Non basta, il professor Enzo Pennetta? Non bastano neppure un giurista militante come Ugo Mattei e un filosofo del calibro di Giorgio Agamben? No, non bastano. Non basta padre Alex Zanotelli, storica bandiera della pace. E nemmeno Franco Cardini, eminente storico. E con lui Carlo Freccero, Vauro Senesi. Non basta neppure Moni Ovadia.

Il referendum “Ripudia la guerra”? A quanto pare è l’unica iniziativa, di questo tenore, che sia in campo in Europa: niente di simile, negli altri paesi Nato. Rivela la strenua ricerca di un appiglio, la volontà di manifestare un’opposizione trasversale e visibile, coerente con i sondaggi (italiani contrari all’invio di armi). Qualcosa insomma che possa almeno rallentare l’iter della strage, costringendo le anime morte del Parlamento a dire finalmente qualcosa.

L’ESEMPIO DI MAZZUCCO

Eppure, niente: il “fronte del dissenso” di ieri, quello che – sia pure diviso in mille rivoli – due anni fa tuonava contro il Green Pass, oggi semplicemente tace. Non la menziona neppure, la raccolta firme referendaria: esattamente come il mainstream. Non muove un dito nemmeno davanti all’impegno personale di Massimo Mazzucco, un altro dei promotori e primi firmatari.

Mazzucco: una fonte essenziale, ieri come oggi, per il “popolo della resistenza”. Il primo a gridare la verità a caratteri cubitali, nel 2021, con il video “Covid, le cure proibite”. E il primo a ricordare come sono davvero andate, le cose, in Ucraina. Ma nulla da fare: il suo appello per il referendum finisca pure nel dimenticatoio.

ORFANI DI GRILLO

Constatazione dolorosa: svariati canali indipendenti, tuttora molto seguiti, di quel referendum non parlano proprio. Pur sapendo che la raccolta delle firme – senza vere risorse, affidata all’eroismo dei volontari che si sacrificano – rischia di trasformarsi in un fallimento: proprio come desidera il potere, che questi “antagonisti” dichiarano invece di combattere.

Parecchi di loro non fanno mistero di provenire dalla bruciante delusione grillina: ammettono di essersi fidati di Grillo e Di Maio, nonostante l’estetica del grillismo e il suo marketing. Slogan facili, appositamente confezionati per non addetti ai lavori: per “absolute beginners”, magari anche di bocca buona.

GURU E POPULISTI

In effetti, vendere sogni – a fette grosse – è ancora la specialità di tanti. In grande, lo hanno fatto Berlusconi e lo stesso Grillo, Renzi, Salvini. L’ha fatto anche Giorgia Meloni, sia pure in modo meno scomposto. In piccolo, la televendita di sogni è oggi un’attività nella quale eccellono tanti neo-influencer, che devono la loro improvvisa popolarità proprio alla ferma opposizione sociale manifestata in occasione del delirio psico-pandemico.

Prima di allora, spesso, non li si conosceva proprio: non erano ancora giunti agli onori della cronaca, neppure nel sottobosco dei social. Giustamente indignati per gli abusi di potere firmati Conte, Speranza e Draghi, arrivarono a varcare un altro Rubicone alla vigilia dello scorso 25 settembre: invitando gli elettori a non votare per nessuno.

GLI ALFIERI DELL’ASTENSIONISMO

In pochi giorni, esibirono una disinvoltura senza precedenti. Dissero tre cose. La prima: non ha più senso, partecipare all’ipocrita recita democratica, in ogni caso inutile. La seconda: meglio l’astensionismo, per punire i gruppi politici alternativi, incapaci di fare fronte comune. La terza: li si sarebbe potuti anche votare, quei gruppi, a patto però che si fossero uniti. Domanda: ma non doveva essere comunque una farsa, secondo loro, la competizione elettorale?

Il problema non è l’eventuale incoerenza tragicomica di tanti influencer. Il guaio è che larghi strati del loro seguito pendono tuttora dalle loro labbra: sembrano diventati dipendenti da quella specie di nuova religione. Un mondo diverso, migliore? E chi non lo vorrebbe. Ma come raggiungerlo? Scappando nei boschi, continuando però a pagare tranquillamente le tasse?

