Il New York Times ancora una volta si fa avanguardia di meditazioni che potremmo definire quantomeno inquietanti, passando in rassegna una serie di libri, programmi TV e film che hanno in comune il tema del cannibalismo.

Il quotidiano americano fa un’accurata disamina di autori che in un certo qualmodo sdoganano l’aberrante idea che la mente umana possa essere affascinata , attirata, dal nutrirsi della carne  dei propri simili.

Non è la prima volta che un tema così particolare, che di norma resterebbe confinato tra una nicchia di persone, magari dottori, o psichiatri, riempia le pagine di periodici vicini al pensiero neocon e liberal: accanto ai cari classici e ridondanti temi come il settore green ecologia e ambiente, lgbt, al veganesimo ecco che si affianca, ammiccando, il cannibalismo. 

Un parossismo che sembrerebbe irricevibile da qualunque animo che abbia conservato un minimo di buonsenso. Ma tant’è. La combinazione esiste come abbiamo visto con il burger vegano al sapore “di carne umana”, piatto vegano, quindi senza carne, ma che incoerentemente, vorrebbe soddisfare la curiosità di chi ambisce ad assaporare la carne umana: proposto dalla compagnia svedese Oumph ha anche vinto un premio gastronomico.

E adesso il prestigioso New York Times ci propone un’attenta rassegna di opere letterarie, ma non solo, sullo stesso argomento:  Chelsea G. Summers,  Ottessa Moshfegh con il suo romanzo “Lapvona“, e “Tender is the Flesh” di Agustina Bazterrica, un distopico mondo dove il cannibalismo è legale.

Proposte cinematografiche  come “Raw” di Julia Ducournau, dove il cannibalismo si fa largo nella trama tra veganesimo, amputazioni e rapporti sessuali, oppure “Bones and all” un adattamento del romanzo “Fino all’osso”,  di Camille DeAngelis, di  Luca Guadagnino, che solletica il nostro orgoglio di essere italiani: “Sarà molto romantico” ha dichiarato il regista.

Ironia a parte, nessuno vuole entrare nel merito artistico di un’opera, letteraria o cinematografica che sia.

Fotografia, regia, genio letterario sono argomenti che lasciamo ai professionisti del settore: quello che sorprende è la periodicità sistematica con cui viene riproposto questo tema dal mainstream, quasi che fosse un argomento di interesse generale.

Per questo appare evidente una volontà di sdoganare, di proporre  al grande pubblico un soggetto che come detto, dovrebbe essere, eticamente,  davvero improponibile.

“Una serie di recenti libri, programmi TV e film che fanno ribollire lo stomaco suggerisce che non siamo mai stati così deliziosi – l’uno per l’altro”, apre ironicamente il New York Times nel suo articolo “A Taste for Cannibalism?”

Un punto di domanda alla fine che però deve far riflettere visto che oggi, grazie al refrain dei media, il romanzo “A Certain Hunger”, della già citata Chelsea G. Summers, è un successo di vendite dopo che era stato respinto più di venti volte dal 2018 come lo stesso articolo ammette.

Poi ci ha pensato la serie tv “Yellow Jackets” a spianare la strada ed Amazon con il suo servizio di audio libri “Audible” ha finalmente approvato ed ospitato l’opera di Summers.

Il refrain neocon e liberal funziona dunque: sul catalogo Netflix troveremo il nuovo filone cannibalismo, tra horror, drammi e commedie, mentre già sul social reddit piu di 51000 membri si sono iscritti al forum che tratta la serie tv: chissà se sanno che molti nel cast sono vegani?

Spazzata via l’etica resta solo il nichilismo e la volontà di stupire il pubblico, al di la della dignità e dello stile ,  di sfruttare economicamente qualsiasi cosa, a qualsiasi costo, “Fino all’osso”.

ANTONIO ALBANESE

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