In principio era il Verbo, si legge nell’immortale incipit gnostico del Vangelo di Giovanni (e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio). Uscendo per un attimo dal contesto religioso, si potrebbe anche considerare il semplice profilo letterario – poetico – di quella specie di capolavoro. Verbo, sì. Volendo, anche: vibrazione. Origine vibrazionale dell’universo, della vita stessa. Un’emissione d’onda.

Troppo acrobatica, l’interpretazione? In qualche modo, vi risuona quella che oggi è la frontiera teorica della fisica dei quanti. La materia come energia provvisoriamente addensata nello spazio-tempo. Però figlia – comunque – di una invisibile frequenza “creante”. Ne sapeva qualcosa Giordano Bruno: e non c’è bisogno di ricordare come finì, la sua avventura terrena.

CHIESA E MASSONERIA

Proprio lui, il Nolano, era considerato forse il più prestigioso intellettuale del suo tempo: ospite delle corti più importanti, ascoltato docente nelle migliori università d’Europa. Ancora oggi, i massoni lo considerano una sorta di proto-martire del network liberomuratorio, elevandolo a simbolo della libertà di pensiero duramente repressa dal potere dispotico, fondato sul dogma.

In un paese come il nostro, segnato da eredità pesanti (da un lato l’oscurantismo dello Stato Pontificio dei tempi che furono, dall’altro le ombre lunghe della Loggia P2), non è mai facile esaminare lucidamente il milieu massonico, così decisivo – a quanto risulta – a partire dalla stessa Unità d’Italia. “Colpa” anche della massoneria stessa, in un certo senso: elusiva per vocazione, gelosa com’è del suo “segreto iniziatico”.

MISTERI O SEGRETI?

Di recente, comunque, alcuni grembiulini italiani sono diventati loquaci: hanno svelato la loro identità e fornito chiavi di lettura spiazzanti, per decifrare il presente e certi retroscena del grande potere mondiale. Ci hanno “spiegato” chi comanda il mondo, secondo loro. E ci hanno illustrato parecchi risvolti inconfessabili. Tranne uno. E cioè: che cosa distingue un semplice clan di potere da una struttura di comando squisitamente massonica?

Per tradizione, come ogni vera comunità iniziatica, la massoneria non scopre le sue carte. Si limita a lasciar trasparire qualche indizio. Per esempio: sostiene di detenere e custodire una sorta di conoscenza ulteriore, ancestrale, riservata a pochi. Incentrata su che cosa? Semplificando: sulla vera essenza della realtà. Concezioni che sarebbero trasmesse ad personam, “da bocca a orecchio”. E comunque, deducibili anche decifrando – con l’ausilio di opportuni codici – l’affascinante linguaggio dei simboli.

NEW AGE: NUOVE FIABE

Misteriosofia, ermetismo, alchimia, astrologia. Cabala ebraica ed esoterismo cristiano. Le ascendenze egizie, indiane, arabe. Un sapere di tipo sincretico, che attraversa filosofie e religioni provando a tenere tutto insieme, pur nel rigoroso esercizio del dubbio. Ma appunto: senza lasciar fuoriuscire nulla, dai templi frequentati solo dagli adepti. Come se si trattasse di una sorta di monopolio pressoché obbligatorio, anche mutuato da una precisa interpretazione del noto ammonimento evangelico (“non getterai le tue perle ai porci”).

Poi, certo, il mare magno dei cosiddetti saperi paralleli e alternativi, non ufficiali, è stato notoriamente solcato anche dal grossolano business della new age, che tutto banalizza. Da decenni, impazzano pubblicazioni e corsi, conferenze, televendite di amuleti. Santoni e guru sfiorano le vette del divismo: promettono clamorose rivelazioni a gettone, anche in comode rate. Magari lambiscono frammenti di verità, ma poi divagano. Offrono essenzialmente suggestioni, che spesso si trasformano in fatturati. Tecnicamente: mestiere. Una pratica che a volte odora anche di speculazione, se la terra promessa (o meglio, offerta in vendita) è addirittura la felicità suprema dell’illuminazione.

IL VALORE DELLA RICERCA

Tutto molto americano, in senso deteriore: mercantile. Il marketing della sapienza presunta. Pubblicità-regresso: perché tutto quell’agitare speranze, sfruttando le paure e le insicurezze del pubblico, promuove a piene mani una certa credulità. Si smerciano certezze solo apparenti, fra altarini indù e campane tibetane. Ultimissima moda: la storiella – altro affarone di sicuro successo – della musica “liberatoria”, che si otterrebbe semplicemente accordando il La a 432 Hertz. Venghino, siòri, ad ascoltare il prodigio della frequenza cosmica che vi donerà l’eterno benessere.

