Oltre duecento miliardi di dollari, pari praticamente all’intero ammontare del PNRR dell’Italia, è questa la cifra mostruosa che Meta, la società proprietaria di Facebook e Wazzup ha appena perso in Borsa. E già il fatto che una singola società privata possa bruciare nella bisca globale dei mercati borsistici, una cifra pari al bilancio di un grande Stato è un tema che meriterebbe un approfondimento.

Ma cosa ha causato il crollo del 20% del valore di borsa di una delle principali società “big tech”?

Come sempre in questi casi la fuga degli investitori è determinata in parte da dati oggettivi, in parte da aspettative future e per Facebook sono negativi entrambi. Gli utili del quarto trimestre del 2021 si sono fermati a “soli” 10.2 miliardi di dollari, in calo dell’8% rispetto allo stesso trimestre del 2020. E le previsioni per il primo trimestre del 2022 sono in ribasso. Il fatturato del colosso americano è in realtà cresciuto nel corso dell’ultimo trimestre, che si è concluso con entrate complessive per 33.67 miliardi, ovvero 5 in più dello stesso trimestre dell’anno precedente, che aveva visto entrate per 28.07 miliardi.

Ma a diminuire sono gli utili, ossia i guadagni netti, scesi anche per effetto della nuova politica inaugurata lo scorso aprile da Apple di chiedere agli utenti se vogliono essere tracciati o meno. Gran parte di questi risponderebbe ‘no’, impedendo quindi a Meta la vendita di pubblicità personalizzata in base ai gusti e alle abitudini dei fruitori del social network, ed erano proprio questi dati cha erano stati la “gallina dalle uova d’oro” della società in questi anni.

Ma c’è un altro dato ancora più preoccupante che riguarda gli utenti giornalieri, che per la prima volta nella storia di Facebook sono diminuiti, passando da 1,930 miliardi a 1,929. Questo dato ha messo in allarme gli investitori, perché è visto come sintomo dell’incapacità di Facebook di attrarre nuovi utenti, soprattutto tra i più giovani che gli preferiscono altri social come Tik tok.  I più adulti invece sono spesso penalizzati dalle politiche censorie della società di Zuckerberg (le famose norme della community), che di fatto limitano la libertà di espressione di tutti quelli che non si rivedono nel politicamente corretto più estremo e non condividono i dogmi del sistema.

Se ci aggiungiamo il probabile flop del Metaverso, che è costato a Meta oltre 10 miliardi di dollari di investimenti, ma che al momento rimane un progetto lontanissimo dal realizzarsi e costellato da criticità, il quadro è completo.

L’ egemonia di Facebook tra i social network è probabilmente al tramonto, e questa in fondo è una buona notizia.

ARNALDO VITANGELI

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