Pare di essere tornati oramai ai tempi di Bava Beccaris. A Piacenza si è vista una dura repressione dei lavoratori come non si vedeva dai tempi delle lotte sindacali di fine Ottocento e inizio Novecento. La Procura di Piacenza ha infatti stabilito l’arresto si sei sindacalisti di Si Cobas e Unione Sindacale di Base.

Sono finiti ai domiciliari Aldo Milani, il coordinatore nazionale del sindacato autonomo Si Cobas, insieme ad altri tre dirigenti: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli e due sindacalisti dell’Usb, Abed Issa Mohamed e Roberto Montanari. Le accuse sono quelle di associazione a delinquere, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Secondo la Questura di Piacenza ” dietro le azioni di protesta apparentemente rivolte alla tutela dei diritti dei lavoratori si celavano azioni delittuose finalizzate ad aumentare sia il conflitto con la parte datoriale sia tra le opposte sigle sindacali, al fine di aumentare il peso specifico dei rappresentanti sindacali all’interno del settore della logistica” e tutto questo al fine di ottenere vantaggi personali.

Le accuse arrivano “dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti ‘estorsivì, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale”.
Non sarà che questi arresti sono

Magazzini della logistica di Piacenza? Andiamo un attimo a capire chi c’é dietro. Secondo l’organizzazione I fatti sono collegati a “tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT“. E qui giace la lepre. Arriviamo al non lontano 11 ottobre 2021 quando vennero bloccati i magazzini Amazon di Castel San Giovanni

Le condizioni lavorative in Amazon sono ben note. Ma sono pure molto bene accette da una società, quella italiana, che pare voler reintrodurre quella servitù della gleba che Napoleone abolì. D’altronde la stessa immigrazione, dietro la patina ipocrita di un finto umanitarismo, cos’é se non un nuovo mercato di schiavi?

Le multinazionali oramai la fanno da padrone sul nostro territorio nazionale, e quindi andare a pestare i piedini a Jeff Bezos potrebbe essere pericoloso. E non stupisce questa retata contro i sindacati.

L’Italia sta tornando in dietro di un secolo. Non solo politicamente (a cento anni esatti dalla Marcia su Roma si parla ancora di uomini della Provvidenza) ma anche socialmente.

Dopo il grande sciopero del 1904 Giovanni Giolitti rese lecito il diritto di sciopero. Oggi pare non sia più così, e andiamo sempre di più verso la repressione dei diritti fondamentali dei lavoratori.

ANDREA SARTORI

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