Il virus si attenua, ma le scuole restano la roccaforte della psicopandemia

Nella folle corsa all’inseguimento del virus le scuole sono diventate -almeno in Italia- la roccaforte del delirio burocratico anti-covid, in cui bambini, insegnanti e genitori rimangono ad oggi loro malgrado intrappolati. Negli ultimi due anni, i bambini hanno avuto il loro momento di sinistra notorietà: sono stati loro infatti ad essere additati subito dopo i runner ed i proprietari di cani quali super untori della comunità, guadagnandosi un distacco netto sui no-vax che sarebbero arrivati solo molto tempo dopo.

Sono stati proprio i più piccoli a protocollare per il mondo adulto quel set di regole divenute poi così diffuse, come il distanziamento, l’utilizzo delle mascherine, lo sfregamento compulsivo delle mani con gel idroalcolico, l’impossibilità di prestarsi oggetti o peggio ancora scambiarsi la merenda. Eppure, specialmente con l’arrivo di Omicron, l’evidenza scientifica è nell’italiano stivale sempre (o quasi )inversamente proporzionale ai mezzi di contrasto all’epidemia posti in essere tra i banchi. Meno letale è il virus, più aumentano tamponi e restrizioni.

D’altra parte questa politica si inserisce coerentemente nel quadro di un paese che è anche l’unico che sta resistendo seppur vacillando alla narrativa del COVID. Ed ha costruito così tanta burocrazia attorno all’istruzione che non se la sente proprio di liberarsene (e liberarcene), alla stregua di chi tiene su un ammasso di macerie puntellandolo e sperando che l’inevitabile crollo non travolga il sistema.

E ora a che punto siamo?  Lungi dall’abbandonare la narrativa quindi, con gli ultimi decreti aumentano ancora le oscure regole tra tamponi numerati e positivi nelle classi. L’ultimo indecente esempio sono le norme di gestione della quarantena e della didattica a distanza.

File chilometriche nelle farmacie, ore di attesa per QR code che  non arrivano, madri che testano indiscriminatamente bambini con sintomi e senza, mascherine FFP2 da indossare per ore, e la temutissima risposta “non lo so, non l’ho capito” quando si affronta una questione pratica che non è nel decalogo del ministero.

Molti genitori hanno trovato il rapporto costo- beneficio intollerabile per i loro bambini giudicando l’ambiente scolastico tossico e assolutamente anti educativo, ed hanno scelto l’educazione parentale, la cosiddetta home schooling che nei paesi a noi vicini è ben nota da anni.

Ma con la DAD che resta, il gel che resta , i dispositivi di protezione che restano, le quarantene che sono solide rocce del regime e il bip del termometro del mattino, rimane un grande quesito: cambierà mai qualcosa per i bambini? Coloro che tra l’indifferenza assoluta di molte categorie professionali hanno pagato il prezzo più alto riusciranno a tornare a vivere?

Una cosa è certa. Sarà difficile per  il governo riuscire a sostenere questo tipo di sistema quando rimarrà il solo in Europa, e quando poi dovrà  spiegare ai bambini (e ai genitori) che i loro omologhi inglesi a scuola finalmente respirano e si abbracciano liberamente.  Molte madri stanno smettendo di credere che quel che avviene a scuola è per il bene dei loro figli.  La chiave di svolta è proprio lì. Sempre e solo lì.

Risvegliamo i genitori, prima ancora che si risvegli il governo.

MARTINA GIUNTOLI

Sostieni Visione TV

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni personali

Informazioni carta di credito
Questo è un pagamento sicuro crittografato SSL.
Termini

Totale Donazione: €25 One Time

Sostieni Visione TV

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni personali

Informazioni carta di credito
Questo è un pagamento sicuro crittografato SSL.
Termini

Totale Donazione: €25 One Time