di Stefano Dumontet – La Fionda.

Seguire l’evoluzione del pensiero eugenetico, le sue trasformazioni, il suo mimetismo, le sedicenti basi scientifiche su cui è fondato, l’interesse della politica e dell’economia per le pratiche da questo suggerite è come rincorrere un fiume carsico. Questo affiora, si perde nella profondità delle rocce, riaffiora, si perde di nuovo innumerevoli volte, ma purtuttavia scorre, si insinua nel suo substrato, esiste e viene incessantemente alimentato. Così il pensiero eugenetico si evidenzia, riceve palesi consensi, si eclissa a causa dalla contingenza delle vicende storiche, modifica il suo vocabolario e rinnova le conoscenze scientifiche a cui fa appello, ma purtuttavia esiste e non rivede mai i suoi scopi, piuttosto li copre con un gergo tecnico-scientifico da iniziati. Questo fino al momento in cui il contesto politico e culturale non gli permette di nuovo di uscire allo scoperto e di palesare i suoi fini ultimi.

I numerosi tentativi di implementare programmi eugenetici di “chirurgia sociale” a scala nazionale, portati avanti in molti paesi occidentali, hanno tutti una loro specificità e singolarità. Sono tutti iscritti in perimetri precisi, definiti dal loro grado di accettazione sociale, dal momento storico, dalla contingenza economica. Questi vanno dai progetti in cui l’aspetto economico è preponderante, come i programmi svedesi di sterilizzazione forzata che si sono succeduti interrottamente dal 1934 al 1975, sino al delirio nazista.

Un’analisi, seppur superficiale, delle influenti personalità del mondo scientifico, politico, economico e sociale che hanno professato e condiviso idee eugenetiche è compito quasi impossibile. Il numero impressionante di tali soggetti rende difficilissimo anche il solo catalogarli. Per tale motivo focalizzerò l’attenzione su alcuni personaggi e alcune istituzioni particolarmente influenti e particolarmente attive nel sostegno e nella diffusione delle politiche eugenetiche. Incontreremo numerosi personaggi di grande influenza e importanza sociale, spesso la parte “migliore” della società anglosassone, che si intersecheranno negli anni con industriali, premi Nobel, religiosi, eminenti scienziati e membri del partito nazista.

Le teorie eugenetiche nacquero, almeno nella loro forma “scientificamente definita”, in Inghilterra in seguito al lavoro di Sir Francis Galton, cugino di Charles Darwin, molto noto per i suoi studi su eredità ed intelligenza. Galton coniò il termine “eugenetica” che definì come “lo studio delle azioni sotto controllo sociale che possono migliorare o compromettere le qualità razziali delle generazioni future, sia fisicamente che mentalmente.”  (https://www.annualreviews.org/content/journals/10.1146/annurev.genet.35.102401.090055). Il termine “eugenetica” indica, dunque, una disciplina scientifica volta al “miglioramento” della razza umana attraverso la produzione di una “buona” progenie grazie al miglioramento delle qualità ereditarie. Egli precisò le sue idee nel suo celebre articolo Hereditary Character and Talent, pubblicato sul MacMillan’s Magazine nel Novembre 1864 e nell’aprile del 1865, dove esprimeva la sua frustrazione per il fatto che nessuno sino ad allora si era interessato alla creazione di una razza umana migliore: “Se venissero spesi in misure per il miglioramento della razza umana solo un ventesimo dei costi e delle fatiche spesi per il miglioramento della razza dei cavalli e dei bovini, quale galassia di geni potremmo creare! Potremmo introdurre nel mondo profeti e sommi sacerdoti della civiltà, così come possiamo propagare gli idioti accoppiando i cretini. Gli uomini e le donne del presente sono, per coloro che potremmo sperare di mettere al mondo, ciò che i cani paria delle strade di una città orientale sono per le nostre razze altamente selezionate.”

Galton era preoccupato, tra l’altro, di preservare l’aristocrazia britannica che considerava sé stessa una razza eletta,  un’ossessione inglese che risale a Cromwell (www.olivercromwell.org/wordpress/articles/oliver-cromwell-and-the-people-of-god/), dalla compromissione dovuta alla commistione con ceti sociali ritenuti inferiori. Quella di Galton viene considerata come eugenetica “positiva” per differenziarla da quella “negativa” connotata dal prevenire la possibilità di procreare dei “meno adatti” sino a giungere, nelle forme più estreme, alla loro eliminazione fisica.

