La vicenda dell'articolo di Linkiesta, a firma di Massimiliano Coccia, marito di Pina Picierno europarlamentare del Pd, con cui ci ha comunicato la presunta chiusura del conto di Visione TV per sospetto “filoputinismo” ripropone non solo il tema della censura del giornalismo libero e indipendente, ma anche il metodo del "debanking", con la chiusura dei conti bancari per punire chi dissente, come spiega Enrica Perucchietti.

La recente vicenda legata alla chiusura del conto di Visione TV ha riacceso il dibattito sul fenomeno del "debanking", una pratica che consiste nella chiusura di conti bancari come forma di punizione per opinioni considerate divergenti. Questo caso, che ha visto coinvolti anche Massimiliano Coccia, marito dell'europarlamentare Pina Picierno, solleva interrogativi non solo sulla libertà di informazione, ma anche sulle modalità con cui si cerca di silenziare il dissenso. La chiusura del conto sarebbe avvenuta in seguito a presunti legami con il "filoputinismo", un'accusa che si inserisce in un contesto più ampio di censura e repressione delle voci critiche.
Il "debanking" non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una serie di eventi che hanno visto protagonisti diversi dissidenti in tutto il mondo. Casi emblematici come quello di Nigel Farage nel Regno Unito, che ha scoperto la chiusura del proprio conto bancario per motivi legati alle sue opinioni politiche, dimostrano come questa pratica possa essere utilizzata per mettere a tacere chi esprime posizioni contrarie al pensiero dominante. Analogamente, situazioni simili si sono verificate in Canada, dove il governo ha congelato i conti dei manifestanti del Freedom Convoy, e in Francia, dove anche giornalisti sono stati colpiti da misure analoghe.
La chiusura dei conti bancari rappresenta una forma di censura che va oltre la semplice rimozione di contenuti online. Si tratta di un attacco diretto alla possibilità di esistere e operare nel mercato, un modo per privare le persone della loro capacità di sostenersi economicamente. In questo contesto, la battaglia per la libertà di espressione si fa sempre più complessa, con il rischio di una deriva autoritaria che potrebbe colpire chiunque non si allinei con le narrazioni prevalenti. Le istituzioni sembrano sempre più disposte a utilizzare strumenti finanziari per reprimere il dissenso, creando un clima di paura e incertezza.
Questo fenomeno è indicativo di una tendenza più ampia, quella di criminalizzare le opinioni divergenti e patologizzare il dissenso, un'azione che si manifesta anche attraverso la creazione di etichette stigmatizzanti come "cospirazionista" o "filo-putiniano". La censura, quindi, non è più solo una questione di contenuti, ma diventa un'arma per controllare il dibattito pubblico e mantenere il monopolio sulla verità. La paura di perdere l'accesso ai servizi finanziari potrebbe spingere molti a autocensurarsi, limitando ulteriormente la libertà di espressione.
In un contesto in cui le tecnologie digitali e le monete centralizzate potrebbero amplificare ulteriormente il potere delle istituzioni nel controllare le transazioni e, di conseguenza, le vite dei cittadini, è fondamentale mantenere alta l'attenzione su questi temi. La battaglia per la libertà di informazione e di espressione è più che mai attuale e richiede una mobilitazione collettiva per difendere i diritti fondamentali di tutti. Solo attraverso una presa di coscienza collettiva si potrà sperare di contrastare queste dinamiche autoritarie e garantire un futuro in cui il dissenso possa essere espresso senza timore di ritorsioni finanziarie.
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