Aifa è apparsa davanti al Tar del Lazio facendo dichiarazioni a dir poco clamorose il 2 dicembre 2022.

In un comunicato stampa a firma Idu (Istanza dei diritti umani) si legge infatti che l’Agenzia italiana del farmaco avrebbe ammesso di non essere in possesso della documentazione necessaria su cui si basa la messa in commercio e la somministrazione dei cosiddetti vaccini Covid.

Come ricorderete, l’avvocato Andrea Oddo di Idu aveva portato in tribunale Aifa poiché la stessa, dopo un tira e molla durato mesi, non aveva mai prodotto la documentazione richiesta dal legale.

La questione del contendere tra il legale e l’agenzia del farmaco era rappresentata dalle relazioni di sicurezza ed efficacia relative ai vaccini.

I quattro sieri attualmente disponibili infatti, non avendo completato il percorso sperimentale tradizionale, avevano ottenuto l’autorizzazione condizionata alla messa in commercio, previa presentazione di documentazione aggiuntiva di sicurezza.

Si tratta dei rapporti periodici di sicurezza (Psur), che le case farmaceutiche dovevano necessariamente depositare entro giugno-luglio 2021 presso gli enti di controllo: in realtà Aifa avrebbe ammesso di non averli nei propri archivi.

Le certificazioni dovevano essere fornite dalle case farmaceutiche sia ad Ema (Agenzia europea del farmaco), sia agli enti preposti al controllo sui farmaci dei singoli Stati membri, entro le tempistiche concordate e pubblicate in Gazzetta ufficiale.

Occorre precisare che, come ricordato dall’avvocato Oddo in più occasioni, non è in alcun modo possibile mantenere questa documentazione nascosta.

Infatti, non solo i rapporti di sicurezza sono di rilevanza pubblica, ma sono comunque necessari affinché il farmaco in questione rimanga sul mercato.

Oggi invece scopriamo che proprio i documenti su cui si sono basati l’intera campagna vaccinale, la struttura normativa e restrittiva del Covid, nonché il green pass non esistono.

O quantomeno Aifa non li ha.

Cosa comporta questo? Intanto un rinvio ad altra udienza fissata per il 31 gennaio 2023, occasione durante la quale Aifa dovrà fornire la documentazione richiesta. Ma non solo.

Se anche in tal caso le certificazioni non fossero presentate, decadrebbe il presupposto su cui si basa la messa in commercio di tali farmaci.

Verrebbe infatti a mancare la documentazione attestante sicurezza ed efficacia dei vaccini Covid.

Nel quadro appena dipinto tutti gli enti coinvolti sembrano essere deficitari.

Le case farmaceutiche da parte loro non avrebbero fornito i dati agli enti europei né agli enti dello Stato italiano. Lo Stato italiano d’altro canto avrebbe preso molte delle decisioni in campo normativo degli ultimi due anni proprio in assenza di tali documenti.

Fa sorridere che questo venga alla luce proprio all’indomani della decisione della Corte Costituzionale, secondo la quale l’obbligo vaccinale per i sanitari era giustificato.

La Consulta, infatti, ha dichiarato inammissibili e non fondate le richieste dei ricorrenti.

Difficile capire come si uscirà da questo enorme corto circuito.

L’avvocato Oddo ha dichiarato:

Aifa ha ammesso per iscritto ed in atti giudiziali di non avere le certificazioni di efficacia e sicurezza obbligatorie per la vendita condizionata. È una confessione giudiziale che mette un punto fermo sulla questione e che determina conseguenze processuali sulle quali non posso aggiungere altro in questa sede. Abbiamo ottenuto un rinvio all’udienza del 31 gennaio al fine di discutere la causa nel merito alla luce di quanto ammesso dalla controparte.

Non resta che aspettare.

MARTINA GIUNTOLI