Galton ricopre la cattedra di eugenetica all’Università di Londra, fonda nel 1907 l’Eugenics Education Society e pubblica, nel 1909, il celebre trattato Essays on Eugenics nel quale espone la sua visione del miglioramento della razza. È interessante notare che l’Eugenics Education Society cambia nome in quello di Eugenics Society nel 1926 e poi, una volta divenuto il termine “eugenics” non più di moda, diviene nel 1986 il Galton Institute con lo scopo dichiarato di informare il pubblico circa i meccanismi dell’ereditarietà nell’uomo e per facilitare il dibattito informato su problemi etici sollevati dalle moderne tecnologie riproduttive. Dal 2021 in poi il Galton Institute è stato rinominato Adelphi Genetics Forum.

Il primo nome celebre tra i membri storici dell’Eugenic Education Society è quello di Leonard Darwin, figlio di Charles e successore di Galton alla guida della Società (https://academic.oup.com/ije/article/48/2/362/4621368?login=false).  Leonard Darwin passò dall’eugenetica positiva di Galton a quella negativa preconizzando la necessità di vietare ai deboli e agli imperfetti di riprodursi. Ritroviamo anche Federick Osborn, uno dei fondatori del Pioneer Fund, di cui parleremo in seguito, che divenne uno dei membri più influenti dell’American Eugenics Society. La sua definizione degli scopi dell’Eugenics Society inglese indica chiaramente il suo substrato culturale ed ideologico “[..] ricercare gli individui geneticamente di valore […] con il tentativo di ridurre le nascite tra quelli di minor valore” (https://sci-hub.ru/10.17104/1611-8944_2012_4_452). Osborn fonda, insieme a John D. Rockefeller, il Population Council, che ha incoraggiato la costituzione dei Demographic Training Centres delle Nazioni Unite.

Le idee eugenetiche sono ancora un patrimonio consolidato della cultura occidentale e sono sempre quelle stesse idee che hanno portato all’atroce follia dello sterminio di ebrei, rom, comunisti, oppositori politici, portatori di handicap e omosessuali operato dai nazisti. La cosa grave ed inquietante è che tali teorie non sono nate in modo autonomo ed unilaterale nella Germania degli anni ‘30, ma sono state elaborate e sostenute dalla scienza ufficiale occidentale e finanziate dalle sue più prestigiose istituzioni.

Nell’America degli anni ’20 i difensori dell’eugenetica cercarono di sostenere il miglioramento di una razza nordica superiore a spese di razze inferiori come gli indiani, i messicani, gli italiani e dei portatori di handicap. La loro strategia prevedeva sterilizzazione obbligatoria, restrizioni nella possibilità di sposarsi e confinamento in speciali colonie per tutti quelli dichiarati unfit. Il più famoso eugenista americano di quegli anni, Madison Grant, stabilì che la mescolanza tra higher racial types, come la “razza” bianca nordica, con razze inferiori avrebbe dato come inevitabile risultato il declino della razza più elevata. Il suo libro The Passing of the Great Race (1916) fu immensamente popolare e ammirato anche da Hitler, il quale lo definì, in una famosa lettera inviata allo stesso Grant, la “mia Bibbia” (https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2019/04/adam-serwer-madison-grant-white-nationalism/583258/).  Nel libro Grant precisa: “L’incrocio tra un uomo bianco e un indiano è un indiano; l’incrocio tra un uomo bianco e un negro è un negro […]. Quando si comprenderà pienamente che i figli dei matrimoni misti tra razze contrastanti appartengono al tipo inferiore, l’importanza di trasmettere in inalterata purezza l’eredità di sangue sarà apprezzata nel suo pieno valore.”

Per quanto stravagante, assurda, illiberale, reazionaria ed antiscientifica possa sembrare quest’idea, bisogna riflettere seriamente sul fatto che questa era alla base di teorie scientifiche accreditate come vere, tradotte in leggi dello stato, concretizzate in programmi di ricerca finanziati da illustri istituzioni e trasformate in progetti operativi. In altri termini, queste teorie sono state largamente condivise per decenni.