Poi, per fortuna, esistono personaggi di tutt’altra natura. Non amano mettersi in mostra, non vendono talismani. Niente seminari a pagamento: solo lezioni gratuite. Motivate da un’urgenza che profuma di libertà: condividere le loro conoscenze con il maggior numero di persone, per amore della verità. Altro tratto distintivo: questi soggetti studiano, si documentano. Passano la vita sui libri e nei santuari dell’arte, a interrogare opere e monumenti. Praticamente, non fanno altro. Non smettono mai di cercare indizi, di scovare prove e testimonianze.

MAGNANI & CASTRONOVO

Sono ricercatori italiani, di livello elevato. A questo compito si sono praticamente consacrati: la loro è diventata una missione, animata da una passione insopprimibile. Due nomi: Riccardo Magnani e Maria Castronovo. Lui lombardo, lei laziale. Lui bocconiano, con alle spalle una carriera di consulente economico per le imprese. Lei stimatissima insegnante, ora in pensione. Che cosa li accomuna? La sobrietà estrema, l’inflessibile serietà del loro impegno. La dedizione assoluta. E l’adamantina onestà intellettuale, oltre che una buona dose di acutezza.

Segnalarli è un piacere, prima ancora che un dovere di cronaca. Perché questi due autori hanno inanellato scoperte che appaiono sensazionali: Magnani su Leonardo, Castronovo su Dante. Veri e propri monumenti dell’italianità, riscoperti nella loro vera cifra. Qualcosa di insospettabile. E di così scomodo da essere silenziato per secoli. Tant’è che, ancora oggi, sia sull’opera dell’Alighieri che su quella leonardesca succede regolarmente di leggere amenità o addirittura barzellette.

DANTE E LEONARDO

Chi erano, i “veri” Dante e Leonardo? Non assomigliavano per nulla al loro ritratto ufficiale: quello reiterato all’infinito dalla scuola, dall’università e dall’editoria. Erano due formidabili eretici: uomini-contro, letteralmente “antisistema”. Trasmettitori di una conoscenza antichissima e poi denegata, rimossa, sepolta nell’oblio dall’autorità costituita, religiosa e non. Quale conoscenza? Quella degli antichi. Che avevano ben chiara un’infinità di cose: la sfericità della Terra, l’importanza delle influenze cosmiche. E inoltre – non c’è bisogno di dirlo – erano perfettamente al corrente dell’esistenza del Nuovo Mondo.

Nessuno ha mai scoperto le Americhe per davvero” è, appunto, uno dei titoli che Magnani ha dato alle stampe, di recente. La tesi, ben documentata: non solo Cristoforo Colombo non avrebbe “scoperto” proprio niente, ma c’è addirittura la possibilità che non sia mai neppure esistito. Un personaggio di fiction? Pare di sì, sostiene l’autore: creato a tavolino per imbastire la vera, grande operazione di potere: la conquista del continente americano da parte delle potenze cattoliche iberiche, prima che la situazione geopolitica precipitasse. Infatti a Firenze – allarme rosso – era comparso un certo Lorenzo il Magnifico: non italiano, ma addirittura americano (di sangue reale incaico). Seriamente?

DA VINCI, QUELLO VERO

Ecco: il bello di Magnani è che si situa agli antipodi di qualsiasi complottismo. Le sue affermazioni sono sempre provate e verificate al millimetro. Il che risulta particolarmente increscioso, per chi si ostina a ignorarle. Tutto questo suggerisce la misura di una colossale, storica manipolazione: una frode epocale, ai nostri danni. E cos’altro non dovremmo venire a sapere? Per esempio, che Leonardo – con ogni probabilità – si chiamava Giovanni: non era figlio di messer Piero da Vinci, bensì di Piero de’ Medici detto il Gottoso, padre (adottivo) del “peruviano” Lorenzo.

Perché tanti misteri? Presto detto: perché proprio Leonardo – prescelto dal filosofo bizantino Giorgio Gemisto Pletone, patriarca delle scuole misteriche mediterranee – sarebbe stato incaricato (così come gli intellettuali dell’accademia neoplatonica, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola) di trasmettere – nelle opere d’arte – i codici dell’antica sapienza classica, la conoscenza delle leggi universali. Un sapere che, da mille anni, era praticamente scomparso dai radar: cancellato e censurato, dal potere dogmatico che si era installato a Roma.

