Il grano dell’Ucraina è per i ricchi. Nonostante i proclami e le promesse in senso contrario, agli affamati stanno andando solo le briciole.

Lo mostra il database della “Black Sea Grain Initiative”, l’operazione sotto l’egida delle Nazioni Unite che consente di far partire dai porti sul Mar Nero, nonostante la guerra, le navi cariche di grano e di altre derrate alimentari dei quali l’Ucraina è uno dei primi produttori mondiali.

L’Italia se n’è accaparrata una bella fetta: 1,4 milioni di tonnellate. È quarta nella classifica generale degli acquirenti. Prima dell’Italia, nell’ordine, vengono Cina (3,1 milioni di tonnellate), Spagna (3 milioni) e Turchia, con 1,9 milioni.

Eppure è ovunque dominante la retorica secondo la quale le navi con il grano dell’Ucraina servono per sfamare i poveretti. Fa capolino perfino nella prima delle Faq (le risposte alle domande più frequenti) all’interno della sezione che il sito Onu dedica all’iniziativa.

Più che agli affamati del mondo, l’esportazione del grano giova probabilmente ai pochi Paperoni stranieri che, in Ucraina, controllano gran parte del terreno agricolo. Con le navi ferme in porto per la guerra, impossibile vendere i raccolti sui mercati internazionali. Eppure tutti quei generi alimentari farebbero comodo alla gente comune dell’Ucraina stessa: un Paese che la guerra ha devastato ed ulteriormente impoverito.

Finora, la “Black Sea Grain Initiative” ha permesso di portare sui mercati internazionali quasi 17 milioni di tonnellate di alimenti vari: soprattutto mais (46%) ma anche grano (28%), olio di girasole, semi di girasole eccetera.

Di queste 17 milioni di tonnellate, i Paesi poveri ne hanno ricevuto solo 500 mila. Se le sono spartite Afghanistan, Etiopia, Somalia, Sudan e Yemen.

I Paesi che l’Onu classifica come a reddito medio basso hanno ricevuto 2,9 milioni di tonnellate di derrate alimentari provenienti dall’Ucraina. Quelli a reddito medio alto, altri 5,4 milioni di tonnellate: in questo gruppo l’Onu inserisce anche Cina e Turchia, che sono rispettivamente al primo e al terzo posto nella classifica generale degli acquirenti.

Infine i Paesi a reddito alto hanno avuto 7,5 milioni di tonnellate di derrate alimentari provenienti dall’Ucraina. Fra questi ci sono la Spagna e l’Italia, seconda e quarta nella classifica generale. L’Italia ha acquistato soprattutto mais (800 mila tonnellate), grano (300 mila) e soia.

GIULIA BURGAZZI

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