Si avviano alla fine le guerre civili in Yemen e in Siria: tutte e due in corso da molti anni, sanguinose e terribili. L’Arabia Saudita ha di fatto mollato gli Stati Uniti, dei quali era il benzinaio nonché la longa manus in Medio Oriente, e ha cessato di appoggiare con le armi le fazioni anti-governative nei due Paesi.

L’Arabia Saudita era il perno, o almeno una pedina molto importante, delle coalizioni internazionali a trazione statunitense intenzionate a rovesciare con la forza i governi dello Yemen e della Siria. Ora sta riallacciando i rapporti diplomatici sia con il governo yemenita sia con quello siriano.

GLI USA PERDONO TERRENO IN MEDIO ORIENTE

Eppure nessuno dei due Paesi ha molto da offrirle – solitamente le guerre finiscono in questo modo – se non rovine e infinito dolore umano. Forse è davvero volontà di pace e di mondo multipolare: non uno dei soliti patti di dare ed avere.

I nodi del Medio Oriente in pratica stanno allentandosi man mano che indietreggia l’influenza statunitense. Gli Usa avevano il sostanziale controllo, anche attraverso il divide et impera, su un’area nel suo complesso cruciale per gli approvvigionamenti di petrolio del mondo intero. Ma ora la guerra contro la Russia in Ucraina sta facendo emergere un mondo multipolare nel quale gli Usa perdono terreno.

La svolta in Siria e in Yemen fa il paio con la riduzione della produzione di petrolio che vari Paesi, in prevalenza mediorientali, hanno deciso nei giorni scorsi. L’Arabia Saudita, in particolare, ha stabilito una riduzione massiccia. Anche questo è uno schiaffo per gli Stati Uniti, che desideravano l’esatto contrario.

CHE COSA STA SUCCEDENDO NELLO YEMEN

La madre di tutte le distensioni è stato lo storico accordo per la ripresa delle relazioni diplomatiche e dei rapporti economici fra l’Arabia Saudita e l’Iran, un arci-nemico degli Usa. Il processo di pace in Yemen ne è quasi una conseguenza. Si tratta infatti di porre fine alla guerra civile da un lato fra i ribelli Houti, appoggiati dall’Iran, e dall’altro il governo appoggiato da Arabia Saudita, vari Paesi filo occidentali e Usa, i quali hanno effettuato essi stessi centinaia di bombardamenti.

La guerra nello Yemen, iniziata nel 2014, ha raramente conquistato i grandi titoli sui media mainstream occidentali. Eppure ha causato la più grave crisi umanitaria dei tempi recenti. Nel gennaio 2021, oltre la metà dei circa 24 milioni di abitanti era alla fame: la fame vera e brutta, quella che può far morire. Quasi tutti gli yemeniti  avevano bisogno di assistenza umanitaria: e non era per niente detto che riuscissero a riceverla. Le vittime erano calcolate in oltre 230 mila.

Circa un anno fa, le Nazioni Unite hanno mediato una tregua. Ben pochi si aspettavano che reggesse. Men che meno ci si aspettava che  la tregua diventasse un processo di pace. Invece è accaduto: ora l’Arabia Saudita ha colloqui sia con il governo sia con gli Houti.

LA GUERRA DIMENTICATA IN SIRIA

E poi la Siria, l’altro conflitto lungo, terribile e spesso dimenticato in Occidente. È iniziato nel 2011. Stati Uniti, Arabia Saudita ed altri Paesi dell’orbita occidentale hanno dato appoggio ai ribelli antigovernativi attraverso azioni militari. A favore del presidente Assad, invece, la Russia e l’Iran. La Russia è intervenuta direttamente nel 2015, su richiesta dello stesso Assad. Gli Stati Uniti avevano truppe in Siria fino al 2018.

Le Nazioni Unite hanno contato in Siria 400 mila morti. Su 21 milioni di siriani, oltre 13 milioni hanno dovuto lasciare le loro case. Di essi, oltre tre milioni  sono fuggiti profughi in Turchia e in Europa.

Anche in questo caso la fine sembra ormai prossima. L’Arabia Saudita, oltre a riallacciare i legami diplomatici con la Siria di Assad, sta adoperandosi affinché essa rientri rapidamente nella Lega Araba. Col che la Siria smetterà di essere il cane rognoso del Medio Oriente.

Tutti questi sviluppi sono il frutto della cartolina di addio che di fatto, anche se non formalmente, l’Arabia Saudita ha mandato agli Usa. È così venuto meno il divide grazie al quale gli Usa si assicuravano il controllo sul Medio Oriente. L’impera sta tramontando di conseguenza: peraltro, non solo in quella regione.

GIULIA BURGAZZI

 

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