RECINTI MENTALI

Altamente simbolica, la diserzione elettorale. Ma appunto, solo simbolica: comoda, gratuita, senza inconvenienti. Tanta animosità polemica, in fondo, tradisce un sentimento genuino, un bisogno particolarmente sentito: quello di fare gruppo ridefinendo anche la propria identità, individuale e collettiva. Ma perché poi ignorare – deliberatamente, ostinatamente – il referendum contro la guerra?

Forse, la risposta è desolante. E potrebbe essere questa: morto un guru, se ne elegge un altro. Stesse modalità: abnegazione e fedele dedizione, al nuovo leader. Bravissimo a spiegarti che tu – proprio tu – sei diverso dagli altri. Sei migliore, più evoluto come essere umano. Soltanto tu, insieme agli altri eletti, hai finalmente capito tutto.

IL BISOGNO DI CREDERE

Homo homini lupus: la nostra lunga storia è gremita di abili venditori di soluzioni definitive. Copione invariabile, tecnicamente magico-illusionistico. L’entusiasmo può durare a lungo, prima di trasformarsi in disillusione e addirittura in rancore, in risentimento, quando poi si raggiunge la convinzione di esser stati sostanzialmente presi in giro.

Però sarebbe ingeneroso, demonizzare i guru: senza la disponibilità di un certo tipo di platea, non potrebbero andare da nessuna parte. Sembra un po’ la storiella di Totò che tenta di rifilare a uno sprovveduto turista la Fontana di Trevi: sul piano etico, l’acquirente non è che sia molto migliore del truffatore.

TROPPI EQUIVOCI, SEMPRE

Esecrare i creduloni, allora? No, nemmeno: restano vittime, in fondo, di uno schema invariabile. La comprensibile aspirazione a soluzioni elementari. L’ingenua predisposizione a credere, ciecamente, alla palingenesi prossima ventura (anzi imminente, ormai dietro l’angolo: basterebbe volerla).

Alzi la mano chi di noi non è mai incorso in questo umanissimo errore. Esempio: in quanti avevamo esultato, o almeno espresso sollievo, per la prima elezione di Barack Obama? Non è necessario essere sciocchi, per sbagliare: a salutare il trionfo di Obama, tanto per dire, c’era anche uno scrittore come Erri De Luca. Prestigioso intellettuale: non certo sospettabile di dabbenaggine, opportunismo o disimpegno civile.

RIPUDIARE LA GUERRA? NO, GRAZIE

Succede, ecco tutto. E ultimamente sta succedendo spessissimo, in seguito al colossale lavaggio del cervello imposto dall’operazione Covid, subito dopo l’antipasto del millenarismo grillino. Questo però non esime da certe responsabilità. Beninteso: nessuno si illude che un semplice referendum possa sortire chissà quali risultati. Arrivare a boicottarlo, però, rappresenta un atto ostile.

Inutile sperare che se ne renda conto, chi – ancora oggi – fosse impigliato (anche emotivamente) nella perdurante necessità di gregge. Non serve a nulla, abbandonare il vecchio allevamento, se poi ci si rinchiude volontariamente in un nuovo, rassicurante recinto psicologico. Per comprenderlo, però, probabilmente occorre tempo.

DISERTORI E LOTTATORI

Non a caso, i promotori del referendum non provengono dall’ultima ondata di piena. Vantano tutti un curriculum ragguardevole. Hanno imparato a loro spese – lottando, per decenni – che non esistono soluzioni semplici: tutto è sempre maledettamente complicato. Questione di cultura politica, anche. Di esperienza, di conoscenza della storia. E di tempra.

Gli eventuali sabotatori del referendum? Potranno al massimo appuntarsi sul petto un’altra medaglia, bontà loro, dopo il boicottaggio delle elezioni, proprio mentre il mainstream sta superando se stesso nel silenziare le voci libere. In guerra, si sa, ogni defezione è particolarmente atroce. Ma in fondo serve, anche quella: a selezionare le truppe.

Si impara sempre, anche dai colpi più duri. Si apprende la lezione, si affina il proprio modo di comunicare. Si mette a punto un’agenda più convincente. E non ci si arrende mai, tenendo costantemente presente l’obiettivo finale: riuscire a parlare proprio a tutti, prima o poi, se è vero che a essere in gioco è la salvezza di ciascuno, nessuno escluso.

GIORGIO CATTANEO

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