E’ andata come qualsiasi commentatore non totalmente obnubilato dalla propaganda poteva immaginare. Il teatrino del falso conflitto tra le forze parlamentari ha partorito “l’unica soluzione possibile” (sic). Sembra la pietra tombale su qualsiasi istanza di cambiamento, ma non è così. Vediamo perché.

PREMESSE

Pensiamo al coro dei quotidiani nei giorni precedenti a questo teatrino…

Che l’intenzione di Draghi fosse ottenere il Quirinale come premio per le sue malefatte nell’anno appena passato era evidente. Nonno banchiere è stato addirittura scomposto nelle ultime settimane, come se intravedesse come unica via di uscita, come unica strategia di fuga, la Presidenza della Repubblica. A conferma di questa ipotesi il nervosismo di Giorgetti – grande sponsor pro Draghi, che moltissimi danno vicino alle dimissioni.

Le uniche alternative possibile erano un Mattarella ponte, sullo schema Napolitano bis (sino alla fine della legislatura, per poi essere eletto) oppure una soluzione Amato che gli garantisse piena copertura. Amato è stato eletto a capo della Corte Costituzionale per questo esatto scopo, ed è forse questa la vera notizia negativa della giornata.

I FATTI

La scelta di Mattarella per un nuovo settennato è una scelta di totale continuità dello status quo, di vero e proprio immobilismo, ma senza alcuna lungimiranza o prospettiva*. I politici hanno scelto di blindare la legislatura (che durerà sino all’ultimo secondo utile, al netto di un progressivo indebolimento che inizierà già nelle prossime settimane), come se oltre quel limite non intravedessero possibilità alcuna di proseguimento. Draghi, stanti così le cose, concluderà il suo compito, per quanto indebolito, e difficilmente tornerà alla carica per la Presidenza della Repubblica.

Una delle conseguenze è dunque insita nei fatti: i politici presenti in Parlamento sanno di attendere un terremoto che difficilmente li salverà. Ma questo si accompagna ad alcuni effetti di più breve termine che faciliteranno lo tsunami politico

GLI EFFETTI

La fine del Centrodestra inizia ufficialmente oggi a chiusura di un 25ennio. Finisce anche il Centrosinistra nello schema “giallorosso” dell’ultima fase storica. La parabola discendente di Salvini, iniziata col Papeete, raggiunge il suo nadir e la Lega scompare definitivamente dai radar del voto “antisistema”.

CHE FARE?

Sulla base di questi fatti e di questi effetti è evidente che l’area del dissenso deve utilizzare il tempo sino alla fine dell’immobilismo dello status quo per radicarsi e rafforzarsi al massimo livello. Nel 2023 i potenziali elettori di una simile area saranno stimabili in decine di milioni di persone. Giorgia Meloni terrà visto il crollo della sua area di riferimento, ma difficilmente gli italiani le affideranno le chiavi del Potere dopo ulteriori anni di equilibrismi e tatticismi ambigui.

Insomma, Mattarella Bis rappresenta la sconfitta della politica, ma apre grandi spazi al ritorno della Politica.

*L’ultimo trucco che resterebbe a questi guitti – e qui apro uno scenario solo teoricamente di difficile realizzazione, ma ugualmente prevedibile – è quello di una staffetta concordata (ma taciuta) tra Mattarella e Draghi, facilitata dalle dimissioni del primo, che comunque non sarà domani. Basteranno questi trucchi da avanspettacolo o a quel momento saremo pronti a respingerli con una opposizione reale nel paese?

ANTONELLO CRESTI

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