Approda in Europa la protesta dei camionisti contro le politiche sanitarie dei Governi a proposito del Covid. Ma si annunciano scintille. La polizia francese non intende consentire l’ingresso a Parigi degli automezzi intenzionati a replicare quanto sta accadendo ad Ottawa, in Canada.

Ad Ottava, il cosiddetto freedom convoy di autocarri e mezzi motorizzati blocca la città da ormai dieci giorni. Gli autocarri hanno inoltre occupato l’Ambassador Bridge alla frontiera fra Canada e Stati Uniti. Alcune fabbriche sono in difficoltà: impossibile fare arrivare i materiali indispensabili per proseguire l’attività.

La protesta canadese suscita emulazione in mezzo mondo, perché sta ottenendo successo. Infatti, se non il Governo centrale, almeno le province dell’Alberta e del Saskatchewan hanno annunciato l’addio alla restrizioni legate al Covid, compreso l’obbligo di vaccinazione.

Negli Stati Uniti, una carovana partita dalla California si sta muovendo da giorni in direzione di Washington. Un freedom convoy è accampato nelle strade di Canberra, in Australia. Un altro è a Wellington, in Nuova Zelanda. Le richieste sono sempre quelle: stop a restrizioni e obblighi di vaccinazione anti Covid.

Fra gli emuli del freedom convoy canadese, l’ultimo in ordine di tempo è quello europeo. I suoi piani sono ovviamente carbonari. Comunque una carovana di veicoli si è messa in moto ieri, giovedì 9. E’ partita dal Sud della Francia e, dopo Parigi, intenderebbe dirigersi a Bruxelles, la città che rappresenta il cuore delle istituzioni UE.

La decisione delle autorità francesi di non permettere l’ingresso a Parigi della carovana è in netta controtendenza rispetto alla gestione della protesta in Canada e altrove. Finora, la polizia ha fatto di tutto tranne che mostrare i muscoli. In Francia invece i muscoli dei poliziotti sono già gonfi con ampio anticipo.

L’annuncio di una prova di forza promette sempre tempesta. Macron magari vuole applicare la dottrina Cossiga per stroncare un movimento che, in base ai precedenti canadesi, è sostanzialmente pacifico ma tenace e indomabile fino alla vittoria.

Dunque il divieto di ingresso a Parigi potrebbe essere un modo per provocare o infiltrare i manifestanti e per suscitare gesti violenti. Stadio successivo, la repressione. Se così fosse, sarebbe un pessimo segno. Per la Francia, per l’Europa e per il diritto di manifestare.

GIULIA BURGAZZI

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