Il Corriere e la propaganda vaccinale: come ti smonto le fallacie del mainstream

A seguire l’analisi per punti dell’avv. Francesco Carraro del seguente articolo pubblicato sul Corriere:

1) Il servizio del Corriere qua sopra riportato è incentrato su una NON notizia: è ovvio che i vaccinati contro qualsiasi malattia sono meno esposti al morbo rispetto ai non vaccinati, altrimenti a che servirebbe il vaccino?

2) il servizio è come minimo falsato alla radice giacché propone un confronto inutile (quello tra vaccinati e non vaccinati rispetto alle conseguenze del morbo): della serie che all’articolista piace vincere facile;

3) il servizio NON si sofferma sull’unico confronto sensato e utile: e cioè tra le probabilità di morire di Covid-19 dopo aver contratto il morbo (non avendo fatto il vaccino) e le probabilità di morire o di avere un effetto collaterale grave dopo la puntura (avendo fatto il vaccino);

4) altrimenti detto, il servizio trascura l’unica informazione utile per il lettore di fronte a una malattia e a un farmaco nuovo destinato a combatterla: e cioè il confronto tra le probabilità di morire per quella malattia (per ogni classe di età) e le probabilità di rimanere “invalidato” o stecchito dal vaccino (sempre per classi di età);

5) il servizio è inquinato dalla fallacia “secundum quidche consiste nel far valere un principio (la bassa probabilità di morire di Covid di un vaccinato rispetto a un non vaccinato) senza contestualizzarla rispetto ai “grandi” ovvero “piccoli” numeri della supposta epidemia;

6) per intendere il punto 5: è vero che 54 morti su 756 contagiati non immunizzati ci restituisce una proporzione largamente superiore rispetto a quella tra 28 morti su 2.017 contagiati vaccinati (rispettivamente 8% di letalità contro 1,38%): ma nasconde un altro dato rilevante: che cioè stiamo parlando di una cinquantina di vittime ultraottantenni in 4 mesi! Di più: il tasso di mortalità Covid tra i non vaccinati è dello 0,01% (cioè esattamente il tasso di mortalità della influenza comune);

7) il servizio usa la suggestione della fallacia statistica: strilla che, nella fascia 40-60, tra i non vaccinati c’è una probabilità su 16 di essere ricoverati (si badi bene: NON in terapia intensiva), ma un altro articolista avrebbe potuto del tutto legittimamente (e più significativamente) affermare, muovendo  dagli stessi numeri, che un non vaccinato 40-60enne, se si contagia, ha 15 probabilità su 16 (cioè il 93,75%) di NON finire in ospedale; certo, la probabilità di un 40-60enne vaccinato e contagiato di non finire in ospedale è ancora più alta (98,80%), ma non di molto e, soprattutto, sempre al netto delle (taciute) complicanze da vaccino che riguardano solo il secondo e non il primo;

8) il servizio, rispetto alla fascia 12-39 anni, fa propaganda della più bassa lega: dice che la verifica della efficacia vaccinale è più complicata per “colpa” dei giovani che sarebbero più refrattari a rivelare una eventuale diagnosi di positività e poi riferisce un dato (sbandierato implicitamente come eclatante) dell’ISS secondo il quale ci sarebbe una diminuzione del 68,32% della probabilità di contagiarsi per questa coorte anagrafica. Tacendo, però, la dirimente circostanza che – per questa coorte anagrafica – il rischio Covid (per i contagiati) è ZERO. E dunque non ha alcun significato parlare con enfasi di una riduzione del rischio contagio;

9) il servizio, infine, e per tornare da dove siamo partiti, colpevolmente tace l’unico dato DETERMINANTE quando si parla di giovani e vaccino: vale a dire, quello degli effetti collaterali; secondo gli studi promossi dalle stesse case produttrici dei vaccini, nella fascia 12-27 anni, c’è una probabilità di riportare danni collaterali gravi dello 0,12%. Su milioni di ragazzi vaccinati ciò significa che uno su mille potrebbe finire in ospedale per effetti “acuti” se non letali.

Questo è il vero scoop che il Corriere non ha voluto fare. Ma, quando ci sono di mezzo i bambini, gli capita come insegna il famoso precedente di Federico Fubini e della sua “pietosa” censura sui bimbi greci morti per l’Austerity.

Avv. FRANCESCO CARRARO

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