L’Office for National Statistics (ONS) ha pubblicato i suoi dati all’inizio di questo mese, dati che mostravano chiaramente che l’economia a basse emissioni di carbonio e di energia rinnovabile (LCREE) del Regno Unito non era cresciuta in modo significativo tra il 2014 e il 2020.

Questa performance è ben lontana dalle promesse di un gran numero di “lavori verdi” e di una  vera e propria “rivoluzione industriale verde” che hanno riecheggiato nel Regno Unito negli  ultimi dieci anni e più.

Si scopre che la tanto annunciata crescita verde non era altro che muffa. Questa notizia tuttavia non dovrebbe sorprendere nessuno. Come ho già  sostenuto su Spiked, la rivoluzione industriale verde è solo una menzogna. Dal Climate Change Act del 2008 in poi, i governi successivi hanno abbracciato la fantasia di guidare il mondo attraverso una “transizione” diretta ad un’economia a basse emissioni di carbonio. Ed è stato tutto completamente inutile. Il resto del mondo ha infatti continuato ad aumentare il consumo di combustibili fossili nonostante le infinite riunioni della COP e allo stesso tempo la rivoluzione industriale verde britannica non ne vuol sapere  di concretizzarsi.

Nel 2009, l’allora governo laburista, guidato da Gordon Brown, affermò che l’economia verde era già fiorente realtà. Ha promesso allora di aggiungere 400.000 nuovi “lavori verdi”, portando il numero totale di persone che lavorano nel settore verde a 1,3 milioni. Queste affermazioni si basavano su dati prodotti da una società di ricerca economica, che ha rifiutato di condividere quegli stessi dati, così come ha fatto il governo anche dopo varie richieste per la trasparenza di informazione.

Tuttavia, anche senza accedere ai dati, già nel 2009 ho potuto far notare che la crescita della “green economy” è un’illusione – o meglio, numeri truccati. Il governo stava effettivamente costringendo i settori dell’economia, attraverso una serie di normative verdi, a “decarbonizzare” le loro operazioni. Si stavano quindi aggiungendo detti settori alla green economy e quindi, contando in maniera diversa i numeri la green economy sembrava essere in crescita.

Ciò avveniva  anche quando i settori in questione erano stati danneggiati e sminuiti dalle nuove normative. Sono riuscito ad ottenere i dati  su cui i governi successivi hanno basato le loro cifre, politiche e previsioni non prima del 2013. A quel punto, si affermava che l'”economia verde” valeva già ben 122 miliardi di sterline. Ma aveva raggiunto queste dimensioni solo perché la cifra includeva settori dell’economia che semplicemente non si qualificano come “verdi” eppure apparivano nel numero. Comprendeva ad esempio anche  la produzione, il trasporto e la vendita di gas naturale liquefatto e gas di petrolio liquefatto – altrimenti noto come combustibili fossili – semplicemente perché tali attività erano ora soggette a regolamentazione ambientale.

La mia analisi all’epoca suggeriva che attraverso tali trucchi, i maghi finanziari del governo avevano gonfiato il valore della “economia verde” del 700% nella regione.

Nel 2014 l’ONS si è assunto la responsabilità delle misurazioni annuali dei settori LCREE. Da allora, l’ONS non ha riscontrato “alcun cambiamento significativo” nel “fatturato nell’economia del Regno Unito a basse emissioni di carbonio e di energia rinnovabile” (fino al 2020). Ha anche scoperto che “l’occupazione nell’LCREE del Regno Unito (nel 2020) era stimata in 207.800”, ovvero 1.092.200 in meno rispetto al numero di posti di lavoro che Gordon Brown aveva promesso di creare entro il 2017.

Non sono certo numeri da rivoluzione industriale verde. Tuttavia, la spinta alla decarbonizzazione dell’economia, perseguita adesso sotto forma di Net Zero, ha continuato a far parte della politica industriale ed economica dei governi successivi. I ministri insistono ancora sul fatto che la decarbonizzazione rappresenti un’importante “opportunità” economica per il Regno Unito.

Il sogno verde minaccia di trasformarsi in un incubo quanto più a lungo i suoi sostenitori si rifiuteranno di svegliarsi davanti al suo evidente fallimento. Che abbia fallito non è una sorpresa. A dirla tutta, la Gran Bretagna non ha mai avuto una capacità industriale sufficiente a riciclare i propri rifiuti di plastica, per non parlare quindi di diventare leader mondiale nella produzione di turbine eoliche e pannelli solari. E l’ambientalismo è sempre stato, in fondo, ostile sia all’industria che alla crescita economica.

Non c’è mai stata un’economia verde, né una rivoluzione industriale verde a sostenerla. L’unico senso in cui esisteva questa green economy era quello di una crescita parassitaria sulla vitalità di altri settori. Non è mai stata la fonte primaria della vera creazione di ricchezza, bensì ha tolto numeri altrove per metterli tra le sue fila. Oggi ci troviamo di fronte all’aumento dell’inflazione, a una crisi profonda del costo della vita e a una crisi energetica, che sono state tutte esacerbate sempre dalle stesse fantasie verdi dei governi successivi. Aspettarsi che il sogno verde diventi realtà ora fa correre il rischio di fare danni molto gravi.

di Ben Pile, traduzione Martina Giuntoli

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