Il vaccino dei divi di Stato: quando gli artisti si fanno testimonial del pensiero unico

L’aveva promesso il Commissario Arcuri in una sua intervista al “Corriere della sera” rilasciata nello scorso gennaio:

“Quella per la vaccinazione sarà una campagna di comunicazione emozionante a cui parteciperanno registi, direttori d’orchestra e letterati che vogliono bene al proprio Paese”.

Benché, nel frattempo, le chiavi del comando siano passate all’apparentemente più austero Generale Figliuolo, nulla è cambiato nel piano di spettacolarizzazione della salute pubblica iniziato oramai da molti mesi.

Nulla che non avesse preconizzato Guy Debord nel suo La Società dello Spettacolo, scritto nel 1967, si intende, ma proviamo per un attimo a riflettere sui cortocircuiti che una simile filosofia di azione mette in atto.

Innazitutto ci sembra rilevante notare come una campagna vaccinale divenga nella visione distorta dei suoi artefici una “campagna di comunicazione”, laddove dunque lo scopo da raggiungere non è l’efficacia del provvedimento relativamente a un problema sanitario, ma la diffusione di un brand, esattamente come nel mondo del marketing e della pubblicità.

All’interno di questa realtà che si fa marketing assistiamo al più decisivo dei processi di falsificazione, ossia quello secondo cui gli artisti, gli uomini di cultura o di spettacolo divengono testimonial, divengono influencer per utilizzare il gergo odierno, divengono per l’appunto dei “divi di Stato”.

È il caso ora di rilevare un punto essenziale di questa vicenda: l’uomo della strada obietterà che l’artista che si fa fotografare durante l’atto di vaccinarsi si impegna in prima persona per una “causa giusta”. Ebbene, ciò che dovremmo rispondere in questi casi è semplicemente che ci sfugge quale sia il coraggio sociale e la consapevolezza di qualcuno che sta procedendo esattamente nella direzione della corrente. Risulta forse che il grosso della narrazione si stia impegnando contro i vaccini? La risposta, ovvia, dovrebbe di per sé bastare.

Ma esiste un punto più sottile: compito di un artista degno di essere chiamato tale e portatore di una consapevolezza più alta della desolante media dovrebbe quello di porsi come unica autocensura quella di non aderire pedissequamente alle parole d’ordine e ai dogmi della società in cui vive. L’artista deve porre dubbi, contestare, indicare strade alternative e itinerari più impervi, deve andare “laddove nessuno ha il coraggio di andare”. Non deve essere, appunto, un testimonial. Aderire in massa a campagne di stato non è un buon modo di favorire la comunicazione artistica, quando anche se ne condividano genuinamente gli scopi. Ricalcare gli hashtag governativi partoriti dal Casalino di turno, ugualmente, non è un buon servizio alla creatività…

Aggiungiamo un ultimo, ma significativo elemento. La spettacolarizzazione dell’atto della vaccinazione comporta un ennesimo abbassamento della qualità in ambito della comunicazione: le foto che ritraggono una azione privata, con l’ago che penetra il proprio corpo, è un salto di qualità della visione pornografica, che, non doma di operare una virtualizzazione nell’ambito del desiderio e del piacere, entra di prepotenza nella sfera della salute e della malattia delineando nuovi confini al voyeurismo di massa.

Quando ci imbattiamo nella foto del Jovanotti o della Patti Smith di turno non ci troviamo di fronte a un mero atto di opportunismo politico, ma dobbiamo prendere atto anche della volontà di nuocere all’Arte. Ciò di cui questi signori si credono interpreti…

Per approfondimenti:

Antonello Cresti

Saggista, conferenziere ed agitatore culturale.
Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Firenze.
Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album.

Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura.

E’ ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale.

Collabora con numerose testate giornalistiche nazionali tra cui CulturaIdentità e Optimagazine.

E’ fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

E' Vicepresidente Nazionale di Ancora Italia

View all posts

Sostieni Visione TV

1.716 of 2.000 donors
Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Totale Donazione: €25,00 mese