La caduta di Boris Johnson ha visto, sui social, il giubilo di chi in passato ha inneggiato alla Brexit e all’elezione di Trump. In realtà è semplicemente un caso di memoria corta: Boris Johnson ha avuto da subito un atteggiamento aggressivo nei confronti di Putin schierandosi decisamente nel partito dei falchi assieme a Biden e Draghi e contrapposto ai più possibilisti Macron, Scholz e Papa Francesco.

Ma questo non deve illudere perché chiunque sarà il Primo Ministro del Regno Unito la politica britannica sul capitolo Russia non cambierà di una virgola. Anche i laburisti sono assolutamente contro Vladimir Putin e a fianco di Kiev, i conservatori sono ancora più falchi, perché per tradizione la politica britannica, ancor più di quella statunitense, vede nella Russia un nemico mortale sin dai tempi degli Zar.

Se quindi la politica estera bellicista non è messa in discussione sul piatto sono messe le istanze populiste di Johnson. Tra i papabili successori sullo scranno di Downing Street abbiamo Rishi Sunak, ex banchiere e Cancelliere dello Scacchiere di origine indiane che avrebbe sconfessato le “favole” populiste di Johnson oppure, sempre tra i papabili multietnici, Nadim Zahawi, attuale Cancelliere di origine curda che indica come suo modello Margaret Thatcher. Infine Jeremy Hunt, ex ministro dei Trasporti sotto Theresa May e noto per le sue posizioni anti-Brexit.

Ma la candidata più in vista si chiama Liz Truss: 46 anni, ministro degli Esteri e fautrice della linea dura contro Putin Liz Truss si presenta come una nuova Thatcher in tutto e per tutto.

Non è giusto aumentare le tasse adesso. Vorrei invertire l’aumento della previdenza sociale, assicurarmi di mantenere competitiva l’imposta sulle società in modo da poter attrarre affari e investimenti in Gran Bretagna. Farò crescere il settore privato più velocemente del settore pubblico, con un piano a lungo termine per ridurre le dimensioni dello Stato e il carico fiscale. I tempi sono duri, ma con la giusta azione economica e il giusto piano ci rimetteremo rapidamente in carreggiata” così scrive la Truss in un’editoriale su The Telegraph

E’ di fatto il credo di Margaret Thatcher. E come la Thatcher la Truss respinge ogni voce di “declino” affermando che “i giorni migliori sono davanti a noi”.

Margaret Thatcher fu molto impopolare in certi ambienti, specie quelli “artistici”: il punk fu un grido contro il thatcherismo mentre i Pink Floyd sull’opposizione alla Thatcher ci costruirono un intero album “The Final Cut”. Ma c’é anche una grande nostalgia della Lady di Ferro che in effetti rilanciò una Londra oramai in pieno declino.

L’attuale situazione dell’anglosfera ricorda molto quella della fine degli anni Settanta. In America il presidente democratico Jimmy Carter collezionava batoste epocali come il caso dell’ambasciata americana a Teheran. E parliamo di un’America che aveva appena visto la disfatta del Vietnam. Il parallelo con la disfatta afghana e la disastrosa amministrazione Biden (sempre di marca dem) è lì da vedere. Il Regno Unito conosceva l’ “inverno del malcontento” nel quale gli scioperi che paralizzarono la Gran Bretagna portarono alla fine del governo laburista di James Callaghan e all’inizio dell’era Thatcher, che spianò la strada anche al reaganismo d’Oltreoceano, che portò al ribaltamento di vantaggio nei confronti di un’Urss apparentemente più solida e alla vittoria angloamericana nella Guerra Fredda. Una Truss potrebbe spianare la strada a un Ron De Santis alle prossime presidenziali americane, che quasi certamente vedranno una Caporetto dem.

La Storia si ripeterà come farsa, per citare Karl Marx, o si ripeterà in “maniera seria” con una replica degli anni 80 in grado di riportare in auge un Occidente in crisi? Nella Storia si sono spesso verificati entrambi gli scenari e per un “Napoléon le Petit” dileggiato da Marx con la famosa frase si è avuti anche un De Gaulle.

Non sappiamo quali conseguenze per l’Occidente, perché da Londra e Washington partono le ondate che influenzano il resto d’Occidente. Sappiamo solo una cosa: la guerra alla Russia, comunque, non cesserà e la sinistra,. al solito, ha politiche fallimentari.

ANDREA SARTORI

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