Il primo ministro pachistano Imran Khan rimarrà in carica dopo che la mozione di sfiducia all’ordine del giorni di oggi è stata respinta. Il presidente Arif Alvi ha sciolto l’Assemblea nazionale dopo che il vicepresidente ha sospeso la sessione e ha respinto la mozione di sfiducia in quanto parte di ciò che è stato definito una “cospirazione straniera”, e quindi  Khan ha chiesto alla sua nazione di prepararsi per le elezioni.

Sembrava che Khan avrebbe potuto essere eliminato dall’incarico dopo aver perso la maggioranza all’Assemblea nazionale mercoledì quando un alleato chiave ha lasciato la sua coalizione, il che potrebbe dare all’opposizione i 172 voti su 342 totali, essendo questi numericamente necessari per costringerlo a lasciare l’incarico .

Una lettera dagli Stati Uniti potrebbe essere ciò che gli  ha letteralmente salvato la vita politica.

“Sappiamo da dove viene esercitata la pressione su di noi. Non scenderemo a compromessi a discapito dell’interesse del Paese. Non sto sollevando accuse a caso, ho una  lettera che ne è la prova”, ha detto Khan agitando la lettera in mano.

“Non lasceremo il parlamento fino a quando entrambe le decisioni [rigetto della mozione di sfiducia e scioglimento delle assemblee] non saranno revocate“, ha affermato Maryam Aurangzeb, leader della Lega musulmana pakistana-Nawaz. L’opposizione ha quindi chiesto alla Corte Suprema di esaminare le mosse dell’Assemblea nazionale.

Combatterò fino all’ultimo colpo“, ha detto l’ex star del cricket diventato politico. Khan aveva detto nel suo discorso alla nazione: “Non ho mai voluto essere schiavo di nessun paese. Quando sono salito al potere ho deciso che avremmo avuto una politica estera indipendente”. Ha aggiunto che i tempi sono cambiati ed ha confermato che il suo governo “non accetterebbe mai la schiavitù degli altri. Faremo amicizia con tutti, ma non ne diventeremo schiavi”.

  • Khan accusa gli Stati Uniti di volere un cambio di regime

Khan ha affermato che gli Stati Uniti lo hanno “minacciato” e stanno cercando di estrometterlo dall’incarico poiché ha dovuto affrontare un voto di sfiducia nell’Assemblea nazionale pakistana. In una manifestazione a suo sostegno che si è tenuta domenica scorsa,  parlando alle folle, ha detto  che un paese straniero stava cospirando contro di lui. Ha affermato che i fondi esteri nelle mani dei suoi nemici politici stavano cercando di rovesciare il suo governo per prendere il controllo della politica estera del Pakistan.

In un discorso televisivo in diretta alla nazione, giovedì Khan ha poi affermato:

“Oggi devo parlare di qualcosa di importante riguardante il futuro del Paese. Ho deciso di fare questo discorso dal vivo perché il Pakistan è in un momento storico e politico decisivo e si aprono due strade davanti a noi”.

La lettera era una comunicazione diplomatica ufficiale proveniente dagli Stati Uniti e diretta al Pakistan che affermava:

“Se il voto di sfiducia riesce, ti perdoneremo. Se non avrà successo e Imran Khan rimarrà il primo ministro, il Pakistan si troverà in una situazione difficile”.

“Ebbene, non permetterò mai che questa cospirazione abbia successo, qualunque cosa accada“, ha detto Khan.

 

  • Motivi per cui gli Stati Uniti vorrebbero cacciare Khan

Gli Stati Uniti vogliono che Khan esca perché ha sempre perseguito una politica estera indipendente e tra le altre cose si trovava in visita al presidente russo Vladimir Putin il giorno in cui lo stesso ha attaccato l’Ucraina. Il Pakistan in seguito si è astenuto e non ha partecipato ad un voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su una risoluzione che denunciava l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Khan ha rimproverato i 22 inviati delle Nazioni Unite per aver esortato il Pakistan a denunciare la Russia, ed è stato sentito andare in giro dicendo: “Siamo forse vostri schiavi e agiamo forse secondo i vostri desideri?”

Khan ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino il 4 febbraio, mentre gli Stati Uniti hanno boicottato la cerimonia. La Cina è il più grande investitore del Pakistan, con oltre 60 miliardi di dollari in progetti nell’ambito del corridoio economico Cina-Pakistan. A seguito di un incontro dei ministri degli Esteri dei due paesi a Islamabad, il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che entrambi i paesi hanno espresso preoccupazione per gli effetti  delle sanzioni unilaterali imposte alla Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina.

