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Notizie5 Maggio 2023

In Ungheria crescono i sentimenti anti-Ue

Di ·642 contenuti pubblicati
In Ungheria crescono i sentimenti anti-Ue
Giulia Burgazzi analizza l'aumento dei sentimenti anti-Ue in Ungheria, evidenziando la crescente opposizione del governo di Orban. Si discute anche delle conseguenze economiche e politiche di questa resistenza nei confronti della Commissione europea.
Punti chiave
  • I sentimenti anti-Ue in Ungheria sono in forte crescita.
  • Bruxelles trattiene 28,5 miliardi di euro all'Ungheria.
  • Solo il 39% degli ungheresi ha una visione positiva dell'Ue.
  • L'Ungheria non adotta sanzioni contro la Russia.
  • Un'eventuale Unghexit comporterebbe difficoltà economiche significative.
L'articolo

Aumentano i sentimenti anti-Ue nell’Ungheria di Orban, impegnata in un sotterraneo e mortale braccio di ferro con la stessa Ue. L’ultimo atto: Bruxelles considera non ancora soddisfacenti le “riforme” appena adottate da Budapest. Di conseguenza, rimangono chiusi in cassaforte mucchi di miliardi che l’Unione europea dovrebbe dare all’Ungheria.

IL RUOLO DELLA UE

Il vero significato della vicenda è che ora l’Unione europea vuole passare come un rullo compressore sugli Stati membri, mentre l’Ungheria cerca di opporre resistenza e di preservare la sovranità nazionale. In precedenza l’Ue essenzialmente si limitava (si fa per dire!) a condizionare i bilanci, con tutto ciò che già da questo consegue. Da quando Ursula von der Leyen è presidente della Commissione europea, l’Ue mette il becco ovunque.

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Infatti le recenti “riforme insoddisfacenti” dell’Ungheria riguardano il cosiddetto Stato di diritto, ossia un ordinamento giudiziario tale da assicurare la preminenza del diritto Ue sul diritto nazionale. Eppure l’aspetto fondante dell’Ue è, o dovrebbe essere, la costituzione di un mercato interno privo di barriere…

L’Ungheria di Orban è la pecora nera dell’Ue. Non adotta sanzioni contro la Russia, non manda armi all’Ucraina. I congelamenti dei fondi Ue per lo “Stato di diritto” sono iniziati nell’autunno scorso. Ora Bruxelles complessivamente trattiene all’Ungheria la bellezza di 28,5 miliardi di euro. Per fare il confronto: si tratta di una cifra analoga ai profitti accumulati (in dollari) dalla BP nel 2022.

LE CONSEGUENZE IN UNGHERIA

Il risultato di questo tentativo di passare il ruolo compressore Ue sull’Ungheria? I sentimenti anti-Ue divampano. Ora solo il 39% degli ungheresi vede di buon occhio l’Ue: il dato più basso fra gli Stati membri. Un anno fa gli ungheresi filo-Ue erano il 51%.

Ci sarà davvero una Unghexit, la versione mitteleuropea della Brexit? I quattro quinti delle esportazioni ungheresi sono dirette verso l’Ue. Una Unghexit comporterebbe verosimilmente difficoltà e magari dazi per continuare ad esportare verso gli Stati Ue. Però la Russia, la cui economia è volata al nono posto nel mondo nonostante le sanzioni e la quasi impossibilità a mantenere i rapporti commerciali con l’Unione europea, è la dimostrazione che le esportazioni si possono sempre ri-orientare.

Allo stato attuale dei fatti l’Ungheria somiglia ad un leone chiuso in una gabbia del circo le cui sbarre sono costituite dai timori per l’economia. Ma finché il leone resta nella gabbia, se vuol mangiare deve saltare dentro il cerchio di fuoco.

IN UNGHERIA SOLO IL 39% È PRO-UE

Tuttavia c’è un particolare. Il sondaggio secondo il quale solo il 39% degli ungheresi è favorevole all’Ue dice anche che l’Ue incontra il pieno gradimento di appena il 45% dei suoi cittadini. Non è esattamente moltissimo, soprattutto se si considera che i grandi media legati all’establishment schierano a favore dell’Ue tutta la loro artiglieria pesante. Del resto, difficilmente risulta premiante una politica basata sul rullo compressore.

In questo momento, poi, a ben guardare l’Ue è molto debole e il suo ricorso al rullo compressore può essere segno della necessità di mascherare le crepe. Un altro po’ di inflazione, un altro po’ di soldi pubblici sottratti ai servizi per mandare aiuti militari all’Ucraina e la frittata nei confronti dell’opinione pubblica è completa.

Saltare dentro il cerchio di fuoco non è un esercizio divertente. Presto l’Ungheria potrebbe stufarsi: e non da sola.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

 

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