Il cibo bio è razzista? Politicamente corretto (e agrindustria) colpiscono ancora

E così dopo gli insetti (ce lo chiede l’Europa) vogliono farci mangiare OGM e vietarci i prodotti bio. Ce lo chiede il colosso agrochimico Syngenta per bocca del suo CEO Erik Fyrwald. Oh, non parla mica per interesse personale. Dice di avere a cuore le sorti degli affamati in Africa e in tutti i Paesi poveri, alla luce dei rincari e della crisi alimentare scaturita dalla guerra.

Fyrwald invoca per questo l’abbandono dell’agricoltura biologica, che offre rese minori di quella convenzionale, e l’uso di tecniche in grado di aumentare la produttività dei campi, fra cui appunto le colture geneticamente modificate.

Traduzione: sradicare il biologico è la nuova stella polare del politicamente corretto. Il tutto, naturalmente, in nome dell’inclusività e del “vogliamoci bene” planetario.

Il bio però fa bene alla Terra e agli esseri umani. Gli OGM fanno male alla Terra, e non è per niente detto che facciano bene agli esseri umani. Ciò che affama il mondo, piaccia o non piaccia a Fyrwald, è l’enorme spreco di generi alimentari. Un fenomeno planetario accuratamente nascosto agli occhi dei più. Di fronte a questo, diventa un bruscolino il cibo buttato via dai ristoranti il sabato sera: che già è comunque un feroce schiaffo alla miseria.

L’agricoltura biologica vieta l’impiego dei pesticidi di sintesi. Consente l’uso di centinaia di sostanze, contro le migliaia impiegate dall’agricoltura convenzionale. Le colture OGM hanno a disposizione il medesimo arsenale agrochimico dell’agricoltura convenzionale, e da esso attingono con intensità maggiore.

Il 90% circa delle colture OGM è ingegnerizzato per resistere all’uso dei diserbanti. Significa che durante la coltivazione di un campo OGM si possono usare glifosato, dicamba eccetera senza danneggiare il raccolto. E visto che si possono usare, si usano. Le colture li assorbono e li veicolano dentro al corpo umano. Gli esperti giurano che i residui di agrochimici devono rispettare le soglie entro le quali non nuocciono alla salute. Sarà. Ma sono pur sempre veleni, la cui presenza è decisamente ridotta nei cibi bio.

La ristretta gamma di pesticidi propria dell’agricoltura biologica, oltre ad essere vantaggioso per noi, fa bene alla Terra. Basta confrontare un campo convenzionale (non parliamo nemmeno di campo OGM!) e un campo biologico. Il campo convenzionale è un deserto tinto di verde; nel campo biologico resistono i lombrichi, gli insetti e le piccole vite selvatiche che solitamente vanno sotto il nome collettivo di biodiversità.

Ma chissenefrega dei lombrichi, delle api e delle farfalle, sbotterebbe a questo punto il CEO della Syngenta, i campi bio hanno rese inferiori anche del 20% e bisogna aumentare la produzione di cibo per non fare morire di fame gli africani poveri.

Ma davvero la soluzione sono gli OGM? Basta guardare le cifre fornite dalle Nazioni Unite. A livello globale, il 14% della produzione alimentare va perduto nella catena di distribuzione che dal campo conduce verso il frigorifero. Un altro 17% viene sprecato nelle case, nei negozi e nei servizi di ristorazione.

In totale, dunque, si butta via quasi un terzo del cibo: il 31%. Basterebbe intervenire su questo per convertire l’intero mondo all’agricoltura biologica. Il business di Syngenta certo ne risentirebbe: ma nei campi ci sarebbero i lombrichi e le farfalle, e gli affamati del mondo avrebbero da mangiare.

GIULIA BURGAZZI

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