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Notizie13 Aprile 2022

Il Calvario della pace tra russi e ucraini: l’ambasciata ucraina contro la via Crucis del Papa

Visione TVDi Visione TV·8690 contenuti pubblicati
Andrea Sartori analizza il gesto di Papa Francesco nella Via Crucis, evidenziando la controversia con l'Ambasciata ucraina. Si discute anche del ruolo del Papa come pastore universale e della necessità di riconciliazione tra i popoli.
Punti chiave
  • Papa Francesco porta la croce con famiglie russe e ucraine.
  • L'Ambasciata ucraina protesta contro la partecipazione russa.
  • Padre Schevchuk critica l'idea del Papa come inopportuna.
  • Si evidenzia la necessità di riconciliazione tra i popoli.
  • Il gesto del Papa è visto come un atto di pace.
L'articolo

“Dov’é odio, che io porti amore”. Questa preghiera attribuita a San Francesco d’Assisi riassume lo spirito cristiano: guarire le ferite, non squarciarle. Ed è con questo spirito che Papa Francesco ha tenuto forse per la prima volta una posizione realmente apprezzabile sulla questione guerra prima sulla questione delle armi attaccando apertamente il governo Draghi e l’Ue poi sulla consacrazione di Russia e Ucraina.

Ora il Papa ha deciso di far portare la croce della Via Crucis sia ad una famiglia russa che ad una famiglia ucraina. Un gesto diremmo quasi prevedibile. Papa Giovanni Paolo II fece la stessa cosa con una famiglia irachena nella Via Crucis del 2003, in un momento di odio anti-arabo diffuso. Ma ecco che l’Ambasciata Ucraina in Vaticano insorge: mai con una famiglia russa. Addirittura un arcivescovo ucraino, padre Schevchuk, protesta scrivendo che quella del Papa è una “idea inopportuna e ambigua che non tiene conto del contesto di aggressione militare russa contro l’Ucraina”.

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E’ forse la donna russa che porterà la croce ad aver invaso l’Ucraina? Non ci risulta. Ma purtroppo la propaganda ucraina non sta spingendo il pedale sulla liberazione politica dell’Ucraina, ma auspica un vero e proprio genocidio dei russi. Abbiamo assistito a cose allucinanti, come la messa al bando di Dostoevskij e Tchaikovskij, quindi è chiaro che si vuole un annientamento della cultura russa stessa. Per l’Ambasciata ucraina il solo essere russi rappresenta una colpa..

Tutto questo non è cristiano. Padre Schevchuk, almeno lui che è prete, dovrebbe ricordare che Nostro Signore perdonò chi gli stava configgendo dei chiodi nella carne viva.

Padre Antonio Spadaro coglie perfettamente il punto. “Francesco non è una parte politica, ma un pastore universale che annunzia il Vangelo” e l’annunzio del Vangelo va improntato alla riconciliazione e non alla spaccatura. E il Papa ha un ruolo universale (“katholikos” in greco), è pastore di tutto il mondo. E ci compiacciamo del fatto che il Romano Pontefice abbia finalmente recuperato questo ruolo universale al di sopra delle parti politiche, che è il ruolo del Vicario di Cristo.

Mentre è allarmante che da una parte si faccia di tutto per non cercare la pace. Che si cerchi la divisione tra due popoli. Le donne russa e ucraina che porteranno la croce sono amiche personali come ha sottolineato padre Spadaro. Qualcuno vorrebbe che queste due amiche si odiassero. E, va detto, quel qualcuno non è il cattivissimo Putin.

Speriamo solo che il Papa tenga la barra diritta e non faccia passi indietro per “convenienza”. Questo gesto, gesto di pace, è importante e oggi più che mai ne sentiamo il bisogno

ANDREA SARTORI

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