di Francesco Forciniti.

Giorgia Meloni è molto più furba, scaltra e quindi pericolosa rispetto ai suoi più o meno illustri predecessori che hanno in passato già provato a manomettere la Costituzione secondo i dettami di JP Morgan e di quei potentati da sempre intolleranti verso l’eccessivo “garantismo” che pervade la nostra Carta e quelle dei Paesi del sud Europa.
Difatti, riuscire a trasferire tutto il potere al governo – o addirittura soltanto al suo capo – relegando nel contempo il Parlamento al ruolo di uno zerbino senza alcuna consistenza né autorevolezza, è da sempre il sogno (peraltro già parzialmente realizzato) delle élites dominanti, che potranno sempre più facilmente imporre la loro agenda iperliberista e guerrafondaia semplicemente controllando una persona, piuttosto che dovere sperare negli umori di un’intera assemblea rappresentativa con i suoi tempi, la sua dialettica interna, la sua fisiologica imprevedibilità.
Eppure la nostra Giorgia nazionale sta riuscendo a infiocchettare questo clamoroso pacco che sta rifilando alla ormai morente Repubblica parlamentare come qualcosa di buono, al grido di: “Finalmente permetteremo ai cittadini di scegliere da chi essere governati, basta governi tecnici, evviva!”
Peccato che “scegliere da chi essere governati” si tradurrà per noi povera plebe nell’investitura di un uomo solo al comando – sempre più simile al presidente di un’azienda piuttosto che di un’istituzione democratica – a cui basterà arrivare primo teoricamente anche solo con il 20% dei voti per trascinare dietro di se a strascico quasi il 60% dei parlamentari, ancora una volta nominati e quindi emanazione diretta dello stesso presidente del consiglio che teoricamente dovrebbero controllare.
E in uno scenario in cui il Parlamento conterà ancora meno di quanto già non conti oggi, magari non vedremo più profili come i vari Monti e Draghi a sporcarsi direttamente le mani, ma semplicemente perché non ce ne sarà più alcun bisogno. E in ogni caso, se proprio dovesse essere necessario, questa controriforma gli riserva comunque la possibilità di trovare un nuovo esecutore materiale delle loro volontà con cui sostituire quello “eletto”.
Avremmo al contrario bisogno di un Parlamento più rappresentativo e maggiormente in grado di resistere alle spinte esterne sovranazionali e multinazionali, e basterebbe restituirci il diritto di scegliere i parlamentari anziché il capo del governo! Invece ci propinano la ricetta dell’uomo solo (o della donna sola) al comando in grado di eseguire la volontà delle élites in maniera più veloce e per loro indolore.
Praticamente ci sta togliendo l’ultima speranza di poterci sentire un popolo sovrano dicendoci invece di avere a cuore l’esercizio della sovranità da parte del popolo. E’ il delitto perfetto, populismo spicciolo nella peggiore accezione di questo termine.
Peraltro la stessa Meloni è la dimostrazione vivente che il problema del nostro Paese non sta nella sua Costituzione, ma piuttosto nella mancanza di spina dorsale della propria classe dirigente. Perché se anche nel momento in cui hai un mandato popolare netto e godi di una maggioranza bulgara alle Camere, non riesci a fare altro che l’esatto contrario di quanto detto e fatto dai banchi dell’opposizione negli anni precedenti, e il sovranismo svanisce come neve al sole appena arrivi a Palazzo Chigi, allora non c’è riforma costituzionale che possa tenere.

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