Le scienze sociali hanno il compito di analizzare il mutamento delle future dinamiche operative dello sport nella società post-moderna e algoritmica, e di individuare le sfide e i cambiamenti che l’istituzione sportiva dovrà affrontare nei prossimi decenni dal punto di vista macro/micro-sociologico.

Lo sport è parte integrante della società ed è una presenza costante diretta e indiretta nella vita quotidiana degli attori sociali. Lo sport non si riduce solamente nella componente fisica, sociale, ed emozionale.

Nella cultura di massa, lo sport è anche un linguaggio, una metafora, un sogno collettivo.

Le difficoltà della ricerca sociologica dello sport si riscontra nella sua ampiezza e pluriformità delle svariate discipline e regole che le compongono e nella scelta adatta della metodologia di analisi dell’oggetto di studio. Dare una definizione universale di sport è un’impresa ardua siccome diverse variabili devono essere considerate come il gioco, il divertimento, la competizione, l’interazione sociale, e le diseguaglianze sociali, l’attività motoria o strategica.

Nell’era post-moderna, lo sport si suddivide in due ramificazioni: una sportivizzazione istituzionalizzata che avviene con lo sviluppo della tecnica industriale, e una sportivizzazione non istituzionalizzata che si estende verso pratiche di adattamento all’ambiente naturale o competizione con se stessi. Le due ramificazioni si possono concettualizzare come sportivizzazione dello sport o de-sportivizzazione dello sport (De Knop e Standeven, Sport Tourism, 1998).

L’istituzionalizzazione dello sport, fin dall’epoca vittoriana, è diventato in maniera progressiva sempre più normativo e sempre più protagonista nel campo economico e politico (nei regimi totalitari del novecento lo sport era fondamentale per il riconoscimento del trionfo della nazione), e mass-mediatico (la presenza ingombrante della spettacolarizzazione dello sport in televisione e l’azione agonistica che si adatta alle esigenze del pubblico televisivo).

La de-istituzionalizzazione dello sport è riferita a quelle attività motorie che hanno come luogo fisico la strada. Nei Paesi dell’America latina o nelle strade di Napoli, il gioco del calcio si compie tra lo smog delle auto e i pedoni, oppure, nei sobborghi degli Stati Uniti, il basket di strada. Altri esempi tra i più comuni ricordiamo lo jogging nei parchi, il sollevamento pesi “fai-da-te” in casa, il trekking, lo skateboarding (entrambe inserite per la prima volta nei giochi olimpici di Tokyo 2021).                                     

La de-istituzionalizzazione dello sport come fenomeno post-moderno ha creato una diversificazione delle attività motorie e alcune di esse si sono mutevolmente istituzionalizzate come i già menzionati trekking (chiamata anche arrampicata sportiva) e skateboarding.

In simmetria, lo sport istituzionalizzato ha reso globale certe discipline ben poco conosciute, inserendole alcune di essi nei giochi olimpici come il Taekwondo, arte marziale coreana che negli ultimi venticinque anni si è molto diffusa in Europa, aumentando così l’offerta sportiva nel panorama complessivo del mercato.

Nel contesto della molteplicità delle discipline sportive e attività motorie, si dovrebbe evidenziare nei nostri tempi la difficoltà concettuale e di distinzione tra lo spettatore e il tifoso. Come lo sport è spettacolarizzato anche i gruppi di tifosi teatralizzano le loro euforie attraverso pratiche rituali all’interno e all’esterno del luogo dove si svolge la gara sportiva. Una vittoria importante di una squadra di calcio provoca un coinvolgimento di massa nei festeggiamenti urbani con cortei e processioni di cori e canti che non si differenziano ulteriormente dai fenomeni religiosi.

Marc Augè (Football. Il calcio come fenomeno religioso, 2016) il giuoco del calcio è una rappresentazione collettiva (per il sociologo Emile Durkheim, esso è l’espressione comunitaria di idee, emozioni e credenze) mostrando un parallelismo con la religione “in cui i numerosi individui provano gli stessi sentimenti e li esprimono attraverso il ritmo e il canto” (cfr. Marc Augè).

Il calcio detiene una forza appagante e iterativa della ritualità suscitando emozioni popolari e senso di appartenenza identitaria.

Ulteriori caratteristiche religiose sono lo stadio come luogo di culto, il calendario delle ricorrenze religiose che diventa il calendario del campionato di calcio o di champion’s league e la partecipazione diffusa delle masse alla fruizione televisiva dell’evento, la deificazione dei campioni leggendari dello sport tra cui l’esempio di grande fama di Diego Armando Maradona detto il “Pibe de Oro”.

Il calcio in particolare crea una massificazione tale da uniformare le differenze di sesso, di età, di classe sociale e livello di istruzione. Il mercato globale ha reso il calcio come unica divinità dello sport relegando le altre discipline come sport di nicchia.

Il problema è fondamentalmente culturale. Ci si dovrebbe domandare se lo sport è realmente democratico. Credo che questa sia la questione principale per iniziare a sviluppare un modello di sport del futuro. La galassia dell’associazionismo sportivo sono delle realtà importanti del territorio ma possiedono anche dei limiti economici e di carenza di fondi da parte dello Stato centrale nello sport (limitati sostegni come il contributo a fondo perduto per le associazioni sportive dilettantistiche) a causa di decenni di erosione dello stato sociale e trasferimenti delle competenze agli enti locali. La carenza di fondi comporta la mancanza di scouting e della ricerca dei talenti nello sport.

Lo sport agonistico richiede enormi investimenti materiali e strutturali non sempre alla portata degli individui, delle famiglie, e delle associazioni. Immaginando un mondo utopico, l’associazione sportiva dilettantistica dovrebbe essere il punto di partenza per chi pratica uno sport per divertimento o per agonismo. L’associazione sportiva dovrebbe individuare quei potenziali talenti per affidarli a dei centri sportivi centrali finanziati dallo Stato centrale per la preparazione fisica e culturale del giovane talento ai grandi eventi competitivi nazionali e internazionali. L’anomalia italiana è il rapporto tra lo sport e le forze armate. La maggior parte degli atleti che partecipano alle discipline sportive meno popolari provengono dai gruppi sportivi delle forze armate come fiamme gialle (Guardia di Finanza), fiamme oro (Polizia di Stato), fiamme azzurre (Polizia Penitenziaria). Penso che bisognerebbe discernere questo privilegio per ampliare lo scouting nello sport verso un maggiore distributismo sociale e ridurre le diseguaglianze.

La questione culturale va affrontata anche nei valori.

Lo sport deve essere meno spettacolo e meno consumo. Avere una concezione della pratica sportiva agonistica come battaglia interiore e metafora delle prove da affrontare nella vita, aiuterà a forgiare il comportamento sociale delle nuove generazioni nella possibilità di generare trasformazioni epocali e grandi rivoluzioni.

La contraddizione dei nostri tempi tra bisogno evasivo di emozioni e regole dello sport necessita di un superamento ideologico ed ontologico, e rivolgersi verso la conoscenza di noi stessi.

DARIO ZUMKELLER

Cantautore e Poeta. Vincitore di Strafactor nel 2017 e autore dell’album di poesia cantata “La Calce di Ulkrum” nel 2020. Dottorante in Sociologia.

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