Perfino la Francia ora scambia il gas utilizzando lo yuan, la valuta cinese. La notizia si aggiunge a varie altre, recentissime, di analogo tenore: de-dollarizzazione del commercio internazionale e tramonto del petrodollaro. Si tratta di uno sviluppo della guerra in Ucraina ora in corso fra Russia ed Occidente che, all’inizio, non era preventivato.

Se quella in Ucraina è una guerra ibrida globale che non avviene solo sui campi di battaglia, sul fronte economico e finanziario le cose stanno mettendosi male da tempo per la supremazia dell’Occidente.

Nell’ultimo anno, la Russia ha tessuto una fitta rete di relazioni diplomatiche e commerciali al di fuori dell’Occidente stesso. Uno degli epicentri di questa rete sono i Brics – c’è la coda per entrarci – che sono impermeabili alle sanzioni contro la Russia e che pensano ad una valuta comune alternativa al dollaro. Ma non solo più i soli.

LE VALUTE ALTERNATIVE AL DOLLARO

La supremazia degli Stati Uniti – il cuore e il motore dell’Occidente – sta declinando anche sul piano della diplomazia e degli armamenti. E ora Cina e Brasile si sono accordati per rottamare il commercio in dollari a favore delle valute nazionali. Idem l’India e 18 Paesi fra cui Russia, Kenya, Oman, Tanzania, Uganda. O almeno: sta decollando il meccanismo per gli scambi commerciali in rupie, la valuta indiana.

La rottamazione del dollaro e delle altre valute di contorno (sterlina britannica, euro e yen giapponese) è in corso anche all’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico. Si tratta della più importante organizzazione intergovernativa del Sud-Est asiatico. Comprende 10 Paesi, fra cui Indonesia e Vietnam.

L’Asean si sta attrezzando per regolare gli scambi con le valute nazionali. L’Indonesia spinge anche per utilizzare carte di credito e circuiti di pagamento alternativi a quelli occidentali.

Il fatto che il dollaro sia (fosse?) la valuta più usata nel mondo ha concesso agli Usa un esorbitante privilegio, come disse Giscard d’Estaing quando era presidente della repubblica in Francia: in sostanza, gli Usa non devono preoccuparsi di consumare più di quando producono.

L’EROSIONE DEL PETRODOLLARO

Il vento però, pare, sta cambiando anche per il petrodollaro, cioè per gli scambi in dollari del petrolio e più in generale dei combustibili. Dagli anni ’70, il petrodollaro è il nocciolo duro dell’esorbitante privilegio.

L’erosione del petrodollaro, iniziata con gli scambi in yuan fra Cina e Russia, si sta estendendo all’India. Quest’ultimo aspetto costituisce un effetto collaterale imprevisto del tetto al prezzo del petrolio russo (60 dollari al barile) fissato dall’Unione europea e dagli Usa.

Il petrolio russo ha un prezzo effettivo superiore al tetto e l’India è diventata il principale cliente della Russia. Anche vari acquisti indiani di petrolio russo stanno avvenendo con valute diverse dal dollaro, come le rupie indiane e i dirham degli Emirati Arabi Uniti. Ora si parla di creare una rupia digitale per gli scambi fra i due Paesi.

GIULIA BURGAZZI

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