LA MUSICA SCAVA IL CIELO

Se il besteller “Ceci n’est pas Leonardo” può risultare decisamente sconcertate, le spiegazioni – sulla vera natura del lascito leonardesco – vengono offerte per esteso nel saggio “La musica scava il cielo”, di cui è appena uscito il secondo volume. In sintesi: Leonardo avrebbe fatto da battistrada per tutti gli artisti del Rinascimento. Senza neppure inventare niente: sia pure in modo magistrale – mirabile, straordinario – avrebbe sostanzialmente recuperato il “know how” che aveva rappresentato, in epoca classica, il nostro grande patrimonio conoscitivo: chi siamo, perché siamo qui. Che cos’è l’universo e come “funziona”.

Pietre miliari? Tante: a cominciare da Eraclito, Platone e Pitagora. Per continuare con Vitruvio, Cicerone, Severino Boezio. Non era un segreto, allora, la “musica delle sfere”: l’armonia dell’universo, perfettamente percepibile. La possibilità di mettersi in sintonia con l’emissione celeste, per raggiungere uno stato di benessere assoluto e contribuire così all’intensità emozionale del tutto: un vero e proprio salto dimensionale. Imprescindibile lo studio delle cosiddette quattro arti liberali: aritmetica, geometria, astronomia e musica. Il Quadrivio, la via maestra. Lentamente messa da parte, a beneficio del Trivio: grammatica, retorica e dialettica. L’arte minore, speculativa. Nella quale può facilmente prosperare la menzogna, truccata da verità.

DAL QUADRIVIO AL TRIVIO

Siamo davvero caduti in basso, dal nobile Quadrivio al volgare Trivio? Ebbene sì: l’artificio culturale dogmatico ci avrebbe letteralmente separati dal cielo. Cioè dalla possibilità di percepire in modo diretto la “musica” degli astri, da cui dipenderebbe la qualità della vita sulla Terra. È il senso – nascosto – della stessa Divina Commedia. Dopo qualcosa come 700 anni, lo ha scoperto Maria Castronovo. La professoressa è davvero riuscita nell’impresa: decifrare l’inafferrabile “quarto livello” dantesco, ermeticamente inaccessibile.

Come ci è arrivata? Nel modo più impensabile: mettendosi a contare. E scoprendo che l’intero poema è costruito sul numero 12. Nella visione pitagorica abbracciata da Dante, imbevuto di gnosticismo e catarismo, il Demiurgo avrebbe utilizzato proprio il 12 per dare forma all’universo. Dai numeri, la studiosa è passata alla geometria: ottenendo tre triangoli isosceli disposti uno sull’altro, a formare una stella con dentro un’altra stella, più piccola, attorno al ricamo della Croce Templare. E tutto questo, l’ha dedotto traducendo – per via numerologica – la formidabile precisione degli endecasillabili, meticolosamente disposti lungo i cento canti.

L’ALIGHIERI SVELATO

In altre parole: una sorta di ingegneria invisibile, per riprodurre la nascita dell’universo e il suo funzionamento, il suo “orologio” inesauribile. Tutto spiegato, per esempio, nel libro-capolavoro “Il valzer dei canti stellati”, gratuitamente scaricabile dal sito di Maria Castronovo. Per sette secoli, l’Alighieri aveva inchiodato gli esegeti e i più dotti critici alle sole tre letture tradizionali: testuale, allegorica e filosofica. Ma c’era sempre quella strana ridondanza, quell’architettura risuonante: il numero 12. Che poi è 4 volte 3 (cioè 8, direbbe qualcuno, pensando al Settenario che precede l’Ottava, con cui proprio Leonardo costruirà l’Ultima Cena: i 12 apostoli radunati in 4 gruppi di 3 persone). Dinamiche energetiche universali: matematica, musica.

Che cosa raffigura, lo schema geometrico ottenuto dai numeri presenti nella Divina Commedia? Risposta: un solido platonico. Un cubo “magico” che si muove nello spazio e nel tempo. Precisamente: un ipercubo cosmico, in quinta dimensione. La sua forma: una strana stella a otto punte. Già presente in India, nel mondo arabo e in quello mesopotamico, caldeo e sumero. Quinta dimensione? L’infinito. Qualcosa che supera lo tripartizione dello spazio, oltrepassa anche il tempo e si spalanca appunto sul quinto elemento: la coscienza. Di nuovo: il tesoro di un sapere millenario, incastonato in quei versi. Pitagora e l’Oriente, i Sufi, l’ambiente islamico e quello rabbinico. L’Egitto e poi la Grecia, patria del mito.

