“A noi fa piacere se venite a Trieste, ma dovete essere presenti qui, a Pavia, e in ogni città d’Italia, e formare gruppi come noi”. Vittorio è uno dei simboli della lotta dei portuali: il suo pianto e il suo disperato appello, davanti alla Polizia pronta a caricare, hanno fatto il giro del mondo e lui è diventato un’icona come il ragazzo di piazza Tienanmen.

Visione TV ha incontrato Vittorio a Pavia, assieme a Alvise Donatino del coordinamento Studenti contro il Green Pass a Pavia, e lui ci esorta alla lotta non violenta. Vittorio “il portuale di Trieste” non è né un portuale né di Trieste: è un falegname di Padova che si è trovato coinvolto nella lotta dei portuali: “I portuali sono il braccio – ci spiega – ma tutto il popolo di Trieste è coinvolto, e le cose al porto stanno andando avanti. Io all’inizio non avevo compreso lo spirito di questa lotta, ma poi me ne sono trovato coinvolto”. Una lotta non violenta, spiega, senza odio nemmeno verso i poliziotti, nemmeno verso i giornalisti “perché loro semplicemente eseguono quel che è stato loro ordinato, e lo fanno perché devono portare a casa il pane per i loro figli. Non bisogna odiarli, perché loro sono anche costretti a fare qualcosa che non volevano fare”.

Questo non significa negare le violenze poliziesche. La tecnica dei poliziotti è stata ben spiegata: loro si aprivano in due varchi davanti ai manifestanti per poi richiuderli da dietro e andare giù pesante. E il blocco totale del porto, racconta, è avvenuto solo con l’arrivo della polizia. Quando è stato deciso lo sciopero era stata lasciata libertà a chi voleva andare a lavorare di andare: nessuna violenza sui cosiddetti “crumiri” (in realtà una minoranza). Poi con l’arrivo delle Forze dell’Ordine tutto è stato bloccato “quindi sono stati loro paradossalmente a bloccare”.

Vittorio può davvero ricordare uno degli operai degli scioperi di Danzica, un uomo di Solidarnosc: una Solidarnosc senza papa. Pur con l’istruzione basica di un falegname è arrivato a comprendere che la lotta è anche metafisica, e ha parlato con commozione dei rosari collettivi e di un suo personale rosario legato alle apparizioni di Medjugorje ricevuto in regalo da un portuale: la lotta contro il green pass, nelle sue pura pacatissime parole, diventa realmente una lotta tra il Bene e il Male, con la Madonna che schiaccia la testa al Dragone (e come sappiamo certi nomi sono presagi).

Una lotta fatta di solidarietà, perché ognuno aiuta l’altro come può, con una coperta, un poco di cibo: anche ai poliziotti è stato offerto del cibo perché “odio porta odio” dice Vittorio riecheggiando involontariamente il Gandhi che diceva che occhio per occhio rende il mondo cieco. E infatti, a chi domanda perché sono andati a trattare, risponde “perché altrimenti saremmo caduti nel torto”. Ma questo non significa arrendersi, e Vittorio stesso è consapevole del miracolo di Trieste che ha toccato tanti cuori in tutta Italia. Ed è proprio la mancanza di violenza, quella violenza che il Potere strumentalizza per “far amare l’oppressore e odiare l’oppresso” (Malcolm X) che diventa un’arma potentissima. Dice Vittorio:

“Gli scaricatori di porto sono il simbolo, e pensare che sino a ieri tutti li disprezzavamo, me compreso. Scaricatore di porto era una brutta parola: invece oggi mi hanno insegnato la solidarietà e la fratellanza. Ora dietro gli scaricatori c’è un popolo intero”.

Ma il consiglio che Vittorio vuole dare è che si formi una Trieste in ogni città d’ItaliaAnche qui a Pavia – dice – scegliete un delegato come noi abbiamo scelto Stefano (Puzzer, ndr). Dovete anche voi scegliere uno Stefano e muovervi, far sentire la vostra voce”. Questo è un punto cui Vittorio tiene molto: non venite a Trieste, lottate prima a casa vostraTrieste sta lottando per tutta l’Italia, ma non può restare sola”.

E Pavia già si muove: gli Studenti contro il Green Pass di Alvise Donatini hanno già fatto ben due manifestazioni, una il 20 settembre e una il 16 ottobre e questo sabato vi sarà il secondo No Paura Day. Quindi a Pavia le parole di Vittorio sono già state seguite.

ANDREA SARTORI

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