In una lettera privata finita per errore (per errore?) sul sito di una banca, Paolo Savona dichiara, senza giri di parole, che la democrazia è in crisi e viviamo in una dittatura.

L’ illustre economista era stato chiamato dal Comitato per l’autonomia e l’indipendenza della Banca Popolare di Sondrio a dare un parere sulla situazione della banca in vista dell’attuazione della riforma delle popolari voluta da Renzi nel 2015. Il contenuto del messaggio era privato ma è finito sul sito del Comitato.

Parole così dure da parte del Presidente della Consob -ruolo di altissimo profilo istituzionale rivestito nel tempo da personalità quali Tommaso Padoa Schioppa o Luigi Spaventa- piombano come un macigno sulla situazione politica del momento. Come un macigno… o forse come un sassolino?

Savona, come tutti ricordano, era stato proposto dal governo gialloverde come ministro dell’economia ma aveva dovuto rinunciare per il veto del Quirinale: un veto che non ha precedenti nella storia repubblicana, e che è fuori dalle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

Chissà se la pubblicazione delle durissime frasi di Savona è frutto di una svista, o se qualcuno si è voluto togliere proprio un sassolino dalla scarpa.

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