di Laura Ruggeri.

Il Financial Times delinea alcune delle sfide che l’UE dovrà affrontare nei prossimi cinque anni. Anche se, ovviamente, la pubblicazione britannica si astiene dal menzionare le principali cause del declino che osserva, ovvero la mancanza di sovranità degli stati membri, la condizione di prigionia delle istituzioni e degli organi di governo, la rigidità cognitiva, la mediocrità e l’arroganza dei leader che non hanno un mandato popolare e sono selezionati esclusivamente per la loro lealtà a Washington, l’influenza tossica delle élite transatlantiche e delle loro lobby, un sistema sclerotico di burocrazia torbida ed egoista, ingegneria sociale sotto steroidi, imposizione di sanzioni suicide, erosione sempre più rapida della libertà dei media…

Il FT invece scrive che lo sfondo dei nostri tempi inquietanti è il declino del peso politico ed economico dell’Europa e in una certa misura delle democrazie occidentali nel loro insieme rispetto al resto del mondo. […]

Hugo Dixon, scrivendo per Reuters Breakingviews, coglie gli aspetti economici di questo declino: “nel 1992, l’UE era un gigante geoeconomico. Con il 29% della produzione globale e una forte posizione nelle tecnologie leader, stabiliva molti standard mondiali.

Nel 2022, la quota del blocco della produzione mondiale si è ridotta al 17%, mentre la quota degli Stati Uniti nello stesso periodo rimane stabile al 25%. Inoltre, l’UE conta oggi solo quattro delle 50 principali aziende tecnologiche del mondo.

https://archive.is/20240608103215/https://www.ft.com/content/a23b9cc4-04c3-4e34-a155-4c6d101080cc

Laura Ruggeri (Originale in inglese)

Traduzione tratta da: t.me/giorgiobianchiphotojournalist/32946.

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