Dall'Artico alla Cina: si ridisegnano le rotte del potere globale mentre l'Assemblea Onu entra nel vivo a New York. Ne pariamo con Glauco Benigni, Giuseppe Masala, Gabriele Sannino

La settimana di alto livello dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York si svolge in un contesto di crescente tensione geopolitica, caratterizzato da un riposizionamento delle alleanze globali. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, sembrano adottare una strategia che sfida le tradizionali relazioni con i partner europei, mentre si rivolgono a paesi come la Bielorussia per l'importazione di risorse vitali come la potassa. Questo cambiamento di rotta si inserisce in un quadro più ampio di rivalità tra globalisti e sovranisti, con Trump che si propone come paladino della sovranità americana.
Il commento di Gabriele Sannino evidenzia come la Gran Bretagna, epicentro del modello neoliberista, stia vivendo un'implosione interna, con la crescente richiesta di autonomia da parte di Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Questo fenomeno non è solo il risultato di dinamiche interne, ma si inserisce in un contesto globale dove l'Unione Europea, considerata da alcuni come un bastione del globalismo, sta affrontando sfide crescenti. La posizione della Gran Bretagna, che ha storicamente sostenuto una politica interventista, è ora messa in discussione da una crescente disillusione verso il ruolo che ha giocato negli ultimi conflitti internazionali.
Inoltre, la corsa all'Artico emerge come un nuovo campo di battaglia strategico. Gli Stati Uniti, in collaborazione con Danimarca e Groenlandia, cercano di stabilire un controllo sulle rotte marittime emergenti, mentre la Russia continua a rafforzare la propria presenza nell'area. La competizione per le risorse e le rotte energetiche si intensifica, con l'Artico che diventa un punto cruciale per l'approvvigionamento di energia e materie prime. La mancanza di una flotta occidentale competitiva in questa regione solleva interrogativi sulla capacità degli Stati Uniti e dei loro alleati di mantenere l'egemonia in un'area sempre più strategica.
Infine, il dialogo tra Stati Uniti e Cina sull'intelligenza artificiale e il commercio riflette la complessità di un mondo multipolare in cui le tensioni economiche e militari si intrecciano. La competizione tra le due potenze non è solo commerciale, ma coinvolge anche questioni di sicurezza e innovazione tecnologica. La creazione di un tavolo permanente per affrontare i rischi legati all'intelligenza artificiale rappresenta un tentativo di gestire le divergenze, ma la strada verso una cooperazione duratura appare ancora lunga e impervia.
In questo scenario, il divorzio dell'Occidente sembra essere non solo una questione di alleanze in crisi, ma anche una riflessione più profonda sulle identità nazionali e sui modelli di governance che stanno emergendo in risposta a una globalizzazione sempre più contestata. Le tensioni interne all'Unione Europea e le sfide poste dai movimenti sovranisti potrebbero segnare l'inizio di una nuova era, in cui le relazioni internazionali saranno ridefinite da interessi nazionali piuttosto che da visioni globali condivise.
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