Harry Hamilton Laughlin è stato l’americano che ha più influenzato l’eugenetica tedesca dopo il 1933. Il suo modello di legge per la sterilizzazione e l’eugenetica del 1922 fu implementato da molti Stati americani. Nel 1937 Laughlin divenne il presidente del Pioneer Fund, un’organizzazione che ancora oggi finanzia la ricerca sulla relazione tra intelligenza umana e razza.

Circa 70.000 americani vennero forzatamente sterilizzati per legge in 30 diversi Stati e migliaia vennero confinati in ospedali per malati mentali (https://bpr.studentorg.berkeley.edu/2020/11/04/americas-forgotten-history-of-forced-sterilization/). Inoltre, numerosi matrimoni furono annullati e migliaia di altri vennero impediti per evitare la procreazione di nuovi esseri umani unfit secondo la visione degli scienziati che avevano preso parte al progetto. Non bisogna dimenticare che nel nostro caso unfit è un termine operativo ed è necessario che qualcuno ne codifichi il significato per renderlo utilizzabile. Il significato da attribuire a questo termine è, dunque, interpretato da qualcuno che si arroga il diritto di includere, o escludere, in questo marchio infamante tale o talaltro soggetto.

La campagna eugenetica americana non si fermò ai confini di quel paese, ma fu esportata in tutto il mondo, inclusa la Germania nazista dove divenne la base per le teorie sulla supremazia della razza ariana e la copertura “scientifica” del genocidio. I nazisti adottarono in pieno e senza restrizioni i principi eugenetici americani, che furono appoggiati apertamente da scienziati ed istituzioni americane sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Dopo la guerra le atrocità commesse dai nazisti in nome della purezza della razza vennero alla luce e, a partire dal 1950, l’UNESCO contesta la validità scientifica del termine “razza”. Il movimento eugenetico americano, le sue istituzioni ed i suoi scienziati non scomparvero, ma cambiarono nome e si raggrupparono intorno alla bandiera di una nuova scienza, che pretese essere illuminata, battezzata human genetics.

Dunque, sin dalla fine della Seconda guerra mondiale si assiste al tentativo di separare l’eugenetica anglosassone da quella tedesca attraverso un maquillage che resta solo superficiale. Non si parla più di “razzismo etnico” e si rinominano le società scientifiche. Nel 1954 i British Annals of Eugenics furono rinominati The Annals of Human Genetics; nel 1969 The Eugenics Quarterly prese il nome di The Journal of Social Biology. L’eugenetica scomparve come denominazione e fu rimpiazzata da definizioni quali population scientistshuman geneticists, e family politicians.

Negli Stati Uniti i membri dell’élite sociale, presidenti di banche, rettori di Università, illustri scienziati, filantropici finanziatori della ricerca scientifica hanno desiderato, dai principi del ‘900 sino agli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, che tutti i membri “inaccettabili” della società venissero eliminati. La loro idea era quella di una società che potesse essere migliorata, alla stregua di una mandria, semplicemente favorendo con un’apposita legislazione la riproduzione degli individui definiti “migliori”. Eliminando tutti coloro che non rientravano in questa categoria, la società sarebbe divenuta “perfetta” dopo 15-40 generazioni. Queste persone si dichiaravano riformisti, progressisti, liberali, utopici, ma la loro idea di utopia era quella di creare un mondo a loro immagine e somiglianza.

Per avere un’idea di quali fossero i temi in gioco, ricordiamo che, in occasione del primo congresso internazionale sull’eugenetica tenutosi a Londra nel 1912, Bleker van Wagenen, presidente della sezione eugenetica dell’associazione allevatori americana, presentò un rapporto preliminare nel quale definì le tipologie umane unfit che auspicabilmente sarebbero dovute essere eliminate dallo human stock: 1) i deboli di mente, 2) le classi povere, 3) le classi criminali, 4) gli epilettici, 5) i pazzi, 6) i costituzionalmente deboli, 7) coloro che sono predisposti a specifiche malattie, 8) i deformi, 9) coloro che hanno organi di senso difettosi, come i ciechi e i sordi (https://www.english-heritage.org.uk/visit/blue-plaques/blue-plaque-stories/eugenics/).

