIULIA BURGAZZI

  • 2287 Sostenitori attivi
    di 3000
  • 2287 Sostenitori