Nell’ottobre del 2021, l’amministrazione Biden ha consegnato un freddo messaggio al Pakistan quando il vice segretario di stato americano, Wendy Sherman, ha incontrato il ministro degli esteri pakistano Shah Mahmood Qureshi a Islamabad. Ha chiarito al Pakistan che l’amministrazione Biden aveva declassato le relazioni bilaterali. Quindi Sherman ha detto,

“Non ci vediamo a costruire un rapporto più stretto con il Pakistan e non abbiamo alcun interesse a tornare ai giorni in cui si parlava di India-Pakistan”, ha aggiunto. “Non è qui che siamo. Non è dove saremo”.

Alti funzionari del governo pakistano hanno affermato dopo la visita di Sherman che c’era tensione diplomatica tra i due paesi che doveva essere risolta,  e che Khan era arrabbiato per non aver ancora ricevuto una telefonata da Joe Biden. Nel discorso di Biden che ha segnato il completamento del ritiro militare dall’Afghanistan il 31 agosto, ha affermato che  nuova enfasi sarebbe stata posta sulla diplomazia regionale. La decisione di non chiamare Khan quindi  era semplicemente la modalità adottata da Washington per l’atteggiamento di Khan nei confronti della questione Afghanistan.

Khan ha descritto la presa del potere da parte dei talebani come “uno spezzare le catene della schiavitù“. Gli Stati Uniti vogliono che il Pakistan mantenga la solidarietà internazionale negando il riconoscimento dei talebani mentre preme per i diritti delle donne e altri principi democratici. Dall’11 settembre, gli Stati Uniti vedono il Pakistan come parte del problema afghano.

Zahid Hussain, l’autore di “No-Win War: the Paradox of US-Pakistan Relations in Afghanistan’s Shadow“, ha affermato che le relazioni erano al loro minimo storico. “Oggi manca concretamente la speranza che le relazioni migliorino tra i due paesi, poiché le cose non si stanno affatto muovendo verso il riavvicinamento tra i due Paesi. Oggi non vediamo relazioni strategiche in essere tra Stati Uniti e Pakistan: l’unica cosa che abbiamo è una relazione transitoria“, ha affermato.

  • Storia del cambio di regime degli Stati Uniti

In America Invades: How We’ve Invaded Or Been Militarily Involved With Almost Every Country on Earth“, gli autori Christopher Kelly e Stuart Laycock definiscono come “invasione”  “un attacco armato o un intervento in un paese da parte delle forze americane”. Secondo il loro libro, gli Stati Uniti hanno invaso o combattuto in 84 dei 193 paesi riconosciuti dalle Nazioni Unite e sono stati coinvolti militarmente in 191 su 193, uno sbalorditivo 98%.

Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Egitto, Tunisia, Siria e Yemen sono tutti esempi di cambio di regime USA-NATO.

  • Gli effetti collaterali dell’Ucraina in India

Il governo del primo ministro Narendra Modi ha respinto le pressioni degli Stati Uniti. L’India non ha condannato l’attacco di Mosca all’Ucraina, e si è limitato a dire che Russia e Ucraina dovrebbero porre fine alle ostilità e cercare una soluzione diplomatica attraverso il dialogo.

La Russia diminuirà l’uso del dollaro USA per il commercio con paesi come l’India e ha dato il benvenuto a Nuova Delhi come nuova alleata, dal momento che ha mostrato di non avere una visione unilaterale a riguardo del conflitto in Ucraina.

Gli Stati Uniti, l’UE, il Regno Unito e il Canada hanno bandito alcune banche russe dallo SWIFT, la rete ad alta sicurezza che facilita i pagamenti tra 11.000 istituti finanziari in 200 paesi. La Russia quindi offre un’alternativa  allo SWIFT all’India, un sistema che prevede pagamenti  in rupie e rubli utilizzando il programma di messaggistica russo SPFS, che è stato sviluppato dalla banca centrale russa per i pagamenti bilaterali.

L’India consentirà a Mosca di investire e prendere in prestito nel mercato interno, il che è un gesto di riconoscenza per l’offerta russa di vendere petrolio agli indiani con un enorme sconto del 25-30%. La decisione presa  è quella di consentire alla Russia di pagare questi investimenti attraverso un conto della Reserve Bank of India che esiste da circa tre decenni, con fondi che hanno accumulato pagamenti in sospeso per gli acquisti della difesa effettuati da Mosca. Per questo motivo, l’India potrebbe in seguito essere un obiettivo per uno dei cambi di regime soliti  sponsorizzati dagli Stati Uniti.

di Steven Sahiounie, traduzione Martina Giuntoli

 

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