Il cuore del movimento eugenetico americano fu l’Eugenetics Record Office (https://www.cshl.edu/archives/institutional-collections/eugenics-record-office/)allestito nel 1910 a Cold Spring Harbour (lo stesso centro che ospita l’Human Genome Project) sovvenzionato da Mary Harrimann. Mary era la moglie di Edward, magnate delle ferrovie, e la madre di Averel, l’industriale che nel 1921 ripristinò il corridoio di navigazione tedesco Hamburg-Amerika Line, la più grande linea di navigazione negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale.

Non molto noto è il ruolo di fondazioni americane come finanziatrici di ricerche eugenetiche sia in patria che all’estero, compresa la Germania nazista. La Rockfeller Foundation finanziò la creazione di una nuova specializzazione medica chiamata Psychiatric Genetics. Per questo nuovo campo di indagini la Fondazione finanziò i Kaiser-Wilhelm-Institut für Anthropologie, menschliche Erblehre und Eugenik (Istituto Kaiser Wilhelm di Antropologia, Eredità umana ed Eugenetica, oggi Max Planck Institute) (https://www.cambridge.org/core/journals/central-european-history/article/abs/what-research-to-what-end-the-rockefeller-foundation-and-the-max-planck-gesellschaft-in-the-early-cold-war/15E21161C0153F3985221D8C8D407D29). Il responsabile per la Fondazione di questi programmi era Ernst Rudin, uno psichiatra svizzero noto per la sua militanza nazista, assistito da Otmar Verschuer e Franz J. Kallmann. Quest’ultimo lo ritroviamo membro dell’inglese Eugenic Society. Ernst Rudin fu dal 1917 al 1945 direttore del Abteilung für Genealogie und Demographie des Instituts für psychiatrische Forschung (Dipartimento di Genealogia e Demografia dell’Istituto per la Ricerca Psichiatrica) di Monaco. Nel 1943, l’assistente di Otmar Verschuer, Josef Mengele, fu comandante medico ad Auschwitz.

Come direttore del Kaiser-Wilhelm-Institut für Anthropologie, menschliche Erblehre und Eugenik a Berlino, Verschuer assicurò i fondi necessari per gli esperimenti di Mengele ad Auschwitz grazie ad un finanziamento del Consiglio delle Ricerche tedesco.

Nel 1932, il movimento eugenetico, controllato dagli inglesi, designa all’unanimità Ernst Rudin come presidente della World Federation of Eugenics. Il movimento auspica l’eliminazione fisica o la sterilizzazione delle persone che rappresentano, a causa del loro portato ereditario, un peso per la società. Rudin fu il fondatore della Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene (Società tedesca per l’Igiene razziale) e le sue teorie hanno affiancato, fornendo una legittimazione “scientifica”, le pratiche eugenetiche del regime nazista.

Il terzo congresso della Federazione Mondiale di Eugenetica si svolse nel 1932 a New York e Averell Harriman, il noto industriale ed esponente di spicco della politica americana, provvide personalmente, attraverso la linea marittima Walker/Bush Hamburg-Amerika Line, ad assicurare il trasporto di ideologi nazisti, tra cui appunto Rudin, dalla Germania a New York. In precedenza Rudin aveva partecipato al congresso della World Federation of Eugenics, tenutosi a Monaco nel 1928, con una relazione dal titolo “Aberrazioni mentali ed igiene razziale”. Durante il convegno relatori americani e tedeschi affrontarono i temi della commistione razziale e della sterilizzazione dei meno adatti. Rudin fu anche a capo della delegazione tedesca al Congresso sull’igiene mentale del 1930 tenuto a Washington, D.C.

Se queste sono le “frequentazioni” tedesche della Rockfeller Foundation, non bisogna dimenticare gli altri fondatori e finanziatori del movimento eugenista americano. Tra essi appaiono i nomi più illustri ed influenti del capitalismo statunitense: Andrew Carnegie (1835-1919); Edward Henry Harriman (1848-1909); John Davison Rockefeller (1839-1937); John Harvey Kellogg, M.D. (1852-1945) e Clarence J. Gamble (1893-1965).

