Al Centro statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno tenuto nascosti dati Covid-19 per più di un anno, riporta il New York Times, mantenendoli riservati per timore che il pubblico non sappia intepretare tali informazioni correttamente.

La divulgazione apparentemente selettiva dell’agenzia è emersa domenica in un articolo del Times. Tra i dati nascosti c’è la suddivisione dei ricoveri per Covid-19 per età, razza e stato di vaccinazione. Il CDC ha anche scelto di non riferire riguardo all’efficacia del richiamo nei più giovani di età compresa tra 18 e 49 anni, anche se è in possesso delle informazioni, aggiunge l’articolo.

Sebbene sia l’agenzia che guida la risposta americana al Covid-19, il CDC ha pubblicato solo una “piccola frazione” dei dati che ha raccolto, ha affermato il Times. Invece di avere disponibili i dati statunitensi, gli esperti sono stati costretti a cercare altrove le informazioni – come i dati israeliani sui richiami – che servivano per formulare le raccomandazioni.

La portavoce del CDC Kristen Nordlund ha dichiarato al quotidiano che la priorità dell’agenzia è stata quella di raccogliere informazioni “accurate e controllabili”. Alcuni dati sono stati nascosti perché “non sono adatti per essere trasmessi in prima serata”, ha detto.

Tali omissioni hanno incluso dati sulle infezioni da Covid-19 tra gli americani completamente vaccinati. Secondo il rapporto dei media, il CDC è stato riluttante a pubblicare quei numeri perché “potrebbero essere interpretati erroneamente come inefficacia dei vaccini”. Nordlund ha confermato questa preoccupazione come uno dei motivi.

L’epidemiologa Jessica Malaty Rivera, parte di un progetto indipendente di tracciamento dei dati Covid-19, ha detto al Times che il suo gruppo chiedeva tali informazioni da due anni. “Corriamo un rischio molto maggiore di interpretare erroneamente i dati se esistono lacune, rispetto alla condivisione dei dati con scienza, comunicazione e avvertimenti adeguati”, ha affermato.

Il CDC è stato criticato per mancanza di trasparenza e coerenza durante gran parte della pandemia. Ad esempio, quando l’estate scorsa l’agenzia ha invertito la rotta sull’uso delle mascherine per le persone vaccinate, ha attribuito la decisione a “dati non pubblicati”. Le rivelazioni del New York Times sui dati nascosti da parte dell’agenzia hanno innescato un nuovo giro di polemiche.

“È la manipolazione politica di dati scientifici come questi, che fa sì che le persone non si fidino della scienza'”, ha affermato in un tweet J. Michael Waller, analista senior presso il Center for Security Strategy. “Non è scientifico nascondere i dati solo perché le persone potrebbero non essere d’accordo con le tue politiche”.

da RT – traduzione a cura di Visione TV

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