Il difensore civico europeo accusa Ursula von der Leyen di scarsa trasparenza sull’acquisto dei vaccini Pfizer.

Se il Pfizergate è una partita a briscola, ora Emily O’Reilly butta giù il carico. O’Reilly è appunto il difensore civico europeo – o ombudsman – che all’interno delle istituzioni Ue vigila sui casi di cattiva amministrazione da parte della stessa Ue. È stata la prima a sollevare il problema del ruolo della presidente della Commissione europea, appunto Ursula von der Leyen, negli abnormi e stramiliardari acquisti di vaccini Covid a spese degli Stati e dei cittadini europei. Lo ha fatto chiedendo invano di rendere noti i messaggi che von der Leyen ha scambiato con Albert Bourla, l’amministratore delegato di Prizer.

L’INTERVISTA DI O’REILLY A FRANCE 24

Il carico, O’Reilly l’ha buttato giù venerdì scorso, 27 gennaio 2023, durante un’intervista in inglese al canale televisivo francese France 24. Ha detto cioè che la Commissione europea ha fondamentalmente alzato un muro davanti alle sue richieste di informazioni e di trasparenza.

Accompagna questo articolo il video con la lunga intervista di Emily O’Reilly a France 24. Si avvia nel momento in cui si comincia a parlare del Pfizergate. La parte precedente è dedicata essenzialmente al Qatargate del Parlamento europeo. L’ultima, al ruolo del difensore civico europeo.

Ma fra i due argomenti – il Qatargate ed il ruolo del difensore civico – c’è stato il tempo per parlare del vero scandalo europeo: quello che sta venendo a galla e che potrebbe fare impallidire lo stesso Qatargate. Eppure pare che Ursula von der Leyen miri alla conferma, nel 2024, come presidente della Commissione europea…

COSA HA DETTO IL DIFENSORE CIVICO EUROPEO

Ebbene, casomai sembrasse poco affermare che la Commissione europea ha alzato un muro di fronte a lei, Emily O’Reilly ha aggiunto altro. E cioè, in sostanza: la Commissione non ha neanche ammesso l’esistenza dei messaggi scambiati fra von der Leyen e Bourla, però è chiaro che esistono. Traduzione: tacciono perfino davanti all’evidenza.

Ancora le parole di O’Reilly: la Commissione europea ha la responsabilità di fare chiarezza, anche se questo è politicamente difficile. Qui si tratta della fiducia dei cittadini a proposito di un argomento molto importante. Altrimenti, i no-vax o le persone ostili all’Unione europea possono dipingere una narrazione ingiusta di ciò che avviene nell’Ue.

Fin qui l’intervista. O’Reilly ha un punto di vista che si addice ad una persona con un ruolo all’interno dell’Ue. Una persona che oltretutto (come è implicito nelle sue parole) è convinta dell’efficacia dei vaccini Covid. Da un altro punto di vista, alla luce del muro contro la trasparenza di cui ella stessa parla, si può invece fare un’affermazione ben diversa. Ovvero: almeno finora, il tempo ha dato ragione a tutti coloro che, fin dall’inizio, non si sono lasciati convincere dalle affermazioni provenienti dalle istituzioni.

LE ISTANZE DELL’EUROPARLAMENTO

Al momento infatti non si tratta solo del muro alzato dalla Commissione europea di fronte alle richieste di trasparenza del difensore civico. Ursula von der Leyen non ha ancora detto se accetterà di rispondere alle domande del Parlamento europeo a proposito dell’acquisto dei vaccini.

Così pure sono ancora senza risposta le interrogazioni dei parlamentari europei alla Commissione europea che riguardano i rapporti del marito di von der Leyen con Big Pharma.

In teoria, le interrogazioni dovrebbero ricevere risposta entro due mesi. In pratica, non l’hanno ancora avuta quelle di Rosa d’Amato e di Francesca Donato ed altri, che risalgono alla metà di novembre. Quando le risposte della Commissione europea arriveranno, i link compariranno nella stessa pagina delle interrogazioni. Auspicabilmente, un domani o un dopodomani chi riaprirà questo articolo potrà leggerle.

GIULIA BURGAZZI

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