Le fondazioni attive nel sostenere finanziariamente le idee eugenetiche e le loro applicazioni pratiche furono, tra le altre, il Pathfinder Fund (oggi Pathfinder International) ed il Pioneer Fund. Queste istituzioni sono ancora attive e tutt’ora propagandano idee eugenetiche, anche se mascherate da denominazioni che camuffano la loro vera identità. Per esempio, il Pathfinder Fund, fondato da Clarence J. Gamble, avrebbe lo scopo di informare la popolazione circa il controllo delle nascite, un tema che Gamble, laureato in medicina, riteneva assolutamente prioritario e per cui lavorò in prima persona. Analizzando in dettaglio la sua attività troviamo che rivestì, tra le tante cariche operative in differenti organizzazioni per la pianificazione delle nascite, anche quella di responsabile medico del Margaret Sanger’s Birth Control Clinical Research Bureau. Margaret Sanger fu membro, dal 1937 al 1957, dell’inglese Eugenic Society e anche dell’American Eugenic Society. Fondò nel 1942 la Planned Parenthood of Americaed espresse idee razziste e fortemente eugenetiche nelle sue pubblicazioni.

Altra Fondazione attiva nel sostenere le idee eugenetiche fu il Pioneer Fund, fondato come charitable trust nel febbraio del 1937 a New York. Harry H. Laughlin, Frederick Osborn e Wickliffe Draper furono i più importanti tra i soci fondatori. Scopo dichiarato della fondazione era di “migliorare il carattere degli americani” incoraggiando la procreazione di “persone di razza bianca” e di condurre ricerche sul “miglioramento della razza con particolare riferimento al popolo degli Stati Uniti d’America”.

Tra i membri più inquietanti dell’American Eugenics Society troviamo Alfred Ploetz, cofondatore insieme a Rudin della Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene, insieme a Franz Kallmann, anche lui collega di Ernst Rudin, consustanziale agli ideali nazionalsocialisti nella Germania anteguerra. Kallmann fu membro importante della Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene, da cui fu allontanato nel 1935 a causa dei suoi ascendenti ebrei. Negli Stati Uniti Kallmann ha una brillante carriera: fonda nel 1936 il Department of Medical Genetics al New York State Psychiatric Institute, lavora al Department. of Psychiatry della Columbia University; dove si occupa di ricerche sulla schizofrenia ed è membro fondatore della American Society of Human Genetics. L’American Society of Human Genetics è stata la promotrice del progetto “Genoma Umano” per la decodifica dell’informazione genetica contenuta nel nostro DNA.

Anche Verschuer appare, nel 1949, tra i membri dell’American Eugenics Society. Lo stesso Verschuer che abbiamo visto come capo di Mengele e che fu tra il 1934 and 1944 il responsabile scientifico della rivista medica Der Erbarzt (il Medico dell’Ereditarietà), dalle cui pagine propagandò la “soluzione finale”.[1] 

Nel 1946, Verschuer scrisse al Bureau of Human Heredity londinese, richiedendo aiuto per proseguire le sue ricerche scientifiche. Nel 1947 il Bureau of Human Heredity fu trasferito da Londra a Copenhagen, e Verschuer si trasferì in Danimarca per unirsi al gruppo britannico. Il nuovo edificio danese per questo gruppo fu eretto con un finanziamento della Rockefeller Foundation. Il primo congresso internazionale sulla genetica umana dopo la Seconda guerra mondiale ebbe luogo in questo stesso istituto nel 1956. Verschuer ricopre dal 1951 al 1965 la cattedra di genetica all’Università di Münster (https://en.wikipedia.org/wiki/Otmar_Freiherr_von_Verschuer).

Altro nome di indubbie simpatie naziste è quello di Roger Pearson,antropologo inglesedirettore negli anni ’70 del ‘900dell’Institute for the Study of Man che fu sostenuto da finanziamenti elargiti dal Pioneer Fund. Ancora un nome noto è quello di Alfred Ploetz, che abbiamo già visto essere il co-fondatore nel 1905 della Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene e poi sostenitore del partito nazional-socialista.

Il celebre economista John Maynard Keynesfu vicepresidente della British Eugenics Society dal 1937 al 1944. Fu un convinto sostenitore delle teorie eugenetiche di Galton e affermò “[…] il ramo più importante, significativo e, aggiungerei, autentico della sociologia, vale a dire l’eugenetica”. Fanno buona compagnia a Keynes altri nomi famosi come James Meade (premio Nobel per l’Economia nel 1977), Peter Medaware (premio Nobel per l’Immunologia nel 1987), il famosissimo statistico Charles Spearman (tra i padri dei test per la misura dell’intelligenza e dell’analisi fattoriale) e Edgar Douglas Adrian, premio Nobel per la medicina nel 1932 e amministratore fiduciario della Rockfeller Foundation dal 1962 al 1965.

