Il discorso di Mattarella e quello di Justin Trudeau: uno la minestra, l’altro molto peggio

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Gran parlare si fa oggi del discorso di fine anno (e di commiato) del Presidente Mattarella. Dieci minuti di lode ai vaccini, al governo, esaltazione della Costituzione come se il governo stesso non ne avesse fatto carta straccia per due anni, rimprovero ai novax che rinunciano al siero mentre tanta gente nel mondo non può permetterselo. Un po’ come la mamma, che bacchetta il figliolo che rifiuta la minestra “quando tanti bambini africani non hanno di che mangiare”. Siamo trattati come bimbi delle elementari, e chissà forse un po’ ce lo meritiamo visti i comportamenti degli ultimi mesi.

Da considerare, peraltro, che in Nigeria ed in altri Paesi africani i vaccini vengono buttati via a camionate, dato che nessuno vuole sottoporsi al rituale. Sono più furbi di noi.

Ma se l’Italia piange, in Canada si sta molto peggio. In quest’intervista del 28 dicembre il Presidente Trudeau dichiara con la massima disinvoltura:

Trudeau: Ci sono persone ferocemente contro le vaccinazioni.
Giornalista: Sono degli estremisti.
Trudeau: Non credono alla scienza, sono spesso misogini, spesso razzisti. Sono un piccolo gruppo, ma occupano spazio. E noi dobbiamo compiere una scelta, come leader e come nazione. Vogliamo tollerare queste persone?

Un gruppo che occupa spazio: forse si tratta di Lebensraum, “spazio vitale”? E la nazione dovrà presto effettuare una scelta, cioè se tollerare ancora tali pericolosi soggetti, oppure… un “oppure” su cui Trudeau non si sofferma, ma che non lascia presagire nulla di buono. Forse bisognerà trovare una soluzione finale per questi novax, che odiano le donne e sono anche razzisti. Trudeau non è nuovo a uscite estreme verso i non ottemperanti, che gli sono valse l’appellativo di “fascista psicopatico” da parte del leader del Partito Popolare canadese.

A questo punto so che, attoniti, state rivalutando il moderato discorso di Mattarella che ci ha parlato come un nonno al nipotino che non mangia la minestra. Ma dobbiamo augurarci che il Canada non arrivi presto qui da noi: già varie volte, in questa pandemia, abbiamo dimostrato di saper scegliere con precisione selettiva solo il peggio che ogni Paese ha saputo proporre.

DEBORA BILLI

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