L’ASCENSORE PER IL CIELO

La Commedia riletta da Maria Castronovo? Un ascensore per il cielo: salvezza, istruzioni per l’uso. Il messaggio: identico a quello di Leonardo. Siamo qui per esprimere armonia, in accordo con l’universo: che infatti ci invita a collaborare. Per farlo non ci manca niente, certe chiavi le possediamo dalla nascita. A farcele smarrire provvede la sottocultura autoritaria che si è impossessata del nostro mondo, da secoli. Nel Rinascimento, quei titanici italiani provarono a riportarla tra noi, l’antica conoscenza. E oggi la loro opera è rischiarata dall’impegno appassionato di altri italiani, come Castronovo e Magnani. Ce lo dimostrano: Dante e Leonardo volevano tendere la mano all’umanità, perché si liberasse dalle sue catene.

Sintetizza Castronovo: ci facciamo vincere dall’odio, dalla divisione, dall’efferatezza, dalla sopraffazione, dalla violenza. Ma ci muoviamo comunque dentro un universo che è così “innamorato” di se stesso che, prima o poi, finalmente vincerà. E l’Alighieri – il primo autore, nella storia, a rivolgersi direttamente al lettore, dandogli del tu – sta davvero dalla nostra parte. Lo rivela lui stesso in una lettera a Cangrande della Scala. Ha scritto tutto questo, ammette, per aiutare gli uomini a superare il loro dolore, gettarselo dietro le spalle e vivere felici. Non dopo la morte: ma qui, in questa vita.

RIVELAZIONI SCONCERTANTI

Vero, certe ricostruzioni potrebbero apparire davvero fantasiose, iperboliche: come sempre, quando si squarcia il velo della finzione. Succede anche oggi, con i maggiori temi di attualità: la verità sembra fantascienza, se paragonata al racconto disonesto delle fonti ufficiali. In questo caso, comunque, le rivelazioni presentate poggiano su solide basi: libri corposi, scritti con estrema accuratezza. E il sensazionalismo (di tanti dietrologi e improvvisati “maestri”) non è assolutamente nelle corde di Magnani e Castronovo. Sono sempre attenti a documentare, passo passo, quanto affermano.

Un altro loro grande merito? I due studiosi svelano, con la massima naturalezza e con la più assoluta precisione, tante intuizioni che – di solito – restano nel chiuso di ristrette cerchie, dove magari le interpretazioni vengono anche deformate in senso magico o mistico. Qui invece l’accesso all’altra verità, razionale e lineare, è fornito a chiunque abbia la pazienza di leggere. In ogni caso non c’è nessun mistero, ripetono gli autori: la sostanza delle cose è sotto i nostri occhi. Ed era il pane quotidiano degli antichi. Poi, il sistema nel quale viviamo ha fatto di tutto, perché ce ne dimenticassimo. Credibile? Be’, insomma: di quali nefandezze sia capace, il mainstream bugiardo, lo stiamo tuttora assaggiando sulla nostra pelle.

IL CODICE DELL’UNIVERSO

Che cosa paiono offrire, Dante e Leonardo? L’antidoto al maleficio. Non fanno che ripeterlo, tra le righe: non abbiate paura, non lasciatevi spaventare. Rendetevi conto di quel che siete, veramente: di qual è il vostro immenso potenziale. In sintesi: essere armonici contribuisce al “concerto” del tutto. Qualcosa di estremamente fisico, peraltro. E quindi, è come se ci consigliassero: tornate a imparare le regole del Quadrivio. Rimettetevi in ascolto del cielo. La vibrazione del cosmo: la chiamata incessante, l’infinito e sovrumano splendore prodotto dal “suono” delle orbite planetarie. L’acuto e il grave, l’alto e il basso, il bianco e il nero. Contrasto creativo, la “legge di contesa”: è lì che nasce “bellissima armonia”.

Parafrasando quel tale: in principio era il Verbo. O meglio: è il Verbo, da sempre e per sempre. Per non sentirla, quella voce, basta davvero sprofondare nella paura. Ed è esattamente questo, che si è fatto, specie negli ultimi anni: terrorizzare l’umanità. Nel caos, sono emersi anche i cori dei falsi profeti: le loro scorciatoie, ancora una volta basate sul fideismo settario. Il che è doppiamente deprimente, nel paese di Dante e di Leonardo. La loro essenza – il loro logos profondo – è esattamente consonante con quanto va scoprendo, proprio oggi, la fisica dell’invisibile. Parla da solo l’ultimo Nobel attribuito agli scopritori del cosiddetto “entanglement”: le particelle che “si parlano” a distanza, rivelando l’autonoma intelligenza emotiva dell’universo.

GIORGIO CATTANEO

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