Altri famosi premi Nobel espressero apertamente le loro simpatie per le pratiche eugenetiche. Tra questi, Alva e Gunnar Myrdal furono i teorici di un “nuovo umanesimo”. Gunnar fu insignito del premio Nobel per l’Economia nel 1974, la moglie per quello della Pace nel 1982, per il suo impegno a favore del disarmo. Pensavano che “consentire a dei genitori unfit di riprodursi è un argomento indifendibile, da qualsiasi punto di vista” (https://www.corriere.it/opinioni/19_ottobre_15/contraddizioni-nobel-la-pace-fe60fbde-ef6d-11e9-9951-ede310167127.shtml). Furono i coniugi Myrdal a coniare il termine “materiale umano” che ebbe una particolare fortuna nel lessico nazionalsocialista tedesco del Lebensborn (programma nazista di “arianizzazione”). Senza alcun dubbio il lavoro di Alva e di Gummar Myrdal fu significativo nel promuovere le tendenze eugenetiche nella pratica politica. La loro visione del welfare era quella di prevenire la trasmissione di caratteri indesiderabili che avrebbero, prima o poi, rappresentato un fardello per l’intera collettività. Nel loro libro Kris i befolkningsfrågan (La crisi nella questione demografica) si fa esplicito riferimento all’importanza delle teorie eugenetiche ed alla necessità della sterilizzazione, anche non consensuale, per il miglioramento della società. Alva Myrdal, oltre ad occupare una posizione rilevante nella via politica svedese, fu anche a capo delle politiche di welfare dell’ONU e dal 1950 al 1955 fu presidente della sezione scientifica dell’UNESCO.

Nel 2000 il governo svedese concluse un’inchiesta per far luce sui quarant’anni di eugenetica socialdemocratica. Una militante socialdemocratica, Maija Runcis, scoprì in un archivio statale, che dal 1935 al 1975 furono effettuate circa 63.000 sterilizzazioni, soprattutto di donne [2].

Anche la sociobiologia ha i suoi rappresentanti nel Galton Institute. Il dottor Weatherall, socio dal 1953 al 1957, è stato responsabile del Biology and Human Affairs, il giornale del British Social Biology Council, prima conosciuto come British Social Hygiene Council. Wethererall ha modo di scrivere “È stato il British Social Biology Council a proporre per primo il concetto di biologia sociale […]. La biologia sociale è il fondamento dei servizi sanitari e assistenziali, ha contributi da dare alla filosofia, alle questioni morali e all’esperienza spirituale”. In effetti questa primogenitura è usurpata, perché l’hitleriana Deutsche Eugenik-Gesellschaft (Società Tedesca di Eugenetica) definiva se stessa come “la società per l’igiene razziale e la biologia sociale”.

Per dare un’idea della enorme popolarità che le teorie eugenetiche ebbero nel mondo anglosassone negli anni tra le due guerre mondiali, basterà ricordare che le International Eugenics Conferences, organizzate dall’Eugenic Society di Galton a partire dal 1912, attirarono personalità del calibro di Wiston Churchill e Gorge Bernard Shaw. Il celebre romanziere Scott Fitzgerald pubblicò nel 1914 sulla Princeton Revue i versi di una canzone dal titolo Love or Eugenics?

Julian Huxley, biologo, genetista e scrittore britannico nipote di Thomas Henry Huxley, anch’egli membro dell’attuale Galton Institute, difese, nel 1962, la sterilizzazione dei meno adatti in vista della selezione di una società migliore.

