La benzina ed il gasolio faranno verosimilmente la fine del gas. Diventeranno cioè scarsi, cari e forse razionati. È l’effetto prevedibile del divieto Ue di importare petrolio russo, in vigore da lunedì 5 dicembre 2022, insieme al tetto di prezzo per il petrolio russo.

La crisi dei carburanti che si profila all’orizzonte è un autentico elefante nella stanza. Ovvero: si tratta di un fatto importantissimo che prevedibilmente si verificherà – basta guardare i numeri – anche se nessuno ne parla.

Riassunto delle puntate precedenti. Il tetto di prezzo per il petrolio russo, fissato dall’Ue in 60 euro al barile, riguarda i servizi come assicurazione e certificazione, indispensabili alle petroliere per navigare. La maggior parte delle società che li forniscono ha sede in Europa. Ora è possibile assicurare e certificare le petroliere cariche di petrolio russo solo se il prezzo di vendita è inferiore ai 60 euro.

La Russia si è già attrezzata da tempo con fornitori alternativi di assicurazioni e certificazioni,  ma nessuno sa cosa accadrà al mercato mondiale del petrolio. Il Financial Times ad esempio segnala un ingorgo di petroliere russe già formatosi attorno ai Dardanelli. Motivo: la Turchia sta controllando se certificazioni ed assicurazioni sono in regola.

Ma oltre al tetto di prezzo c’è anche il divieto di importare nell’Ue petrolio russo trasportato via mare, al quale dal 5 febbraio si aggiungerà il divieto di importare prodotti petroliferi. L’Ungheria si è impuntata ed ha ottenuto un’esenzione. Continuerà ad importare petrolio russo tramite oleodotto.

Per cercare di intuire gli effetti di questo embargo bisogna considerare quanto petrolio russo l’Ue importava fino all’altro ieri e a che cosa serve. Alla prima domanda ha riposto l’Iea (International energy agency, agenzia internazionale per l’energia) nel suo rapporto di novembre.

Secondo l’Iea, in ottobre l’Ue ha importato dalla Russia 1,1 milioni di barili di petrolio russo al giorno, più altrettanti barili di carburante derivato dal petrolio. Questi ultimi verranno a mancare in febbraio. I primi sono già venuti a mancare. A che cosa servivano?

La risposta viene dalle statistiche della Commissione europea. Nell’Ue, il 70% del petrolio – di tutto il petrolio, russo e non – viene impiegato nei trasporti. Diventa cioè carburante. La quota maggiore va al trasporto stradale, dunque benzina e gasolio; viene poi il carburante per le navi e gli aerei. Il restante 30% è frammentato fra usi industriali ed energetici.

Dunque, con il divieto di importare petrolio russo nell’Ue verrà a mancare innanzitutto il carburante. Con ogni probabilità non accadrà già domattina: le raffinerie hanno le loro scorte e ci sono anche le scorte nazionali di emergenza. Però con ogni probabilità accadrà. Prevedibile la corsa a fornitori alternativi nell’ambito di un mercato perturbato dal tetto di prezzo, il rincaro, l’impossibilità di soddisfare completamente la domanda: lo stesso copione già visto per il gas.

L’Unione europea, che ha imposto il divieto di importazione del petrolio, annuncia che spezzeremo le reni alla Russia ma non risulta che si sia occupata di come aggiusteremo le nostre, di reni. In queste circostanze, tenere un paio di taniche di benzina sotto il materasso potrebbe essere una buona idea.

GIULIA BURGAZZI