La costituzione americana ha una peculiarità tutta sua che nessun altro paese al mondo possiede, ovvero sancisce il diritto inviolabile di possedere e portare con sé armi attraverso quello che é chiamato Secondo Emendamento. Un principio che, inutile negarlo, ha da sempre fatto discutere moltissimo sia negli USA (ma di riflesso anche in Europa), per la pericolosità che si può intrinsecamente ravvedere nel possesso di pistole e fucili. Tuttavia, é bene specificarlo, in nessun modo la costituzione statunitense legittima, in virtù del secondo emendamento, a compiere omicidi indiscriminati, quanto piuttosto  si limita a sancire il diritto inviolabile del singolo cittadino di avere con sé le armi (secondo quanto specificato dalla legge) per potersi difendere in caso di necessità.

Gli eventi degli ultimi giorni, parliamo della sparatoria nella scuola elementare in particolare, non hanno fatto altro che mettere nuovamente in discussione la questione, in particolare in Texas, dove ironia della sorte si é tenuto anche l’annuale meeting dell’NRA (la National Rifle Association) dal 27 al 29 maggio, ad appena poche ore dai terribili fatti che hanno visto la morte di 19 bambini e delle loro due insegnanti ad Uvalde, ad opera del diciottenne Salvador Ramos.

Il governatore Abbott (R), che ogni anno partecipa attivamente all’NRA, ha invece subito cancellato il suo discorso al meeting in seguito agli avvenimenti, e sembra aver già dichiarato a mezza bocca di essere disposto a seguire Mitch McConnell (R) e Chuck Schumer (D) che al Congresso a Washington DC stanno già pavimentando a grandi passi la strada per far approvare una super legge che restringa fortemente il diritto alle armi per come inteso e riconosciuto finora, una legge che i democratici stanno cercando di mettere sul tavolo da anni, e che ora trova simpatizzanti anche tra i repubblicani (non in quanto tali, ma verosimilmente perché parte dello stesso establishment).

Sembra incredibile, ma persino il Texas, lo stato che più di tutti ha storicamente difeso il secondo emendamento, lo stato simbolo e roccaforte della costituzione americana, sembra forse adesso disposto a lasciare il suo primato dopo gli eventi di Uvalde, (o forse lo é solo il suo governatore?). E se é lo stato della Stella Solitaria ad abbandonare fucili e pistole, é molto probabile che lo seguano anche gli altri.

La polizia del luogo, da parte sua, non ha fatto gran lustro della sua prontezza, per così dire, visto che vi sono molteplici dichiarazioni che indicano come gli agenti siano stati chiamati dagli studenti per ricevere il loro aiuto, senza però riceverlo prontamente. Il capo della polizia locale ha infatti dichiarato in conferenza stampa: “abbiamo preso una decisione sbagliata, pensavamo che si trattasse di un falso allarme, di qualcuno che si stesse barricando all’interno della scuola, questo é”.  Tra l’altro, come il giornalista mostra nel filmato, il killer pare verosimilmente entrato da una porta sul retro lasciata inspiegabilmente aperta, e come ricostruito dalla timeline del notiziario si può dedurre che se la polizia fosse intervenuta immediatamente, i bambini probabilmente si sarebbero salvati.

Una mamma ha poi dichiarato al New York Post di essere stata addirittura ammanettata dalla polizia mentre stava entrando nella scuola per salvare i propri due figli. La donna, Angeli Rose Gomez, ha poi confermato il racconto niente meno che al Wall Street Journal aggiungendo di essere stata solo una delle numerose madri presenti sul luogo che imploravano la polizia di fare qualcosa per catturare Salvador Ramos, cosa che invece é avvenuta a massacro ultimato.

“Hanno atteso un’ora, senza fare alcunché, inspiegabilmente immobili, davanti alla recinzione“, ha concluso. E come si legge dal quotidiano, “Il Ramos é entrato da una porta lasciata incredibilmente incustodita sul retro, ed ha avuto anche il tempo di sparare per ben 12 minuti fuori dalla scuola senza che nessuno, benché avvertito, intervenisse”.  Infatti é lo stesso capo della polizia Peter Arredondo ad essere adesso sotto investigazione per inattività, perché come si legge, “lo stesso viene accusato di aver impedito  ai 19 uomini che erano con lui di entrare nella scuola, mentre il killer era già dentro da circa un’ora”, in sostanza con uno stand down order come si chiama in gergo.

Come già riportato all’inizio, in virtù di quanto la polizia del posto ha dichiarato in conferenza stampa, non si può con certezza affermare nulla di più se non che si sia trattato di un tragico errore di valutazione e di organizzazione da parte delle forze dell’ordine (intendiamoci, non che questo diminuisca la gravità della mancanza), ma sembra lecito e doveroso riportare che vi sono presenti alla scena i quali raccontano storie (alcune confermate, altre solo ipotizzate) in netto contrasto con la versione ufficiale e che, se mai un giorno fossero confermate, potrebbero dipingere tutto un altro scenario.

Cosa ci rimane quindi? Principalmente lo strazio immenso per le vite perdute in maniera così inutile ed evitabile, una disgrazia che segnerà il percorso di famiglie e di intere comunità per generazioni. Ma anche il profondo dubbio e la conseguente rabbia che vi siano figure dell’establishment di Washington D.C. che stiano sfruttando gli avvenimenti in termini politici, e che utilizzando il profondo sgomento della comunità, possano adesso rimettere sul tavolo la proposta di disarmare gli americani e anche con una certa celerità. Lo stesso Joe Biden, recatosi ad Uvalde con la moglie, ha dichiarato davanti ad i giornalisti che farà presto qualcosa per porre fine al problema delle pistole e della violenza. 

Rimane da capire se gli americani lo consentiranno.

Contrariamente a quanto si pensa, specialmente in Europa, il popolo statunitense riconosce come sacrosanto il principio del Secondo Emendamento e differenzia molto bene quello che é l’oggetto (l’arma) dall’uso che se ne fa (difesa personale oppure omicidio volontario, ad esempio). Proprio per questo motivo, molti oggi comprendono che accettare la resa delle armi equivarrebbe a rinunciare ad un altro diritto, la letterale cessione di un ulteriore pezzo di libertà e di identità dopo che le costituzioni del mondo intero sono state profondamente violentate e rivisitate con la ben nota scusa della pandemia da Covid 19.

In un momento storico come questo durante il quale affermazioni come “non possiederai nulla e sarai felice“, oppure “rimetteremo tutti in lockdown“, “questo é solo l’inizio della stagione delle pandemie” sono diventate litania quotidiana, non sono pochi gli americani che sui social commentano gli eventi statunitensi ed in giro per il mondo (ne é un fulgido esempio il lockdown cinese a Shangai) e ringraziano la costituzione che dà loro almeno la speranza di difendere in qualche modo quel poco che ancora posseggono, sia un bene mobile, immobile o addirittura un familiare. Si può essere d’accordo oppure no, ma così ragionano per la maggior parte gli americani, ed é esclusivamente la loro prospettiva che qui si cerca di rappresentare.

D’altra parte, era proprio con questo spirito ed in questa ottica che era stato concepito il Secondo Emendamento, sulle orme di quanto affermato da Thomas Jefferson,  il terzo presidente degli Stati Uniti, considerato unanimemente uno dei Padri Fondatori. Anticipando di gran lunga i moderni sovranisti, affermava con forza che “Non sono certo i popoli a dover aver paura dei governi, ma i governi ad aver paura dei popoli”.

E abbiamo ragione di ritenere che gli americani ci credano ancora.

MARTINA GIUNTOLI

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