Lungi dall’essersi esaurita con la fine del nazismo, la corrente eugenetica europea sembra aver definito le basi ideologiche su cui si fonda l’Unione Europea e la sua continuità con le idee naziste. Non può essere un caso se Walter Hallstein, giurista tedesco, fu il primo presidente della Commissione Europea (1958-1967). Ritenuto oggi un “padre fondatore” dell’Unione Europea e un visionario pioniere dell’integrazione europea (https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/history-eu/eu-pioneers/walter-hallstein_it), Hallstein è stato un importante rappresentante del nazismo, membro dell’organizzazione Rechts-Wahrer (Protettori della Legge) e dell’Arbeitsgemeinschaft für deutsch-Italienische Rechstbeziehungen (Gruppo di lavoro sulle relazioni italo-tedesche) che pianificò l’incontro a Roma tra Hitler e Mussolini nel 1938 (https://www.relay-of-life.org/wp-content/uploads/2020/04/nazi-roots-brussels-eu-EN-20170227-02-chapter-2.pdf). Hallstein ebbe a dichiarare nel 1939: “Una delle leggi più importanti è la legge sulla protezione del sangue e dell’onore tedesco” (https://blogs.mediapart.fr/jean-dugenet/blog/250120/walter-hallstein-etait-un-nazi). Per un approfondimento di questa legge si veda: https://it.alphahistory.com/nazigermany/legge-per-la-protezione-del-sangue-tedesco-1935/. Che un nazista, convinto sostenitore di una legge intesa a proteggere il “sangue tedesco”, sia stato il primo presidente della Commissione Europea la dice lunga sui principi su cui si fonda l’UE.

Per rimanere nell’attualità e scoprire le radici eugenetiche del filantrocapitalismo di stampo anglo-americano è illuminante la lettura della tesi di dottorato di Audrey I. Alexander, discussa nell’aprile 2023 alla Duke University (USA) (https://dukespace.lib.duke.edu/items/1cac9dfb-4b97-452f-96a1-3ccbf65c057a). La tesi analizza il ruolo della Bill and Melinda Gates Foundation nell’ambito del controllo delle nascite a livello mondiale. Melinda Gates definisce i suoi progetti come “pianificazione familiare”, definizione solo in apparenza politicamente neutra che prende il posto dell’ormai compromesso “controllo della popolazione”, in disuso dalla fine della seconda guerra mondiale per le sue evidenti assonanze con l’eugenetica negativa. Alexander illustra il funzionamento della Fondazione Gates e i suoi programmi di pianificazione motivati da preoccupazioni eugenetiche che mirano a controllare o gestire i tassi di riproduzione dei determinati paesi, classi o gruppi all’interno di una società per scopi politici o economici.

Per capire come una certa scienza offra un significativo sostegno a questi pericolosi orientamenti di chiaro stampo eugenetico è sufficiente la lettura del numero 6 del 2017-2019 della Galton Review, organo ufficiale del Galton Institute. In questo numero è riportato il resoconto della Galton Institute Conference 2017. Il momento culminante della conferenza è stata la centounesima Galton lecture, tenuta da Bartha Knoppers della canadese McGill University dal titolo: “L’eugenetica: la carta vincente (non)etica?” (https://adelphigenetics.org/wp-content/uploads/2022/03/Issue-6-Galton-Review-.pdf).Il ragionamento della Knoppers prende le mosse dalla considerazione che la parola eugenetica, benché abbia acquisito una pessima fama a causa della sua storia passata in particolare nella Germania nazista, non dovrebbe essere abbandonata. Questo perché molti dei nuovi metodi di riproduzione assistita sono di natura eugenetica positiva. Come lo screening genetico preimpianto nella fecondazione assistita, che viene eseguito di routine in modo da permettere di “scartare” l’embrione ritenuto difettoso. Anche la clonazione di esseri umani è vista dalla Knoppers come pratica eugenetica positiva, così come l’editing genetico, possibile grazie alle nuove tecnologie, come la CRISPR, che permettono di riscrivere il materiale genetico, editandolo come fosse un testo scritto al computer.

