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Notizie24 Marzo 2022

Il dramma dell’agricoltura: mancano i mangimi, il bestiame va al macello

Di ·642 contenuti pubblicati
Giulia Burgazzi analizza la crisi dell'agricoltura italiana, evidenziando la carenza di mangimi zootecnici. Si discute anche dell'impatto della guerra in Ucraina sulle forniture alimentari e sui fertilizzanti.
Punti chiave
  • Le vacche da latte vengono mandate al macello per mancanza di mangimi.
  • L'Italia dipende dalle importazioni di grano e fertilizzanti dalla Russia e Cina.
  • Il paese è il quinto importatore mondiale di grano, ma non produce a sufficienza.
  • La riconversione della produzione agricola è necessaria per affrontare la crisi.
  • L'importazione di soia e mais è fondamentale per l'alimentazione del bestiame.
L'articolo

Altro che il gas: qui si tratta del pranzo e della cena. Le vacche da latte stanno andando al macello perché ormai mancano i mangimi zootecnici. Ma anche noi dobbiamo mangiare: e possibilmente due volte al giorno.

Se ne parla poco, ma cominciano a venire al pettine le grane più grosse legate alla guerra in Ucraina e alla quasi completa rottura dei rapporti commerciali con la Russia. Tutti e due sono grandi esportatori di grano e prodotti alimentari anche verso l’Italia.

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La trasmissione Fuori dal Coro ha sollevato il problema il 22 marzo. Il servizio sull’agricoltura inizia al minuto 1:56 della puntata. Però si è concentrata solo (solo: si fa per dire…) su penuria di mangimi zootecnici, rincaro dell’energia, rincaro del gasolio agricolo. Disgrazia vuole che ci siano anche altri problemi.

Innanzitutto, i fertilizzanti chimici senza i quali non cresce praticamente niente: l’Italia dipende largamente dalle esportazioni provenienti dalla Russia e anche dalla Cina, con la quale il barometro dell’Occidente segna sempre più tempesta. E poi, secondo aspetto da affrontare: la radicale ristrutturazione della produzione agricola. Ora importiamo derrate alimentari base, tipo il grano, ed esportiamo prodotti di pregio e in qualche modo voluttuari tipo il vino. Solo che col grano si mangia e si campa: col vino no.

L’Italia ha bisogno di 130 chili di fertilizzanti per ettaro di terreno: un po’ meno della media UE, pari a circa 155 chili per ettaro. Esistono tre tipi di fertilizzanti chimici, tutti fondamentali. Sono a base, rispettivamente, di fosforo, azoto e potassio. I dati in proposito vengono da OEC, Observatory of Economic Complexity, un sito web nato dal Massachussets Institute of Technology. I dati sono aggiornati al 2019.

Innanzitutto i fertilizzanti fosfati. Sono ancor più necessari degli altri, anche se vengono usati in quantità minore. Il primo esportatore mondiale è la Cina, che però ha chiuso i rubinetti già nell’autunno scorso, pensando all’interesse nazionale. La Russia è esportatore netto, sebbene non in cima alla classifica. L’Italia è importatore netto per oltre 13 milioni di dollari all’anno.

L’Italia inoltre è importatore netto di fertilizzanti azotati per un valore di 218 milioni . Primo esportatore mondiale, la Russia. Secondo, la Cina. Infine, i fertilizzanti a base di potassio. In Italia, importazioni nette per 115 milioni di dollari. Primi esportatori mondiali: la Russia e la Bielorussia sua alleata.

Ammesso di riuscire a risolvere la grana dei fertilizzanti, resta quella della riconversione della produzione agricola. L’Italia, con appena 60 milioni di abitanti, è il quinto importatore mondiale di grano. Ne produce, certo: ma non a sufficienza. Al netto dell’esportazione della pasta, le importazioni annue riguardano circa 6 milioni di tonnellate.

Spulciando il database statistico della FAO, l’Organizzazione mondiale per l’agricoltura e l’importazione, si scopre che l’Italia importa anche grandi quantità di soia e mais: quest’ultimo non serve per la polenta, ma (come la soia) soprattutto per alimentare il bestiame.  Non a caso le vacche da latte ora vengono mandate al macello. E non solo il latte e la carne: anche i polli, dunque le uova, e perfino i prosciutti e i salami dipendono dai mangimi zootecnici.

Le esportazioni? Innanzitutto la già citata pasta, nel quadro però di una pesante importazione netta di grano. A seguire, vino e bevande non alcoliche. Solo quello, per ora, abbiamo in casa.

GIULIA BURGAZZI

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