Sarà molto peggio dell’ultima bolletta del gas per il riscaldamento, che a molti ha già causato un collasso. Il tentativo suicida dell’Unione Europea e del Governo italiano di sanzionare la Russia e di fare a meno del suo economicissimo gas non passa solo attraverso improbabili contratti che generalmente prevedono l’arrivo di gas liquefatto, con i maggiori costi  derivanti da liquefazione e rigassificazione.

Bisogna infatti mettere in conto anche il costo del trasporto via mare del gas, che è è letteralmente impazzito, e l’acquisto di due navi che fungeranno da rigassificatori galleggianti. Ovviamente il tutto si riverserà sulle bollette prossime venture. Altro che il collasso per la bolletta passata! Senza contare, poi, che gli impianti di rigassificazione, galleggianti o no, sono a rischio di incidenti gravi.

L’autorevolissimo Financial Times scrive che noleggiare per un anno una nave adibita al trasporto di gas liquefatto ora significa pagarla 120.000 dollari al giorno (circa 113.000 euro): il 50% in più dello scorso anno. Di solito, scrive ancora, il costo del noleggio delle navi per il trasporto di metano aumenta alla fine dell’estate: ma dato che ora tutti le vogliono, il rincaro si è prodotto in anticipo.

Si può solo aggiungere che 120.000 dollari al giorno fa quasi 44 milioni di dollari (oltre 41 milioni di euro) in un anno, e che magari pima della fine dell’estate i prezzi aumenteranno ancora. Costruire altre navi, non è un’operazione che sui effettua in pochi mesi.

Per consegnare ai clienti il gas liquefatto, le società specializzato nel trasporto si servono di imbarcazioni che possono arrivare alla lunghezza di quasi 490 metri (come cinque o sei campi da calcio) e alla capacità di 266.000 metri cubi di gas raffreddato a circa -160° per renderlo liquido. Questo quantitativo costituisce l’equivalente di circa 160 milioni di metri cubi di gas allo stato gassoso.

Ovviamente prima di immettere il gas nella rete di distribuzione bisogna riscaldarlo affinché torni allo stato gassoso. L’operazione si svolge negli impianti di rigassificazione. L’Italia ne possiede tre: sono a La Spezia, Livorno e Rovigo. Già lavorano al 70-75% della loro capacità. E anch’essi non si costruiscono in pochi mesi.

Così il ministro della cosiddetta  Transizione Ecologica, Cingolani, ha deciso l’acquisto di due navi in grado di fungere da rigassificatore galleggiante, spiegando alla Camera che “possono essere utilizzate finché servono e tolte in qualsiasi momento”.

La in realtà questione è un pochino più complicata, perché bisogna anche costruire un gasdotto per trasportare il gas dall’impianto di rigassificazione galleggiante alla rete di distribuzione che si trova sulla terra ferma. Costa, e rimane anche quando eventualmente la nave non serve più. Ma tant’è.

Anche queste spese graveranno sulle bollette. E non sono spese da ridere. SNAM, l’operatore italiano per il trasporto e lo stoccaggio del gas, ha già acquistato una nave di rigassificazione: 350 milioni di dollari (326 e rotti milioni di euro) per rilevare la norvegese Golar Tundra, con una capacità di stoccaggio pari a 170.000 metri cubi di gas liquefatto e una capacità di rigassificazione continua di 5 miliardi di metri cubi l’anno. Ha di fronte a sé una vita utile di vent’anni. Significa che verosimilmente non ci toglieremo di torno tanto presto il gas liquefatto e i suoi maggiori costi. E poi, in base alle indicazioni ministeriali, bisognerà fare il bis con un’altra nave.

Gli impianti di rigassificazione sono inseriti dall’ISPRA, l’agenzia governativa per la protezione ambientale, fra quelli “a rischio di incidente rilevante” insieme a raffinerie, stabilimenti chimici, petrolchimici e simili. Il gas si può infiammare, può esplodere. E lì di gas ce n’è proprio tanto.

Dove saranno ormeggiate le due navi? Per la Golar Tundra si parla insistentemente di Piombino. Nulla di ufficialmente deciso, tuttavia. Il presidente della Regione Emilia Romagna ha dato la disponibilità di Ravenna. Sembra che ci godano, a portarsi a casa un impianto “a rischio di incidente rilevante”. In questo caso, a Ravenna possono sempre sperare, se proprio ci tengono, nella seconda delle due navi.

GIULIA BURGAZZI

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