In definitiva, le moderne tecnologie ripropongono l’eugenetica, dimenticando, o facendo finta di farlo, tutti gli orrori e le ideologie aberranti a questa associati. Una riproposizione in forma edulcorata grazie alla supposta imparzialità della scienza e dei suoi epigoni. Il problema rimane invece inalterato: chi decide cosa sia da “scartare” e cosa no? Chi decide che una nuova vita possa essere unfit e per questo deve essere soppressa? Chi decide valori, limiti, definizioni, campi di applicazione e codifica degli strumenti operativi? La tecnologia sembra, illusoriamente, allontanare e persino risolvere tali questioni, vista la sua supposta natura di struttura al di sopra delle parti, di braccio operativo neutro, senza valori morali o etici che ne possano impedire il pieno dispiegamento. È diffusa convinzione che l’evoluzione della scienza sia tanto inevitabile quanto spontanea, mentre, al contrario, è guidata verso precisi obiettivi da forze economiche perfettamente identificabili. Ciò che non viene quasi mai sottolineato è che il cammino tecnologico, verso obiettivi predefiniti da chi ha in mano le leve finanziarie del mondo, pone un’intera società su di un piano inclinato di carattere etico, alla fine del quale nessuno sa quali orrori si possano nascondere ed è in grado di generare dinamiche che non lasciano alcuna certezza circa la possibilità di governare le forze distruttive evocate.

La corrente eugenetica continua oggi a percorrere una parte della scienza e delle teorie sociali occidentali anche dopo la tragedia generata dalla radicale applicazione dell’eugenetica negativa da parte dei nazisti. Particolarmente doloroso è ricordare il celeberrimo Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina nel 1973, illustre etologo ed autore di indimenticabili testi di scienza, militante del partito nazista, al quale si iscrisse nel 1938. Nel corso di una conferenza pubblica affermò: “Se non effettuassi costantemente una certa selezione tra le mie oche, eliminando i frutti in eccesso degli incroci con le oche domestiche, entro poco tempo gli esemplari di sangue puro di oca selvatica verrebbero sopraffatti dalla concorrenza numerica dell’oca domestica. Lo stesso vale per l’uomo della grande città. È statisticamente assodato che gli individui che presentano degenerazioni morali raggiungono in media un tasso di riproduzione enormemente più alto degli individui di pieno valore”. Alla luce della storia ogni commento rimane superfluo.

Benché tutto questo sembri un retaggio del passato, è bene riflettere sul fatto che un nuovo movimento eugenetico è alle porte. Le compagnie di assicurazione stanno tentando di riscrivere le regole del loro mercato escludendo dall’accesso alle polizze le persone predisposte a “specifici effetti genetici”. Rischiamo che le pratiche eugenetiche, e la discriminazione sociale che ne deriva, non saranno più associate e identificabili con dogmi razzisti e bandiere nazionali, ma saranno basate sul profitto, sulla globalizzazione, sul valore economico degli individui e saranno benedette da una scienza che si vuole value free e gestita da algoritmi “neutrali”.

Il nuovo razzismo si esplicherà, tra l’altro, con l’analisi del genoma degli individui e sull’esclusione da ogni forma di assicurazione e dal rifiuto del lavoro sulla base di loro vere o presunte predisposizioni genetiche passibili di ridurre i profitti delle aziende.

Se l’eugenetica occidentale si differenzia in funzione dell’ampiezza dei danni e delle sofferenze inflitte ai più deboli, tale distinzione non deve essere usata per separare le campagne di sterilizzazione, l’internamento in manicomi, l’annullamento di matrimoni, e oggi le pratiche basate sula manipolazione del DNA, dallo sterminio puro e semplice. In questo modo si offre ai primi un’assoluzione, sia sulla base di una presunta onestà intellettuale di chi li ha concepiti, finanziati e condotti, sia sulla base della quantificazione dei danni provocati, sicuramente minori di quelli generati dal sonno della ragione in cui il nazismo fece sprofondare l’Europa.

Indipendentemente dalla pura determinazione del danno, i progetti eugenetici, a prescindere dalla nazione in cui vengono proposti, sono tutti fratelli, appartengono alla stessa famiglia intellettuale e condividono la stessa affiliazione a una deprecabile cultura pseudo-scientifica. Tutta l’eugenetica, senza nessuna eccezione.

 

NOTE:


[1] Ehrenreich, E. (2007). Otmar von Verschuer and the “Scientific” Legitimization of Nazi Anti-Jewish Policy. Holocaust and Genocide Studies, 21(1), 55-72).

[2] Tilton, T., & Runcis, M. (1999). Steriliseringar i folkhemmet [Sterilization in the Swedish Welfare State]. The American Historical Review, 104(5), 1783).

 

Tratto da: https://www.lafionda.org/2024/06/12/il-ritorno-delleugenetica-una-scienza-molto-occidentale/.

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