In Moldova lo Shor, il principale partito d’opposizione nonché filo-russo, è stato messo fuorilegge e sciolto in questo mese di giugno 2023 perché accusato di organizzare proteste che destabilizzano il Paese.

È il Paese più povero d’Europa e può essere considerato il canarino della miniera dell’Ue, la quale ha aperto alla Moldova una prospettiva di integrazione. In cambio, le chiede una prova d’amore, cioè un’inossidabile fedeltà ultra atlantica: anche a costo di ridurre la gente in miseria e di usare il pugno duro contro chi osa protestare.

L’integrazione europea propugnata dal governo moldavo significa, fra l’altro, voltare le spalle alla Russia con la quale la Moldova – un’ex repubblica sovietica – ha storici legami. Lo stop all’acquisto del gas russo ha comportato rincari generalizzati: innanzitutto l’energia e poi a cascata il resto.

LE PROTESTE IN MOLDOVA

Per mesi nelle strade di Chisinau, la capitale, si sono svolte proteste contro il caro vita. Principale organizzatore, il partito Shor. Le manifestazioni sono state represse in modo tale che irreprensibili associazioni occidentali hanno accusato la Moldova di violare i diritti umani.

E ora per il partito Shor è arrivata la messa al bando. La Corte costituzionale ha stabilito che la sua esistenza è illegale. Il leader di Shor è un oligarca – qui diremmo: un imprenditore – accusato di maneggi e corruzione. Nulla di particolarmente muovo per le cosiddette democrazie occidentali tipo quella italiana.

Coloro che in Moldova hanno ottenuto cariche elettive con il disciolto partito Shor possono mantenerle: ma come indipendenti. Fra costoro c’è anche il neo governatore (altrimenti detto bashkan) della Gagauzia, una regione della Moldova. Si chiama Evghenia Gutul. Ha vinto le elezioni nello scorso mese di maggio 2023; dietro allo Shor si è piazzato il partito socialista, anch’esso etichettato come filo-russo. L’appartenenza del governatore della Gagauzia ad un partito fuorilegge sta causando una complicata situazione istituzionale.

UN PERICOLOSO PRECEDENTE

Le proteste contro i prezzi insopportabilmente alti che Shor ha guidato vengono descritte come un un tentativo di destabilizzazione a vantaggio della Russia. In un Paese povero e di recente ulteriormente impoverito le proteste divampano facilmente anche senza ingerenze straniere: ma tant’è.

Peraltro, anche in Italia pagare le bollette e fare la spesa è sempre più un salasso. La frutta e la verdura, poi! Se un domani qualcuno proverà a protestare, scatteranno le accuse di destabilizzazione a vantaggio della Russia? In questo senso davvero la Moldova – formalmente, una Repubblica parlamentare come l’Italia – può creare un pericoloso precedente ed essere un canarino nella miniera.

Per quanto riguarda la Moldova, le proteste contro la miseria che avvolge il Paese sono proseguite anche dopo la messa al bando del partito Shor. In questo mese di giugno 2023 i contadini sono scesi a lungo in piazza con i trattori, presidiando le strade dalla capitale. Chiedevano al governo di compensare con sussidi il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli dovuto alle importazioni dall’Ucraina.

Hanno ottenuto più o meno una carotina: sussidi, sì, ma – dicono – ampiamente insufficienti. Annunciano che, se non avranno di più, ricominceranno a protestare il primo agosto. Sempre che l’accusa di destabilizzare il Paese a vantaggio della Russia non si abbatta, nel frattempo, anche su di loro.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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