Da ieri, sabato 19, l’enclave russa di Kaliningrad è sottoposta a un quasi-blocco da parte dell’Unione Europea. Conta circa un milione di abitanti e non può più ricevere dalla Russia via ferrovia le merci colpite da sanzioni UE. Prima passavano dalla Lituania.

Si tratta di un altro gesto  assimilabile al tirare un sasso contro una tigre – la Russia è una potenza nucleare – senza curarsi del fatto che con ogni probabilità la tigre in questione non lo prenderà mica tanto bene. Non solo. La reazione difficilmente colpirà gli Stati Uniti, che pure sono il vero protagonista del conflitto con la Russia. Colpirà invece l’Unione Europea, dato che il sasso l’ha lanciato lei. In arrivo un altro giro al rubinetto del gas? La Russia di solito non mostra fretta. Però prima o poi agisce.

kaliningradCome mostra la cartina qui a fianco, la città di Kaliningrad – la Königsberg del filosofo Immanuel Kant – e i suoi immediati dintorni sono un piccolo lembo di Russia affacciato sul Mar Baltico e per il resto completamente circondato da Lituania e Polonia: due Paesi che fanno parte dell’Unione Europea.

Finora, oltre che via mare, Kaliningrad scambiava merci con il resto della Russia attraverso la linea ferroviaria della Lituania. Adesso la Lituania applica anche su quelle merci le sanzioni contro la Russia. Non passano più strumenti di alta tecnologia, fertilizzanti (sono indispensabili per l’agricoltura e gli USA al contrario dell’UE li hanno esentati dalle sanzioni), legno, cemento, metalli eccetera. Secondo il governatore di Kaliningrad, Anton Alikhanov, si tratta della metà circa delle merci importate nella piccola regione.

Le sanzioni che mettono sotto quasi-blocco Kaliningrad sono vecchie ormai di mesi. La loro applicazione anche al transito delle merci dirette via ferrovia non era immediatamente chiara. Esiste infatti un vecchio trattato fra Russia e Lituania che ne assicura il passaggio (così pure per le persone), e per il resto la rotta può attraversare la Bielorussia anziché il territorio dell’UE.

Le ferrovie della Lituania tuttavia si sono sentite in dovere di domandare alla Commissione Europea se le sanzioni si applicano anche alle merci dirette a Kaliningrad. La Commissione Europea ha risposto di sì.

Kaliningrad può ancora ricevere qualsiasi cosa dalla Russia via nave. Però bisogna riorganizzare la logistica. E in ogni caso il significato simbolico del gesto UE è chiaro.

Il governatore di Kaliningrad ha chiesto alla Russia di attuare rappresaglie. Arriveranno, con ogni probabilità. Inoltre qualche tempo fa il vicepresidente della commissione Affari Internazionali della Duma (il parlamento russo) dichiarò che, se fosse arrivato il blocco di Kaliningrad, la Russia sarebbe stata in grado di forzarlo. Un fatto del genere sarebbe praticamente l’anticamera della Terza guerra mondiale.

GIULIA BURGAZZI

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