di Pino Cabras.

Si entra in una nuova fase della crisi ucraina che era già anche una crisi europea e ora lo sarà ancora di più.

Appena avantieri leggevo distrattamente qualcuno dei giornali che da anni ci mentono e diceva che la Russia stava per entrare in una fase di scarsità di missili. Guadagnavano così altri pochi giorni fra i lettori ingannati per illuderli che in una guerra totale l’Europa possa vincere e che quindi val la pena sacrificare tutto all’economia di guerra. Il consiglio europeo rifletteva questo spirito bellicoso e apriva alla definitiva dichiarazione di una riconversione dell’intero continente al riarmo e alla guerra. Perfino Romano Prodi, lo stesso personaggio che un giorno aveva previsto che con l’Euro ogni settimana avremmo lavorato un giorno in meno e avremmo guadagnato come un giorno in più, appariva in TV per una nuova ideona: la Francia estenda a tutta Europa l’arma nucleare così saremo tutti più al sicuro (come avevamo fatto a non pensarci prima?). Dunque: tanta baldanza a Ovest.

Le risposte in questi casi non si fanno attendere e sono arrivate già oggi. La potenza che aveva mille volte finito i colpi ha inspiegabilmente trovato i missili per colpire gravemente le infrastrutture energetiche ucraine. I canali social russi diffondono macabri avvertimenti ai francesi sul numero di bare avvolte con il tricolore che atterrerebbero a Parigi in caso di diretto coinvolgimento di Napo-Macron. E il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che «In Ucraina tutto è iniziato come un’operazione speciale, ma la partecipazione dell’Occidente l’ha trasformata in una guerra». Da parte dei russi non si era mai parlato in questi termini del conflitto in Ucraina, al punto da tenere per anni, anche giuridicamente, un profilo basso. Le cose son cambiate: non è solo una questione nominalistica, il chiamare guerra la guerra. Questo è dove siamo.

Si moltiplicano le dichiarazioni degli intellettuali organici dell’atlantismo che battono il ferro sul punto che tutto sia irrimediabile e irreversibile in termini di possibili negoziati e perciò puntano tutto sull’escalation, con l’idea di trascinarci tutti verso l’abisso. Rimane pochissimo tempo affinché si possa prendere ancora coscienza che tutti questi errori di valutazione catastrofici sono la più grande delle minacce esistenziali. Più che mai bisogna preparare la pace con proposte di pace politicamente sensate. A noi sta ogni sforzo per spostare il baricentro sulla sovranità popolare.

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