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Notizie22 Gennaio 2022

Il British Medical Journal chiede i “dati grezzi” sulla sperimentazione. E li vuole subito

Di ·642 contenuti pubblicati
British Medical Journal
Giulia Burgazzi analizza la richiesta del British Medical Journal di dati grezzi sui vaccini anti Covid, evidenziando la necessità di un controllo indipendente. Si discute anche del silenzio dei media italiani e della fiducia nelle agenzie regolatorie come FDA ed EMA.
Punti chiave
  • Il BMJ chiede dati grezzi sui vaccini anti Covid.
  • I dati grezzi sono essenziali per un controllo indipendente.
  • Le agenzie come FDA ed EMA possiedono i dati ma non li condividono.
  • Il BMJ critica la mancanza di trasparenza nelle decisioni sanitarie.
  • I media italiani hanno ignorato la richiesta del BMJ.
L'articolo

Il BMJ (British Medical Journal), una delle Bibbie della medicina, chiede i dati grezzi relativi alla sperimentazione dei vaccini e dei farmaci contro il Covid.  Li chiede subito. Scrive che sono indispensabili per un controllo indipendente. I dati grezzi  sono quelli completi e non elaborati in vista della presentazione a chicchessia.

Possiedono in modo più o meno dettagliato i dati grezzi  le agenzie che hanno dato il vialibera a vaccini e farmaci anti Covid. Ad esempio, la statunitense FDA e l’europea EMA. Tuttavia, salvo parziali eccezioni, non li mettono a disposizione della comunità scientifica.

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Ovviamente le grandi industrie farmaceutiche che hanno messo a punto farmaci e vaccini detengono la totalità dei dati grezzi relativi alla loro sperimentazione. “Big Pharma è l’industria meno affidabile”. Il BMJ usa letteralmente questa espressione.

E’ ovvio e anche arcinoto: senza dati grezzi il controllo indipendente non è possibile. Infatti non si è svolto.  Fidarsi acriticamente è come chiedere all’oste se è buono il suo vino. Però in Italia il Governo si fida così tanto dell’oste che vuole somministrare urbi et orbi tre razioni di vino  e rende la vita impossibile a chi non se lo beve.

L’articolo del British Medical Journal che sollecita i dati grezzi usa un linguaggio davvero poco felpato. Porta la data di mercoledì 19 gennaio. In calce, tre firme di peso: Peter Doshi, Fiona Godle, Kamran Abbaso. Sono, rispettivamente, redattore, ex direttore e direttore del BMJ. I più grandi media italiani lo hanno accolto con un silenzio tombale. Fa eccezione Il Manifesto: sempre che (con tutto il rispetto) vada annoverato fra i più grandi media. Un passaggio del BMJ merita di essere riportato (in traduzione) per intero:

Non c’è spazio per esenzioni all’ingrosso dalle buone pratiche durante una pandemia. Il pubblico ha pagato i vaccini contro il covid-19 attraverso ingenti finanziamenti pubblici alla ricerca, ed è il pubblico che si fa carico del saldo fra i vantaggi ed i danni che accompagnano la vaccinazione. Il pubblico, quindi, ha pieno diritto a tali dati [grezzi], nonché all’esame di tali dati da parte di esperti

Se non di Big Pharma che possiede i dati grezzi, possiamo fidarci almeno delle agenzie tipo EMA che hanno dato il vialibera a farmaci e vaccini? Esse hanno ricevuto una parte dei dati grezzi, e anche consistente… Il BMJ non ha peli sulla lingua. Oltre ai dati grezzi,

è essenziale un processo decisionale trasparente. I responsabili della regolamentazione e gli enti di salute pubblica potrebbero rendere pubblici dettagli come il motivo per il quale i test sui vaccini non sono stati concepiti per verificare l’efficacia contro l’infezione e la diffusione della SARS-CoV-2. Se i responsabili della regolamentazione avessero insistito per ottenere risultati [anche in questo campo], gli Stati avrebbero potuto conoscere in anticipo l’effetto dei vaccini sulla trasmissione e avrebbero potuto pianificare di conseguenza

Il MBJ, che precisa di essere favorevole a strategie di vaccinazione basate su prove solide, ha fatto come il bambino nella famosa fiaba di Andersen. Una Bibbia della scienza medica ha detto che a proposito di vaccini anti Covid il re è nudo. Ha messo in fila cose note da un pezzo che alimentano la diffidenza verso le politiche sanitarie basate sui vaccini.

I governi, quello italiano compreso, e i principali media fanno accuratamente finta di non vedere che il re è nudo.  Secondo la fiaba, si era diffusa la convinzione che gli stupendi abiti del re fossero invisibili solo agli stolti. Che fossero invisibili magari ai cosiddetti no vax, omaggiati sostanzialmente del titolo di ignoranti…

Ancora nella fiaba, quando il bambino dice per primo che il re è nudo, la gente comincia a mormorarlo e poi ad urlarlo. Il re tuttavia, pur sapendo che avevano ragione, continua a recitare la sua parte. Resta in costume adamitico fino alla fine.

GIULIA BURGAZZI

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