Sembra proprio che Matteo Salvini abbia deciso, ormai da tempo, di fare tutto quanto in suo potere per distruggere il consenso elettorale della Lega e la sua immagine personale, che poi a ben guardare sono la stessa cosa, visto che viviamo da tempo in un’epoca di partiti personali che sono più che altro comitati elettorali del laeder.

La scelta di andare in Polonia per dare il suo contributo (non è ben chiaro quale) per l’accoglienza dei profughi ucraini, ne è un esempio lampante.

Il leader del carroccio è stato umiliato dal sindaco di Przemysl, città della Polonia al confine con l’Ucraina, che si è rifiutato di riceverlo e ha mostrato una maglietta con l’immagine di Putin, di quelle che Salvini, seppur in formato felpa, ha spesso indossato. Successivamente lo stesso Salvini è stato contestato da un gruppo di italiani presenti in Polonia che gli hanno urlato “buffone” e gli hanno ricordato quando affermava che per mezzo Putin avrebbe ceduto volentieri due Mattarella.

La figura penosa fatta dal leader leghista è stata trasmessa nella tv polacca e, ovviamente, se ne è parlato su tutti i principali media italiani.

Per “il migliore amico di Putin” e il politico che più si è opposto all’arrivo in Italia di migranti e rifugiati, andare nel Paese più ostile alla Russia che ci sia in Europa a parlare di accoglienza di profughi è un suicidio, a livello di immagine, e non è chiaro perché Salvini lo abbia voluto (o dovuto) fare.

Ma quello polacco non è il primo caso in cui “il capitano”, in genere bravissimo nella comunicazione, fa improvvisamente errori grossolani che lo allontanano dal suo elettorato.

Di pagliacciate Salvini ne ha sempre fatte parecchie, intendiamoci, come quando citofonava in casa delle persone chiedendo a chi rispondeva se fosse uno spacciatore.

Va detto che tempo dopo lo scandalo suscitato dalla citofonata, due membri della famiglia di tunisini, a chi Salvini aveva chiesto se spacciassero, furono effettivamente arrestati per spaccio e possesso di armi e soldi falsi, ma la modalità di domandare a presunti criminali se lo siano effettivamente è più adatta al gabibbo che a un ministro della Repubblica.

Peraltro quella di inanellare figure barbine è una storia vecchia per il leader leghista; basta ricordare quando nel lontano 2009, propose di istituire nella metropolitana carrozze per soli milanesi, per poi scusarsene tempo dopo.

E stendiamo un velo pietoso su tutti i casi di imbarazzanti abbuffate social nel bel mezzo di crisi di vario genere.

Ma c’è un preoccupante “salto di qualità” nelle umiliazioni che oggi Salvini sembra autoinfliggersi; se infatti le sparate e le figuracce cui si è fino ad oggi voluto sottoporre avevano, almeno per la sua base, un effetto di coesione e polarizzazione, quelle attuali appaiono autodistruttive.

La scelte politiche si Salvini, al governo con il PD e con Draghi, sembrano speculari a quelle del M5S che è riuscito, in pochi anni, a disintegrare un consenso ottenuto in anni di lavoro.

Volendo fare dietrologia si possono ipotizzare vari scenari: Salvini e Grillo sono ricattati, minacciati o si sono venduti ai poteri forti, visto che sembrano volerli aiutare in tutti i modi a imporre la loro agenda.

Ma c’è anche una spiegazione più semplice: il “capitano” è nient’altro che un attempato “ragazzo immagine”, come Di Maio o Di Battista, che ha interpretato un ruolo e su quello ha ottenuto consenso, ma sceneggiatori e registi sono ben altri.

Ora che il mondo torna a dividersi in una sorta di nuova guerra fredda tra il mondo globalista liberale, di cui l’Italia deve far parte, e i Paesi sovranisti e identitari, capeggiati dalla Russia, nella commedia italica non c’è più spazio per i sovranisti all’amatriciana e dunque il personaggio che Salvini ha interpretato fino ad oggi non è più previsto nella sceneggiatura.

La confusione mentale e politica del leader della Lega forse dipende da questo; è come un attore che va in scena ma che non ha più le battute e farnetica frasi senza senso.

ARNALDO VITANGELI

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